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AULA
DOCENTI
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AULA
DOCENTI
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DOVE
AULA
DOCENTI
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AULA
DOCENTI
0
0

14 Maggio 2026

1

Sezione
Inizio
15:00
Fine
19:00
BOX 0
DOVE Teatro Italia
Via Bari, 18 Roma
AULA Auditorium
DOCENTI
Plenaria di Apertura
14.00-15.00 Registrazione partecipanti

15.00-15.30 Commento del presidente e degli organizzatori

15.30-16.30 Andrea Staid “Abitare la relazione”
La casa rappresenta il confine di contatto primario tra l'essere umano e il mondo. In questo passaggio d'epoca, emerge l'urgenza di una ristrutturazione del nostro campo percettivo: non possiamo più considerare l'abitare come un atto isolato di dominio, ma come un processo relazionale inserito in un ecosistema globale. Il paradigma attuale, centrato esclusivamente sui bisogni della figura umana, ha smarrito la consapevolezza del legame indissolubile tra organismo e ambiente. Per la Gestalt, il benessere dell’individuo non è scindibile da quello del suo campo; ne consegue che la compromissione degli ecosistemi è, di fatto, una ferita alla nostra stessa possibilità di esistenza. Le città del futuro devono dunque evolvere da strutture minerali chiuse a sistemi aperti alla diversità, dove la superficie organica non sia un mero ornamento, ma una funzione vitale che riconquista lo spazio, favorendo nuove forme di contatto tra le specie. Questo cambiamento non può essere imposto per via burocratica (top-down), ma deve emergere da una trasformazione della coscienza collettiva. È necessario un "rovesciamento dello sguardo" fenomenologico: passare dalla chiusura difensiva dello spazio privato e della natura addomesticata a una dimensione di co-esistenza e interdipendenza. Abitare meno, dunque, non significa privazione, ma un atto di presenza intenzionale: rallentare i ritmi per tornare a sentire i luoghi, riconsiderare i materiali come mediazioni relazionali e ritrovare il nostro posto nel mutuo sostegno tra le esistenze.

16.30-17.00 Intervento in memoria di Donatella De Marinis (CSTG), Edoardo Giusti (ASPIC) e Paolo Quattrini (IGF)

17.00-18.00 Gianni Previdi “La mente e la mano. il potere del pensiero critico nell’era dell’intelligenza artificiale”
Assistiamo continuamente a lamenti tecno-autistici Vs esaltazioni tecno-barocche sui “super poteri” delle AI. Entrambe interpretazioni ingenue quanto superficiali. Intanto dobbiamo chiederci: di quali “intelligenze” stiamo parlando ontologicamente? Perché l’AI ci turba così in profondità a differenza dei processi di metabolizzazione sociale delle tecnologie precedenti? Non è che rischiamo di agitarci stupidamente in una “ruota del criceto” da noi stessi creata? Constatare che la “macchina” è un sistema di fatto deterministico che lavora sulla combinazione algoritmica di simboli sul piano logico-statistico-sintattico, lo sanno anche i sassi. Cosa diversa è invece comprendere che gli effetti della “macchina” sull’uomo non sono deterministici…ma qui si passa alla dimensione antropologica. Ed è quello che ci interessa comprendere. Tali effetti sono già oggi visibili dalla notte dei tempi: l’umano crea artefatti tecnologici e questi plasmano l’umano. Ora vi è un inedito scenario: se prima l’umano ha iniziato a porre fuori da sé le funzioni fisiche proprie del suo corpo, ora l’umano ha iniziato a porre fuori da sé le funzioni che qualcuno arriva a dire “cognitive”, da ciò i turbamenti, le paure, le necessarie profonde riflessioni. Urge dunque attivare il pensiero critico nel relazionarsi con le tecnologie di questa portata, per non rimanere anestetizzati di fronte alle evoluzioni tecnologiche, per disegnare forme di esperienza e di sapere che elevino la nostra “temperatura culturale” nel dialogo con l’AI. Ma non si dimentichi il valore insostituibile delle relazioni human to human: esperienze, emozioni, immaginazione, creatività, senso… vita.

18.00-19.00 Commento dei direttori e domande

15 Maggio 2026

2

Sezione
Inizio
09:00
Fine
13:30
BOX 1
DOVE Centro Colombo
Via Cristoforo Colombo 116 Roma
AULA Auditorium
DOCENTI antonio ferrara igat
mariano pizzimenti sgt
riccardo zerbetto cstg
Tavola rotonda dialogica: “Gestalt Therapy oggi: traiettorie e tensioni"
Parlare di Gestalt Therapy oggi per me è un po’ calarmi nel passato, il mio passato e quello della Gestalt, per guardare più chiaramente all’oggi, un tempo in cui molte integrazioni hanno arricchito il mio fare terapia e soprattutto il guardare al senso profondo che ha il cambiamento come frutto di un processo incessante che si attiva al di là di ogni teoria.
Inizio
09:00
Fine
13:30
BOX 2
DOVE Centro Colombo
Via Cristoforo Colombo 116 Roma
AULA 5
DOCENTI brunella speranza iga
laura mangiagli iga
francesca piccolo iga
giorgia iannarelli iga
giulia compagnone iga
rebecca autorino iga
rosa spennato iga
vincenzo andaloro iga
Il lutto fra la sedia vuota e la sedia piena in Gestalt Analitica
In questi anni, il gruppo di lavoro AIGA (Associazione Italiana Gestalt Analitica) “Sedia Piena e Sedia Vuota”, attraverso i workshop dei convegni FISIG (Catania e Lecce) e FIAP (Castel Gandolfo), ha presentato la sperimentazione dell’utilizzo della Sedia Piena con l’obiettivo di ricostruire la trama affettiva della Storia familiare del/la paziente, riscuotendo interesse tra i colleghi. Questo strumento è nato dall’intuizione della collega Valeria Basile che ha integrato la tecnica Gestaltica della sedia vuota con le teorie di Lacan e Bion nella propria esperienza clinica. La Sedia Piena, che è stata progressivamente approfondita attraverso l’applicazione all’interno dei setting terapeutici dei membri del Gruppo di Lavoro e nei seminari AIGA, ha messo in luca la definizione della “consegna” iniziale e un decalogo di parole chiave dedotte della stessa esperienza, estendendo il suo utilizzo della Storia Familiare ai diversi temi esistenziali. Oggi desideriamo coinvolgere i partecipanti in un’esperienziale, condividendo le nostre riflessioni sul lavoro con il lutto e illustrando l’impiego della Sedia Piena e Vuota mediante vignette cliniche, rivelatrici delle difficoltà contemporanee nel confronto con il lutto e con l’assenza.
Inizio
09:00
Fine
13:30
BOX 2
DOVE Centro Colombo
Via Cristoforo Colombo 116 Roma
AULA 6
DOCENTI ekaterina anagnostopoulos aspic
Cura di sé, vocazione e attuazione di sé: situarsi al confine di figure e sfondo di gestalt emergenti
“Ora vorrei realizzare me stesso. Ma in che modo, se non diventando un pianeta popolato di vite intelligenti? Non è questo il fine di ogni uomo?” Kahlil Gibran.
“Essere ciò che si è e diventare tutto ciò che si può diventare è l’unico scopo della vita”. Così scriveva Seneca in una delle famose Lettere a Lucilio. Nel pensiero orientale, lo svadharma indica il compito esistenziale unico di ciascuna persona, dove la più intima e piena individuazione della propria unica natura intrinseca implica una profonda riconnessione anche con il mondo esterno, rendendo possibile esprimere le proprie potenzialità, contribuendo in massima misura anche al bene collettivo.
I processi di progettualità, costruzione e sviluppo del proprio percorso lavorativo, formativo e di altre attività importanti, aprono ad uno scambio reciproco con esperienze conoscitive di sé. Tale processo, a partire da quanto emerge in termini di bisogni lavorativi, relazionali, sociali, spirituali, favorisce la consapevolezza circa i modi in cui si stabiliscono priorità, si mettono in atto delle interruzioni oppure si attivano adattamenti creativi, per rispondere alle richieste esterne, contingenti mantenendo o meno fedeltà ai propri bisogni realizzativi profondi.
Nel nostro incedere esistenziale e lavorativo, eventi, bisogni, situazioni, richieste attivano gestalt diverse che possono rendere difficile legittimare e valorizzare la propria vocazione e l’attuazione delle proprie potenzialità.
Essere equanimi (Seneca, Plotino), in armonia con il proprio daimon (Socrate), predisporsi all’indifferenza creativa e al vuoto fertile valorizzati da Fritz Perls, sono modi ereditati come fonte di ispirazione. L’aver cura di sé e del proprio “sé” contribuisce all’autosostegno nell’attraversare anche periodi e momenti conflittuali, caotici e potenzialmente fuorvianti, mantenendo una continuità interiore nel passaggio attraverso vari contesti, ruoli, eventi, facendone esperienza nel contesto di “macro-gestalt” e delle fasi del ciclo di vita e dei propri scopi esistenziali nel loro compiersi.
Questo workshop è ideato dunque come momento in cui volgere lo sguardo verso la propria interiorità, ponendosi in ascolto e prendere contatto con aspirazioni di realizzazione personale, dedicando cura al proprio sé. Verranno proposte esperienze auto-esplorative, di presenza e consapevolezza, avvalendosi anche di tecniche di scrittura e narrazione di sé e alcuni strumenti, anche lavorando su un tema progettuale, un’attività, riconosciuta come importante per la propria realizzazione, sviluppando idee, priorità, possibili azioni creative e di evoluzione personale attuale e futura.
Inizio
09:00
Fine
11:00
BOX 2
DOVE Centro Colombo
Via Cristoforo Colombo 116 Roma
AULA 7
DOCENTI giovanni salonia HCC Kairos
Conversare con il Borderline. La rivoluzione semantica della Gestalt Therapy
Se un paziente dice al terapeuta: «la luna è fatta di formaggio», e il terapeuta risponde: «la luna e il formaggio sono gialli entrambi», stiamo ascoltando le parole di una rivoluzione ermeneutica e clinica. A darle inizio è stato, molti anni fa, uno dei più acuti terapeuti della Gestalt, Isadore From, quando intuì come i pazienti che usano un linguaggio borderline – perché il linguaggio è la dimora del contatto – non attendano dal terapeuta una definizione, un’interpretazione o, peggio ancora, una correzione della loro esperienza, bensì solo una rispettosa, illuminante ‘traduzione’. Tradurre vuol dire riconoscere e accogliere la diversità e la dignità dell’altro. L’intuizione di allora, approfondita a livello teorico e sperimentata in lunghi anni di pratica, è diventata un preciso, innovativo modello di cura – la traduzione gestaltica del linguaggio borderline – che viene presentato a livello di paradigmi e di verbatim. Nel serrato, concreto e critico dialogo con gli altri approcci (da Gabbard a Kernberg, dall’empatia alla mentalizzazione, dai cognitivi comportamentali a Marsha Linehan), emerge la novitas del modello elaborato dall’Istituto di Gestalt Therapy GTK. Il ‘giallo’ di From che connette luna e formaggio connette anche terapeuta e paziente nella loro umile e ostinata ricerca di chiarezza nel e del contatto.
Inizio
09:00
Fine
11:00
BOX 2
DOVE Centro Colombo
Via Cristoforo Colombo 116 Roma
AULA 8
DOCENTI erika ambra varsi aspic
Il senso di identità nell’adolescente oggi in uno scenario di comunità sempre più complesso
L'adolescente è alla continua ricerca e costruzione della propria identità con lo scopo di raggiungere un buona integrazione e coesione del Sé nell'età adulta. Questo processo evolutivo è molto complesso nel contesto sociale attuale caratterizzato da eterogeneità, fluidità e digitalizzazione.
La costruzione identitaria passa attraverso una società che fornisce punti di riferimenti, valori e modelli labili e in continua trasformazione aumentando nell'adolescente il senso di incertezza. L'avvento dei social media ha un impatto importantissimo per la ricerca dell'identità. Nella rete l'adolescente sperimenta diverse identità che purtroppo lo possono portare a una sovraesposizione di relazioni che può generare dubbi sul proprio "vero Sè". L'adolescente, attraverso la costruzione della propria immagine online è alla continua ricerca di approvazione (tramite like, "mi segue" o altri commenti) che, se non arrivano, può generare sentimenti di inadeguatezza, bassa autostima e nei casi peggiori senso di alienazione, isolamento e ritiro sociale. Per sostenere l'adolescente davanti a queste sfide complesse della comunità odierna lo psicoterapeuta è chiamato ad aiutare la famiglia a creare un ambiente di supporto che accolga i cambiamenti emotivi e la voglia di emancipazione del ragazzo, incoraggiare la costruzione attiva dell'identità, non come adeguamento passivo alle regole esterne, ma come un riconoscersi nella propria identità narrativa. Il workshop, pertanto, si propone di utilizzare, approfondire, attraverso un laboratorio di playterapy, la costruzione e l'utilizzo di un libro pop-up proprio come strumento per aiutare il ragazzo a sviluppare un'identità narrativa. Il beneficio di far rappresentare all'adolescente la propria storia di vita costruendo un libro pop-up gli permette di diventare l'autore della propria storia consentendogli di avere un ruolo attivo, di controllo e agentività, cruciale in questa fase di vita. Questo strumento, quindi, riesce a far superare all'adolescente le difese verbali rendendo visibile, manipolabile un contenuto psichico ed emotivo che altrimenti rimarrebbe astratto e inaccessibile.
Inizio
09:00
Fine
11:00
BOX 3
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 1
DOCENTI concetta claudia brandi aspic
daniela zizzi aspic
Scazzicati con la pizzica: libera l’emotività imprigionata e promuovi la reintegrazione
Ernesto De Martino, nel libro La terra del rimorso, descrive il simbolo del tarantismo, “…il “primo morso” della taranta, ciò che in realtà è “ri-morso” di un episodio critico del passato, di un conflitto rimasto senza scelta”, quindi è una gestalt aperta.
La pizzica, danza tradizionale del Salento, può essere utilizzata come strumento per lavorare sull'emotività imprigionata nel corpo e sulla “tendenza all'azione inespressa” (P. Odgen, P. Levine).
Attraverso il ritmo, la melodia, il canto, la danza, l’uso dei nastri colorati “zagaredde”, il gruppo diventa un sistema simbolico di cura collettiva, un campo esperienziale, un'occasione di evocazione, di deflusso e di reintegrazione, dove la “tarantata avvelenata”, può essere ascoltata, vista e compresa. “La guarigione della tarantata” non avviene in solitudine, è presente una rete sociale che sostiene la persona in crisi, dove il conflitto rimasto senza scelta può essere elaborato e trasformato in un progetto di reintegrazione e di ripresa.
Il workshop sarà un’occasione per approfondire i “passi emotivi” di questa danza.
Esploreremo la fase di ascolto e di sintonizzazione, la ricerca del suono che “scazzica”, per accordarsi a qualcosa di interiore rimasto bloccato, un veleno, e poi l’individuazione e la scelta del colore e del profumo per far defluire e muovere le ambivalenze. Infine la fase del ballo, per “espettorare” il male.
Un lavoro integrato sulla consapevolezza diventa uno sfondo per lasciar emergere la figura che evolve in azione e quindi si esprime.
Inizio
09:00
Fine
11:00
BOX 3
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 2
DOCENTI oliviero rossi ipge
La Gestalt Espressiva in azione: con e oltre la sedia vuota
La “sedia vuota” è un’icona della Gestalt: un luogo dove dare voce all’assente, dialogare con parti di sé, incontrare ciò che resta sospeso. Nella prospettiva della Gestalt Espressiva, però, non è una tecnica da ripetere, ma un varco. Da quella sedia vuota si può andare oltre, trasformando il vuoto in scena: più sedie, spazi che si muovono, oggetti che diventano simboli, corpo e voce che si offrono come linguaggi del contatto.
Il workshop inviterà i partecipanti a sperimentare questo scarto creativo: partire dal dispositivo classico per aprirlo a forme espressive capaci di rendere visibile ciò che nel setting rimane implicito. Non si tratta di cercare effetti speciali, ma di abitare il qui-e-ora con maggiore libertà, lasciando che l’assenza diventi presenza e che il gesto creativo faccia emergere figure nuove. La sedia vuota diventa così catalizzatore di vita, terreno fertile per l’incontro autentico.
Inizio
09:00
Fine
11:00
BOX 3
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 3
DOCENTI carolina alfano igat
Incontrarsi: incontrare sé stessi per incontrare l’altro
L'incontro autentico con l'altro è dato prima dall’incontro autentico con se stessi, coltivando consapevolezza e presenza, senza giudizio, senza maschere, accettando quello che si è nel qui ed ora. È solo così che il vero sé si manifesta. La Gestalt ci invita continuamente ad integrare quelle parti che rifiutiamo e a dare a noi stessi l'opportunità di riappropriarci del nostro potenziale. Questo ci permetterà di riconoscere le nostre proiezioni, muri che spesso si frappongono nelle relazioni con gli altri, al fine di incontrare un TU nelle sue forme autentiche. Allo stesso modo l’Analisi Transazionale metterà luce sugli Stati dell’Io utilizzati durante gli scambi (transazioni) con le persone. Martin Buber ha sviluppato il concetto IO-TU che descrive la relazione come un incontro autentico e reciproco dove entrambe le persone si riconoscono e si accettano come esseri umani unici, senza giudizio, permettendo di creare relazioni più profonde e significative.
Il lavoro creativo/esperienziale proposto sarà un viaggio nell'incontrare le parti più profonde di noi stessi e dell’altro, sostenere il nostro Stato Adulto fino ad arrivare ad un'esperienza IO-TU di presenza nel qui ed ora per creare un NOI autentico e intimo. Attraverso questo percorso, potremo scoprire nuove prospettive e approcci, comprenderemo che la vera connessione con l’altro è possibile solo quando siamo disposti ad essere noi stessi, senza paura di essere rifiutati o giudicati. Sarà un’opportunità per esplorare le nostre profondità, per costruire relazioni più autentiche e significative.
Inizio
09:00
Fine
11:00
BOX 3
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 4
DOCENTI massimiliano de somma igat
Il mattone boomerang: dare direzione alla rabbia retroflessa
La rabbia è una delle emozioni più fraintese e temute, ma anche una delle più vitali e necessarie per l’equilibrio psichico. Quando non trova spazio per essere riconosciuta ed espressa, tende a rivolgersi verso l’interno, trasformandosi in tensione, autocritica o senso di colpa. In termini gestaltici, questo movimento si chiama retroflessione: l’energia che naturalmente andrebbe verso l’esterno — a difendere, affermare, dire no — viene bloccata e utilizzata contro di sé. Il corpo si irrigidisce, il respiro si accorcia e la vitalità si spegne, lasciando una sensazione di chiusura e impoverimento.
Questo workshop esperienziale offre ai partecipanti un contesto protetto e intenzionale per esplorare la propria rabbia retroflessa e restituirle direzione, movimento e senso. Attraverso pratiche corporee di consapevolezza, esercizi espressivi e momenti di contatto relazionale, si favorisce il passaggio dal trattenere all’agire, dal conflitto interno alla chiarezza del confine personale e alla possibilità di un’espressione autentica. Non si tratta di “sfogare” la rabbia, ma di riconoscerla come energia di vita, capace di guidare scelte, affermare bisogni e sostenere l’autenticità. Ritrovare la direzione della propria rabbia significa riconciliarsi con la forza che muove l’esistenza: quella che permette di dire con chiarezza “io sono”, “io voglio”, “io scelgo”.
Inizio
09:00
Fine
11:00
BOX 3
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 5A
DOCENTI emilia filosa aspic
Dal conflitto al dialogo: strategie gestaltiche per trasformare la tensione
Il conflitto è parte inevitabile delle relazioni umane e, sebbene spesso venga vissuto come una minaccia, porta con sé un potenziale trasformativo. Attraverso l’approccio gestaltico, il conflitto viene visto come un momento di differenziazione, occasione per affermare i propri bisogni e incontrare quelli dell’altro in uno spazio di contatto autentico. Questo workshop di 2 ore offre un’esperienza immersiva per esplorare il proprio modo abituale di stare nel conflitto e sperimentare strategie di gestione che promuovano ascolto, dialogo e responsabilità.
I partecipanti verranno guidati attraverso attivazioni corporee, giochi di ruolo e pratiche di ascolto attivo, in un ambiente protetto che funge da laboratorio di relazione. Ogni attività sarà accompagnata da momenti di riflessione individuale e condivisione collettiva, per integrare le scoperte in modo personale e significativo.
L’obiettivo è permettere ai partecipanti di sviluppare maggiore consapevolezza sui propri automatismi di fronte al conflitto, di riconoscere risorse personali e difficoltà, e di sperimentare modalità nuove di gestione basate sulla presenza e sulla relazione. Il percorso intende trasformare il conflitto da terreno di scontro a opportunità di crescita, apertura e costruzione di comunità.
Inizio
09:00
Fine
11:00
BOX 3
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 5B
DOCENTI antonio iannazzo aspic
Il lavoro con i pazienti serenamente depressi. Oggi mi sono sentito bene per quasi due minuti di fila
La persona depressa sperimenta tutta una gamma di sensazioni 'negative', dal vuoto esistenziale, alla forte rabbia (spesso inconsapevole), alla mancanza di interessi, alle difficoltà di incontrare l'altro …, che rendono faticoso il progetto di vita individuale e mettono a dura prova la tenuta del terapeuta. Il professionista che lavori con le persone depresse, nei suoi interventi, dovrebbe tenere in considerazione i vari registri del funzionamento umano: quello cognitivo, quello corporeo, quello affettivo emotivo e quello comportamentale. Si tratta di un lavoro a medio/lungo termine che sfida l'umana professionalità del terapeuta e mette quest'ultimo a contatto con le sue insicurezze, paure, impotenze. La consapevolezza dei movimenti controtransferali diventa quindi ancora più importante che con altre tipologie di pazienti. Attraverso alcuni spunti teorici e attivazioni esperienziali, l'obiettivo del workshop è di migliorare le proprie competenze nella gestione della relazione e dell'intervento con tali pazienti.
Inizio
09:00
Fine
11:00
BOX 3
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 6
DOCENTI maurilia romani sinapsi
La consapevolezza, una via per l’appartenenza: Gestalt e Mindfulness
L’Appartenenza è uno dei bisogni fondamentali dell’essere umano. Senza la Consapevolezza di sé, il rischio è di vivere lo stato di Confluenza con l’altro e con gli altri come fosse il soddisfacimento di questo bisogno. La pratica della consapevolezza è la pratica dell’essere totalmente sinceri con noi stessi. Coltivare la nostra capacità di prestare attenzione al momento presente, senza giudicare ciò che incontriamo dentro di noi, ci aiuta nel processo di individuazione. Possiamo davvero sentire di far parte di qualcosa, vivere connessioni sociali, condividere valori e sentimenti solo quando sappiamo chi siamo! Nel workshop verranno proposti momenti meditativi che celebrano l’integrazione tra Gestalt e Mindfulness. L’esperienza personale potrà essere narrata e condivisa.
Inizio
09:00
Fine
11:00
BOX 3
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 7A
DOCENTI santina pierro igat
Le cinque promesse dell’amore. I messaggi genitoriali che condizionano il nostro comportamento e interrompono l’autoregolazione organismica
Il workshop offre una prospettiva che integra l’atteggiamento gestaltico con il lavoro più analitico che caratterizza l’approccio dell’analisi transazionale. Si tratta di un modello pragmatico ed insieme profondo per comprendere meglio il nostro funzionamento interno. Verrà presentata una breve descrizione teorica d ingiunzioni e controingiunzioni intese come messaggi impliciti ed espliciti provenienti dalle figure di riferimento che condizionano l’individuo e che contribuiscono a determinare la formazione della struttura rigida del carattere. L’ambiente nel quale il bambino cresce gli fornisce implicitamente indicazioni su come essere e come agire per sentirsi bene ed avere stima di sé, e nel farlo pone delle condizioni da soddisfare. Così il bambino perde così la sua spontaneità ed impara ad ubbidire a tali messaggi con la promessa che questo lo proteggerà e lo farà sentire bene. In realtà questa ubbidienza limita la naturale espressività e crea una gabbia emotiva, cognitiva e comportamentale. Verranno proposte delle esperienze di autoesplorazione ed esplorazione interpersonale per identificare i messaggi genitoriali che ci promettono il benessere emotivo ed il senso di valore personale. Nel qui ed ora i messaggi del passato si rivelano nella loro disfunzionalità e perdono la loro attrattiva. Si crea così lo spazio per darci i permessi interni di cui abbiamo bisogno per riconnetterci con il nostro funzionamento naturale e ritrovare la nostra autenticità.
Inizio
09:00
Fine
13:30
BOX 3
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 7B
DOCENTI andrea bonano aspic
florinda barbuto aspic
Oltre la stanza di terapia: conflitto, appartenenza e trasformazione comunitaria
Nel nostro tempo, attraversato da conflitti locali e globali, la psicoterapia non può più limitarsi alla cura del singolo individuo, isolato dal proprio contesto. La salute psichica e relazionale è profondamente intrecciata alla salute della comunità: quando la comunità globale è ferita, anche l’individuo ne porta i segni. L’impotenza appresa, il cinismo, la rimozione empatica o la razionalizzazione diventano difese diffuse, che si riflettono tanto nel privato quanto nel collettivo, generando paralisi morale e perdita di agency.
Come psicoterapeuti gestaltici siamo chiamati ad abitare questo spazio complesso: non solo testimoni, ma anche facilitatori di processi trasformativi che riguardano il singolo, i gruppi e la comunità allargata. Il workshop intende aprire una riflessione esperienziale sul conflitto come possibilità di incontro e di ridefinizione di appartenenza, esplorando il legame tra la dimensione micro (la stanza di terapia) e la dimensione macro (la società globale).
Attraverso esercitazioni esperienziali, lavori di gruppo e momenti di dialogo, proporremo ai partecipanti un percorso che intreccia strumenti clinici e pratiche di peacebuilding, con l’obiettivo di sviluppare consapevolezza e competenze utili ad affrontare i conflitti come occasioni di crescita e non solo come minacce. L’intento è quello di rafforzare la capacità dei terapeuti di sostenere le persone, i gruppi e le comunità nella costruzione di relazioni giuste, resilienti e creative, in grado di rispondere alla crisi del presente senza spegnere il desiderio di comunità.
Inizio
09:00
Fine
13:30
BOX 3
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 8
DOCENTI ilaria monticone aspic
marusca arcangeletti aspic
La comunità resiliente: un viaggio dal sé individuale al sé di gruppo
Oggi viviamo in un’epoca storica in cui sentiamo, ancor più forte, il desiderio di sentirci parte di una comunità, fondamentale per il benessere psico-fisico dell’individuo e della società. La costruzione dell’identità sociale avviene attraverso la soddisfazione di bisogni come: la fiducia, la sicurezza, la protezione e l’appartenenza che favoriscono lo sviluppo di una comunità resiliente in grado di supportare il singolo e la collettività.
Il gruppo nella prospettiva gestaltica, è un insieme di interdipendenze dove ogni partecipante si mobilita attivamente attraverso la partecipazione e la collaborazione per creare una comunità autonoma, responsabile e consapevole. Attraverso l’interdipendenza si crea un rapporto di intima connessione tra i membri, dove ogni individuo contribuisce al benessere e alla crescita personale e gruppale. Il passaggio da gruppo a comunità avviene attraverso l’interazione tra i membri, l'esperienza condivisa e la connessione interpersonale.
L’intento del workshop è quello di far vivere ai partecipanti l’esperienza evolutiva dal sé individuale al sé gruppale, valorizzando il senso di comunità attraverso un approccio teorico-esperienziale basato sulla prospettiva fenomenologica gestaltica.
Il laboratorio offre uno spazio relazionale per scoprire l’importanza di stare e fare insieme, rafforzando l’identità personale all’interno della comunità.
Inizio
09:00
Fine
11:00
BOX 3
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 9
DOCENTI sonia zangarini igat
Riemergere – Dal bisogno di riconoscimento alla consapevolezza di sé nel legame di coppia
RIEMERGERE – The Rise Within è un modello clinico trasformativo che integra Gestalt, Analisi Transazionale, Enneagramma e Spiritualità (modello GATES).
Nasce dal lavoro con persone coinvolte in relazioni disfunzionali o manipolative, in cui il bisogno di essere riconosciuti prende il posto della libertà di essere se stessi. Sebbene il modello sia nato dall’esperienza clinica con donne, si applica a chiunque ripeta legami fondati sulla svalutazione o sull’adattamento, indipendentemente dal genere. Ciò che accomuna queste storie è una ferita originaria di riconoscimento e di mancanza di cure, che tende a riproporsi in forma relazionale fino a diventare copione di vita.
Il laboratorio indaga come la ricerca di conferma e la paura di perdere l’altro possano evolvere in consapevolezza, autonomia e autenticità relazionale. Il percorso attraversa le fasi archetipiche della trasformazione — Discesa, Oscurità, Rinascita e Ritorno — come movimento dal trauma relazionale alla presenza piena di sé. Attraverso strumenti simbolici e dialogici verranno messi a fuoco i passaggi interiori che permettono di trasformare la dipendenza in presenza, la colpa in responsabilità e la fusione in incontro. L’esperienza offre ai partecipanti uno spazio di rielaborazione e contatto con sé, in cui la riappropriazione della propria presenza diventa atto terapeutico, fondamento di libertà interiore e prerequisito per ogni legame sano e vitale.
Inizio
09:00
Fine
13:30
BOX 3
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 10
DOCENTI chiara scognamiglio sipgi
enrico moretto sipgi
Dalla frammentazione alla connessione: costruire sicurezza relazionale nel gruppo
In un tempo in cui il senso di appartenenza si intreccia con la paura della perdita di sé, il desiderio di comunità emerge come tensione viva tra bisogno di contatto e bisogno di confine. Nella prospettiva della psicoterapia della Gestalt integrata, questa dinamica viene esplorata non solo a livello relazionale e fenomenologico, ma anche attraverso la comprensione dei processi neurofisiologici che sostengono le risposte di stress e di trauma. Il workshop propone un’esperienza radicata nella teoria del campo e del confine-contatto, integrata con gli apporti della Psico-Neuro-Endocrino-Immunologia (PNEI), che evidenzia come il corpo e il sistema nervoso siano coinvolti nella formazione dei legami e nella gestione del conflitto. Quando il trauma interrompe la fluidità del contatto, il corpo attiva strategie di sopravvivenza – iperattivazione, chiusura o ritiro – che influenzano il modo di stare in relazione e di percepire l’altro come risorsa o minaccia. La PNEI offre una cornice di comprensione dell’unità mente- corpo, mostrando come l’esperienza relazionale possa modulare il sistema nervoso, endocrino e immunitario, creando le condizioni interne per sicurezza, regolazione e apertura al gruppo. Attraverso esperienze corporee, diadiche e di gruppo, i partecipanti saranno accompagnati nell’osservazione del proprio modo di “stare insieme”: i movimenti spontanei di avvicinamento o distanza, le reazioni legate alla percezione del limite, gli schemi di protezione che emergono quando l’altro tocca zone sensibili o traumatiche della propria storia. L’obiettivo è favorire il riconoscimento delle proprie risposte implicite, trasformando la memoria traumatica in possibilità di contatto autentico e di co-creazione. Il gruppo diventerà organismo vivo in cui sperimentare il nascere e l’evolversi del senso di comunità, sostenuti da un setting che valorizza sicurezza, consapevolezza e auto-regolazione. Il workshop si propone come laboratorio di consapevolezza esperienziale e riflessiva, in cui la teoria gestaltica incontra la PNEI: il corpo diventa luogo di ascolto, il confine diventa spazio di incontro, e il trauma diventa movimento verso nuova appartenenza. Questo passaggio – dall'ascolto dell'impronta corporea all'utilizzo consapevole del corpo come risorsa relazionale – si rivela particolarmente efficace nel lavoro con i disturbi di personalità, dove le memorie somatiche spesso si manifestano attraverso sintomi, acting-out o interruzioni croniche del ciclo del contatto. Nel gruppo, questi segnali diventano linguaggio da decodificare e opportunità per sperimentare il completamento di cicli rimasti incompiuti: il corpo non è più solo archivio del trauma, ma laboratorio di nuove possibilità. Allo stesso modo, nelle tematiche legate alla sessualità, il lavoro integrato permette di passare dal corpo vissuto come oggetto di vergogna, prestazione o disconnessione, al corpo abitato come soggetto di desiderio, piacere e autenticità. L'intimità viene risignificata attraverso l'esperienza diretta: il gruppo diventa spazio sicuro dove il corpo può sperimentare gradazioni di vicinanza, esposizione e ritirata, riprendendo cicli di contatto interrotti da esperienze traumatiche e trasformando memorie somatiche di minaccia in nuove esperienze di sicurezza e riconoscimento reciproco.
Inizio
09:00
Fine
13:30
BOX 3
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 11
DOCENTI vera cabras aspic
Non siamo soli al mondo. Identità, migrazioni e storie di persone
Il workshop è dedicato alla conoscenza di sè e della proprie espressioni identitarie, e alla promozione del processo integrativo, personale e collettivo, attraverso la lettura dei fenomeni migratori, che caratterizzano la società di appartenenza, e la vita di ciascuno. L’esperienza migratoria ci sollecita ad entrare in contatto con l’altro, lo straniero, l’estraneo al sé, ci interroga: chi è lo straniero? Ci sollecita ad avere fiducia nel processo ed esperienza di contatto, che avviene al confine, come linea di demarcazione e come occasione di espressione del sé. Ognuno ha le proprie piccole e grandi migrazioni, esperienze personali individuali, ed è in contatto con le esperienze altrui. Le migrazioni sono dinamiche, interne ed esterne, di varia complessità, che richiamano condizionamenti economici e sociali, personali e familiari, immediati e duraturi, storici, mitici. La conoscenza delle proprie e delle altrui migrazioni favorisce il dialogo e le connessioni, crea appartenenze e stimola le differenziazioni, permette di dare valore ai confini che favoriscono il contatto, promuove il dialogo e l’intersoggettività.
Le tematiche vengono trattate, seguendo il metodo elaborato dall'Aspic, nelle tre dimensioni fondamentali: teorica, esercitativa, esperienziale. I fondamenti teorici del Modello e Approccio Integrato ASPIC vengono messi alla prova esercitandosi, individualmente e in gruppo. I vissuti, che si presentano anche nel contatto con le teorie e le prove, sono ascoltati e approfonditi in momenti esperienziali di gruppo. E questi portano alla crescita di consapevolezza, di abilità e riflessioni con i richiami, di nuovo, alle teorie.
Inizio
09:00
Fine
13:30
BOX 3
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 12A
DOCENTI giorgia scarpitti aspic
giuseppe itri aspic
Amore… in contatto con me, incontro te
«Imparare a stare insieme significa mantenere la propria individualità pur camminando fianco a fianco» (Giusti & Bianchi, 2023). L’amore, nella visione gestaltica, è un atto di presenza: nasce nello spazio vivo tra l’Io e il Tu, nel campo dell’incontro dove la vita accade e il contatto si rinnova (Hycner & Jacobs, 1995). Non appartiene a nessuno, ma respira tra due presenze che si riconoscono senza perdersi. Prima dell’incontro c’è il viaggio dell’Io che si scopre, si individua: abita sé stesso senza chiudersi, accoglie la propria forma per poterla donare. Come scrive Giusti (2019), «l’individuazione è la porta attraverso cui entriamo all’incontro; non cerchiamo l’altro come salvezza, ma come dialogo». Quando l’Io e il Tu si incontrano, nasce un Noi che non annulla le differenze ma le fa danzare insieme (Perls et al., 1951). L’amore diventa allora creazione condivisa, “un’arte piacevole e paradossale” (Giusti & Pitrone, 2020), un laboratorio dove le ferite si trasformano in consapevolezza e la vicinanza lascia spazio al respiro. Amare è restare nel contatto, accogliere senza possedere, lasciarsi modellare dalla relazione. È il gesto più umano: due presenze che si scoprono vive, insieme. L'enfasi è sul dialogo autentico, in cui le persone si esprimono genuinamente e ascoltano attivamente gli altri, valorizzando l'esperienza dell'"Io-Tu" (relazione paritaria e diretta). La crescita avviene attraverso un contatto significativo con l'ambiente e con gli altri, rispettando i propri confini e quelli altrui.
Inizio
09:00
Fine
13:30
BOX 3
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 12B
DOCENTI francesco cattafi cgv
lisa pinori igf
Il corpo e il carattere: l’integrazione della psicoterapia corporea e della Gestalt
Sarà un esperienza che ci condurrà all’interno del nostro corpo, attraverso esercizi corporei di respirazione in movimento, finalizzati alla consapevolezza dei bisogni profondi che hanno caratterizzato la formazione della nostra personalità. Attraverseremo i nostri blocchi corporei le nostre rigidità fino ad arrivare a riconoscere i i traumi che hanno costituito le fissazioni del nostro carattere.
Riconoscere la frammentazione del nostro Sè, costruendo strumenti per riorganizzare e curare le parti dissociate, rigenerando le energie Naturali disperse.
Inizio
09:00
Fine
11:00
BOX 3
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 13
DOCENTI anna maria acocella ipge
Corpi in dialogo, comunità in divenire
Un’esperienza gestaltica ed espressiva che invita a esplorare il corpo come luogo di incontro e di dialogo profondo. In uno spazio protetto e creativo, i-le partecipanti saranno guidati-e a muoversi tra sé e l’altro, tra presenza e confine, attraversando il campo relazionale per co-creare, nel qui e ora, un senso vivente di comunità in divenire. Sperimentare come la comunicazione corporea, il ritmo relazionale e l’ascolto profondo possano generare uno spazio di comunità dinamico e autentico, capace di accogliere il conflitto e trasformarlo in dialogo. Il corpo è chiamato ad abitare la soglia tra l’io e l’altro, tra separazione e incontro. Portatore di memorie, desideri e limiti, diventa il luogo in cui la comunità prende forma: non come statico senso di appartenenza, ma come processo in divenire, campo vivo di trasformazioni possibili.
Inizio
09:00
Fine
11:00
BOX 3
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 14A
DOCENTI angela campanelli cstg
Il bisogno di appartenenza e la tecnica della frustrazione nella Psicoterapia della Gestalt
“…il terapeuta …va incontro all’ostruzione con un’impazienza che è parte della struttura di una pazienza più grande.” P.H.G. (1951, p. 268)
In questo workshop, teorico ed esperienziale, affronteremo il tema dell’uso della frustrazione correlata ai temi del bisogno di appartenenza e di comunità nei tempi attuali.
Quelle che quasi tutti i modelli di psicoterapie chiamano resistenze, Perls, Hefferline e Goodman (1951) le chiamarono difese. Quando l’organismo si sente attaccato, pur di non sperimentare di nuovo delle emozioni dolorose che ha già conosciuto, per difendersi manipola l’ambiente sia interno sia esterno e crea quei comportamenti chiamati difese.
Nel nostro modello la tecnica della frustrazione ha lo scopo di rendere vane le manipolazioni che sostengono proprio quelle difese ormai inutili perché non rispondono più agli scopi originari, quantunque un tempo fossero state costruite dal paziente come adattamenti creativi per affrontare un ambiente ostile.
Quasi bruscamente l'individuo sperimenta senza schermi la propria realtà nel qui e ora.
La frustrazione, se condotta con sufficiente attenzione al sostegno necessario per affrontare la perdita delle sue difese, aiuta il paziente a ristabilire un buon contatto con l’ambiente e a ritrovare la sua spontaneità.
Tuttavia richiede la simpatia del terapeuta e la consapevolezza del processo che sta attraversando il paziente, altrimenti rischia di rinforzare proprio quelle difese che aveva cercato di rendere vane e di replicare esperienze traumatiche di esclusione.
La soddisfazione del bisogno di connessione e di comunità nella nostra società attuale è particolarmente frustrata, ancor più appesantita negli scorsi anni anche dalle disposizioni del governo per far fronte alla pandemia da Covid 19.
La quarantena, la mancanza di partecipazione alle scelte relative al proprio corpo, l’imposizione di un pensiero unico, l’esperienza di sentirsi togliere la parola hanno ancor più frustrato il desiderio di comunità e di appartenenza.
In questo quadro è ancora possibile, e se sì in quale modo, usare la tecnica della frustrazione? In un momento storico come l’attuale, può ancora servire al paziente?
Inizio
09:00
Fine
13:30
BOX 3
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 14B
DOCENTI ida franzese igat
veronica iorio igat
Connessioni narranti: storie che si aprono al cambiamento
Ispirato alla teoria di Erving Polster, secondo cui “ogni vita merita un romanzo”, questo workshop propone di esplorare in forma gestaltica la propria storia personale, con l’obiettivo di darle valore e scoprire, nel qui e ora, nuovi significati e possibilità di trasformazione. Al centro si pone la narrazione come processo vivo, che favorisce l’emergere di una maggiore consapevolezza e responsabilità. L’atto creativo che si compie, di riconoscimento e affermazione di sé e di connessione con l’altro, consente di integrare le proprie esperienze, aprirsi a prospettive di cambiamento ed entrare in un contatto più autentico. L’intervento rivolge lo sguardo ai tempi che viviamo, caratterizzati da solitudine e fragilità delle relazioni, facendo luce sulla necessità di valorizzare e rafforzare la dimensione umana e di rispondere al bisogno, sempre più attuale, di condivisione e appartenenza alla comunità. A partire da queste premesse, si sviluppa un percorso esperienziale, articolato in lavori individuali, di coppia e di gruppo. I partecipanti saranno guidati nella costruzione di capitoli narrativi e di un finale alternativo, utilizzando, oltre alla scrittura e al linguaggio verbale, anche il corpo e diverse modalità espressivo-creative.
Inizio
11:30
Fine
13:30
BOX 4
DOVE Centro Colombo
Via Cristoforo Colombo 116 Roma
AULA 7
DOCENTI giovanni salonia HCC Kairos
La gestalt Family therapy. La famiglia riprende la danza delle sedie e dei pronomi
La famiglia postmoderna porta avanti un progetto inedito e ambizioso: essere il luogo della piena realizzazione di ognuno e di tutti. Dentro tale intenzionalità accadono difficoltà e conflitti che spesso sembrano contraddire questo progetto. Coniugare, infatti, maternità e paternità, maschile e femminile, sessualità e vita quotidiana, sogni e tradimenti, piccoli e grandi, centralità e periferia, primogeniti e secondogeniti è fatica spesso impossibile. La Gestalt Therapy con la Famiglia ha sempre chiesto sostegno alla sistemica. Nel modello che viene presentato la Gestalt Therapy, assumendo come chiave ermeneutica una rilettura della funzione personalità del Sé, elabora un modello completo ed autonomo di Terapia Familiare dentro il corpo teorico e clinico della Gestalt. In questo workshop viene presentato, a livello teorico e di simulate cliniche, il nuovo modello elaborato in trenta amni di lavoro con le coppie e le famiglie. Si tratta di trasformare i momenti di crisi nel ciclo vitale della famiglia in momenti di riscoperta delle risorse che paure e rigidità hanno impedito di fare emergere. Categorie come intercorporeità, funzione personalità, grammatica della comunicazione diventano nel workshop strumenti terapeutici preziosi per ridare alla famiglia il sogno di una pienezza del singolo e di tutti. Per riprendere la danza interrotta dal sintomo.
Inizio
11:30
Fine
13:30
BOX 4
DOVE Centro Colombo
Via Cristoforo Colombo 116 Roma
AULA 8
DOCENTI carmela servodidio igat
Maladaptiive daydreaming: un disturbo in cerca di legittimazione
In italiano "sogno ad occhi aperti disadattivo", noto anche come disturbo da fantasia compulsiva, è una forma di assorbimento dissociativo correlato a un'attività di fantasia vivida ed eccessiva che spesso coinvolge scenari elaborati e fantasiosi. Tale condizione è poco o per niente conosciuta e non ancora classificata. Può provocare angoscia, può sostituire l'interazione umana e può interferire con il normale funzionamento come la vita sociale o il lavoro. Le persone che soffrono di maladaptive daydreaming possono trascorrere più della metà dei loro giorni in "vividi universi alternativi". Viene descritta come: un’attività fantastica che sostituisce l’interazione umana e/o interferisce con il funzionamento individuale. Ciò significa che il daydreaming diventa “maladattivo” quando compromette la quotidianità e toglie molto spazio alla realtà. Le differenze tra il Daydreaming (“semplice” fantasticare) e il Maladaptive Daydreaming (MD) sono sostanziali e riconoscibili così come le diagnosi differenziali con altre forme morbose. Spesso le persone che fantasticano molto, lo fanno perché fondamentalmente il MD le fa sentire bene; ciò significa che in qualche modo il MD è una condizione che si lega a bisogni emotivi che variano da persona a persona. Tali bisogni possono essere generati da diversi fattori, come solitudine, esperienze negative, o anche essere collegati ad altre problematiche, come ad esempio sintomi di ansia o depressivi. MD è caratterizzato da una forte dipendenza che rappresenta la maggiore difficoltà alla risoluzione del disturbo. Il workshop ci accompagnerà nella conoscenza approfondita del Maladaptive daydreaming. Ampia interazione dei partecipanti sarà possibile cosi come alcune esperienze corporee e sensoriali.
Inizio
11:30
Fine
13:30
BOX 5
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 1
DOCENTI marcella locatelli cstg
Danzare al confine. Il corpo come luogo di incontro: danzare tra io e noi
Il seminario offre un’esperienza corporea e relazionale per esplorare il desiderio di comunità attraverso il linguaggio del corpo, del respiro e del movimento consapevole. Nel paradigma gestaltico, la comunità nasce dal confine di contatto: là dove l’Io incontra il Tu e si lascia trasformare dal dialogo. Attraverso pratiche di danza libera, respiro e meditazione, si esplora la possibilità di "essere" in cerchio e fuori dal cerchio, dove il cerchio è archetipo di unione. In questo spazio i partecipanti saranno invitati a vivere le polarità tra conflitto e armonia, autonomia e appartenenza, distanza e prossimità. Gli obiettivi sono diversi: il respiro ed i movimenti che favoriscono il grounding sosterranno una consapevolezza corporea, fondamentale per un contatto autentico; si esplorerà la dimensione relazionale del confine tra sé e l’altro nelle sue differenti forme e si coltiverà la presenza condivisa come forma di comunità viva. L’intento non è superare il conflitto ma accoglierlo e abitarlo come spazio creativo da cui può emergere una forma nuova di relazione e presenza. L’esperienza, radicata nel corpo e nel sentire, diventa così un laboratorio vivente nel campo gestaltico, in cui la comunità si rivela come esperienza nel qui ed ora, non come "idea". La metodologia prevede attività esperienziali di danza , movimento consapevole, pratiche di respiro, meditazione e di condivisione
Inizio
11:30
Fine
13:30
BOX 5
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 2
DOCENTI efisio temporin igro
La psicoterapia della Gestalt Fenomenologico Esistenziale
Psicoterapia nel qui ed ora al di là dei protocolli, sofferenze e speranze.
Inizio
11:30
Fine
13:30
BOX 5
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 3
DOCENTI francesca fulceri iga
Le radici invisibili della sessualità: dialogare con le credenze ereditate
Ognunə di noi ha dentro di sé un filo invisibile: l’insieme di memorie, segreti, esperienze dei/lle nostrə antenatə che risiedendo sia nel corpo che nella psiche. Trame impercettibili che intrecciano le nostre storie e quelle di chi ci ha preceduto che, come sentieri, ci guidano o ci limitano, influenzandone in modo spesso inconsapevole il nostro modo di essere nel mondo.
Nella prospettiva Gestalt Analitica la sessualità viene letta come un sistema complesso, caratterizzato da una dimensione psico-corporea e da una relazionale, l’insieme di rappresentazioni, atteggiamenti crocevia di memorie, divieti e aspettative silenziose che si sono tramandate di generazione in generazione che determinano il nostro modo di stare in relazione a noi stessə agli/lle altrə. Sotto la superficie della nostra vita sessuale e relazionale si cela una genealogia invisibile che ne determina, spesso inconsciamente, la forma e il flusso. L’Autrice integrando le proprie competenze di psicoterapeuta ad orientamento Gestaltico Analitico con quelle ventennali di psicosessuologa, proporrà un workshop esperienziale per riconoscere le influenze psicogenealogiche legate ai contenuti sessuali trasmessi dalla famiglia d'origine, mettendo a fuoco le narrazioni che sono state trasmesse, con l’obiettivo di portare alla luce la "lealtà familiare inconscia" che può influenzare la vita sessuale, trasformando gli schemi limitanti in risorse consapevoli, al fine di favorire un’espressione di sé più autentica.
Inizio
11:30
Fine
13:30
BOX 5
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 4
DOCENTI silvia paoli igf
Comunità dialettica in contesto sanitario: quale utilità e utilizzo?
Il contesto sanitario sta diventando sempre più estraneo all’utente. Ciò che ne deriva è una risposta oppositiva o ricalcata acriticamente e lo spazio tra le due modalità non è abitato dalla responsabilità ( abilità di risposta ) e dall’IN-FORMAZIONE, affidata al criterio emotivo piuttosto che scelto. Tutto questo ha una ricaduta sui percorsi individuali focalizzando l’attenzione sul sintomo e sulla fatica che emerge perdendo di vista il senso di ciò che sta intorno a noi ed abita comunque la nostra vita. Questo aspetto sta imprintando ogni ambito sociale ( famiglia, scuola, politica) e diventa sempre più evidente la necessità di offrire alternative dialettiche e relazionali con i mezzi a noi propri. Intendo dire che ognuno, nel proprio ambito, diventa fondamentale per diffondere i criteri di dialogo, di “abilità di risposta” nel conflitto per creare comunità e appartenenze etiche. Il trasferimento di questi principi parte dall’esperienza piuttosto che da una teoria, avviene nella relazione IO -TU e la difficoltà sta nell’abitarla mantenendo una conduzione valida. Il workshop intende esplorare il potenziale del “ senso che ha senso “, validandolo secondo l’ottica fenomenologico - esistenziale anche nel contesto sanitario.
Inizio
11:30
Fine
13:30
BOX 5
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 5A
DOCENTI valentina fortunati barlacchi igf
Teatro delle voci – riti e miti per la creazione di comunità in costante cambiamento
Se il teatro è da sempre uno strumento di trasformazione e di crescita personale e collettiva, chiamo Il teatro delle voci una pratica in gruppo, di erranza, di nomadismo culturale, di urgenza di mettersi in viaggio, intese come dimensioni di scoperta, nell’incontro con la diversità.
Mi interessa e vado cercando un senso di comunità, come bisogno umano di appartenenza, che nasca da un processo creativo, in cui la persona sia coinvolta con il piacere di partecipare nella sua interezza, con un corpo vivo che sente, pensa, sceglie, si esprime, invece di radicarsi in categorie ideologiche.
Per creare comunità, la Gestalt e il teatro ci aiutano a riconoscere se stessi come una comunità interna, dove il microcosmo e il macrocosmo possano così dialogare su fili di un linguaggio comune, che non si riconosce più soltanto in un’identità linguistica o culturale, ma in un insieme che è più della somma delle parti, che trascende in un’appartenenza più ampia, da scoprire di volta in volta, e dove ci si può incontrare, scambiare, trasformarci.
Il crescente senso di solitudine e di isolamento interno che le persone di generazioni diverse spesso soffrono, nasce in parte, a mio avviso, dalla mancanza di nuove ritualità, di spazi di incontro, che non siano per dovere di vincolo, ma per desiderio di partecipare a una creazione comune, nutrita dal desiderio di avventurarsi nell’invisibile, nell’ignoto, in ciò che non è ancora conosciuto delle proprie e altrui potenzialità.
Non tutto si può fare da soli; il teatro vive nell’incontro con altre persone, che ci tolgono dalla fissità delle nostre gabbie, dagli specchi abituali in cui ci riflettiamo. La proposta in gruppo diventa l’occasione di vedere con altri occhi, da altri punti di vista, di entrare nella percezione corporea, di fare esplorazioni vocali e di dar vita a messe in scena teatrali, nutrite da conflitti, ombre, desideri e ambivalenze interne, che spesso rifiutiamo come spazzatura da nascondere.
Per fare della vita un’opera d’arte, un romanzo polifonico, citando Batchin, dove tante voci interne si intrecciano, diventa essenziale abitare il corpo, che è spesso dimenticato, e la voce, perché possa riprendere a fluire nello spazio e nel tempo, tra un qui e un allora, ma viva nel momento presente.
La voce diventa corpo in movimento, gesto vocale che si espande in uno spazio da abitare e ricreare con gli altri, ogni volta, dove la relazione, l’ascolto, il desiderio di comunicare agli interlocutori qualcosa che ci sta a cuore, genera la pulsazione viva dell’incontro e permette di dar forma al mondo interno.
Ascoltare è la base creativa per una democrazia dialogica e per una dialettica capace di creare sintesi tra le differenze. Così punti di vista culturali apparentemente invalicabili in una logica cartesiana binaria, diventano una necessità urgente per cercare e sperimentare altre vie d’uscita, possibili a volte volgendosi a una logica paradossale del teatro, per dar luogo a nuovi riti che attraversino soglie della nostra umanità.
Ogni cultura esprime una diversa pagina dell'atlante interiore, ma la verità umana completa è globale, e il teatro è il luogo in cui il puzzle si può ricomporre. Negli ultimi anni ho cercato di usare il mondo come apriscatole; ho cercato il modo di lasciare che suoni, forme e atteggiamenti culturali, caratteristici delle diverse parti del mondo, agissero sull'organismo degli attori proprio come un ruolo importante può spingerli ad andare oltre le loro apparenti possibilità (Brook 1997, Il punto in movimento, 1946-1987, p. 119).
Inizio
11:30
Fine
13:30
BOX 5
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 5B
DOCENTI elisa rossetti igro
Sentir-si nella relazione con l’altro
Incontrare l’altro al di là del sintomo, al di là della sola parola. Incontrarsi in una relazione terapeutica significa aprirsi alla relazione, in uno spazio in cui si coesiste senza confondersi e senza perdersi.
Inizio
11:30
Fine
13:30
BOX 5
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 6
DOCENTI maurilia romani sinapsi
Gestalt e comunicazione non violenta: costruire dialogando
“Le parole sono finestre oppure muri”. La comunicazione Non Violenta ci guida nel ripensare il modo in cui esprimiamo noi stessi e ascoltiamo gli altri. Possiamo usare le parole come reazioni automatiche e abituali oppure possiamo farle diventare risposte coscienti, basate sulla consapevolezza di ciò che proviamo, desideriamo e sulla chiarezza di ciò che percepiamo.
Il concetto gestaltico di relazioni egualitarie è lo sfondo di tale trasformazione perché consente di abbassare difese, prese di posizione e riscrivere significati. Un workshop leggiadro dedicato all’incontro fra Gestalt e Comunicazione Non Violenta che genera un modo edificante di dialogare con se stessi e con gli altri. Esperienza in piccoli gruppi e condivisione.
Inizio
11:30
Fine
13:30
BOX 5
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 7A
DOCENTI angela verardo igp
daniela cirasino igp
Antara (अन्तर). La’, dove la soglia diventa orizzonte
Antarā. Questa parola sanscrita, che letteralmente indica lo - spazio tra - segna l’ingresso, il confine e il passaggio. Antarā è lo spazio in cui la forma non regge più e il possibile non ha ancora un nome. Non è accompagnare fuori dalla soglia. È sostare. Perché nel punto di massima tensione il vivente può trovare nuove forme di sé.
Questo workshop prende vita da un progetto di ricerca scientifica avviato da un gruppo di psicoterapeutə della Gestalt e allievə in training. Esso indaga il modo in cui, nel sistema Organismo–Ambiente, la rabbia retroflessa agisce sul corpo, lo attraversa e lo fa vibrare nella forma del cosiddetto “sintomo”.
Daremo corpo all’esperienza di attraversamento di Gestalt irrisolte, legate a situazioni “territoriali” in cui la persona sente un’invasione o il mancato ottenimento di qualcosa. In uno spazio e in un tempo protetti, esploreremo la possibilità di far emergere e trasformare l’inibizione, la repressione e la retroflessione della rabbia in aggressività (nell’accezione latina del termine ad gredior = andare verso). Andare verso è un atto intenzionale: indica un movimento in direzione di un luogo. Invita ad abitare la soglia, quel territorio vivo e instabile in cui le forme abituali vengono meno e nuove possibilità iniziano ad essere percepite, divenendo nominabili. Antarā è un percorso orientato alla presenza. Sostiene il sostare, affinché la tensione possa trasformarsi in possibilità e la possibilità in forma. Il gruppo diventa così un campo condiviso in cui l’esperienza individuale trova risonanza nell’altro e l’attraversamento emotivo si fa gesto consapevole, relazione, scelta.
Inizio
11:30
Fine
13:30
BOX 5
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 9
DOCENTI alessandro cini igf
Dal fuoco alla radice – una pratica esperienziale sulla rabbia
La rabbia è presente e frequente nel nostro tempo. In molO casi sembra essere l’unica emozione ancora accessibile, quella che prende il posto di tuCe le altre. Ha un volto ambivalente: può spaventare per la sua portata distrubva, per l’energia con cui interrompe e divide, mentre altre volte appare come la sola forza capace di difendere, di reagire, di resOtuire vitalità quando tuCo il resto tace. A volte esplode all’esterno, altre volte si rivolge contro di sé, altre ancora rimane compressa, irrigidendo corpo e pensiero. In ogni caso occupa spazio e modifica la qualità delle relazioni.
In questo workshop la porteremo in primo piano, ne esploreremo il manifestarsi per osservare come si muove e che cosa lascia intravedere oltre la sua superficie, imparando a riconoscerne le sfacceCature, in seduta come nella vita.
Inizio
11:30
Fine
13:30
BOX 5
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 13
DOCENTI antonella magnoni cgv
Gestalt per una vita più consapevole
In questo workshop di 2 ore, esploreremo i principi fondamentali della terapia della Gestalt e faremo alcuni esercizi pratici per aumentare la consapevolezza e la presenza. Attraverso esercizi esperenziali e discussioni guidate, scopriremo come la Gestalt può aiutarci a comprendere meglio noi stessi e gli altri, e a sviluppare una maggiore consapevolezza del nostro corpo e delle nostre emozioni.
Il workshop sarà focalizzato sull'esplorazione della consapevolezza corporea e sulla gestione dello stress e dell'ansia, e sarà adatto a persone di tutte le età e livelli di esperienza. Al termine del workshop, avrete acquisito strumenti pratici per aumentare la vostra consapevolezza e presenza nella vita quotidiana.
Inizio
11:30
Fine
13:30
BOX 5
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 14A
DOCENTI ilaria caelli cstg
Ayni, il principio di reciprocità andina e pratiche della Gestalt
Un viaggio, attraversando la terapia della Gestalt, lo sguardo occidentale sul tema del benessere e la saggezza ancestrale in Sud America, delle culture andine. L'appartenenza a una comunità è un principio fondamentale, presente in molte culture, che si basa sull'aiuto reciproco e sulla condivisione per il benessere collettivo. Questo principio ancestrale promuove la solidarietà, il senso di appartenenza e la sostenibilità, con l'idea che il singolo individuo possa realizzarsi appieno solo all'interno di un gruppo. Nella cosmovisione andina il cosmo è considerato energia vivente con la quale è possibile interagire e che è possibile utilizzare per la propria evoluzione personale. Anche nell’approccio della Gestalt, l'individuo e l'ambiente non sono separati ma costituiscono un unico "campo”. Entrambe promuovono la consapevolezza, il benessere e una visione della vita come un processo interconnesso. L’enfasi sull'interconnessione tra tutti gli esseri viventi e l'ambiente, può arricchire la comprensione dei processi psicologici, suggerendo che la salute mentale non è solo una questione individuale, ma è strettamente legata al contesto sociale e ambientale. Faremo pratica di comunità e comunicazione attraverso diversi linguaggi ed esperienze esplorando desideri individuali e collettivi.
Inizio
14:30
Fine
19:00
BOX 6
DOVE Centro Colombo
Via Cristoforo Colombo 116 Roma
AULA Auditorium
DOCENTI anna maria acocella ipge
stefano crispino iga
giovanni salonia HCC Kairos
claudia montanari aspic
oliviero rossi ipge
Laboratorio Esperienziale a più voci “La figura del terapeuta nella relazione”
Nell’incontro terapeutico, ci sono momenti, in cui ciò che conta non è più soltanto ciò che si fa, ma come si è. È in quello spazio vivo, sottile e condiviso, che prende forma la relazione. Questo laboratorio nasce proprio da qui: dal desiderio di esplorare la presenza del terapeuta come parte integrante, sensibile e co-creativa del campo relazionale. Attraverso il dialogo tra tre prospettive – teorica, esperienziale e riflessiva – ci muoveremo insieme in un percorso che invita a sostare nel qui e ora, ad affinare l’ascolto, a riconoscere ciò che accade tra sé e l’altra persona mentre accade. La figura del terapeuta verrà accolta non come ruolo da interpretare, ma come presenza incarnata: capace di lasciarsi toccare, di risuonare, di scegliere con intenzionalità. Una presenza che oscilla, con delicatezza, tra partecipazione e chiarezza, tra coinvolgimento e consapevolezza. Sarà uno spazio in cui sperimentare, sentire, pensare insieme. Uno spazio in cui la relazione non si studia soltanto, ma si vive. Pensata per chi desidera approfondire il ruolo del terapeuta come parte attiva e consapevole del processo di co-creazione della relazione.
Inizio
14:30
Fine
19:00
BOX 7
DOVE Centro Colombo
Via Cristoforo Colombo 116 Roma
AULA 5
DOCENTI olimpia armenante aspic
Il terzo digitale: quando l’IA entra in terapia
Il workshop esplora come l’introduzione dell’Intelligenza Artificiale possa diventare occasione di contatto, dialogo e appartenenza nella comunità terapeutica. A partire dal concetto di “Terzo Digitale”, i partecipanti saranno coinvolti in esperienze pratiche e riflessioni condivise per trasformare il conflitto tra umano e artificiale in un dialogo generativo. L’obiettivo è aprire uno spazio comunitario che aiuti i terapeuti a ritrovare insieme il senso di presenza e di confine nell’era digitale, in piena coerenza con il tema del convegno.
In un tempo di frammentazione e solitudine crescente, l’IA paradossalmente può riattivare il nostro bisogno più profondo di connessione autentica. Non per sostituire l’umano, ma per aiutarci a riscoprire cosa significhi essere comunità di terapeuti consapevoli, curiosi, coraggiosi di fronte al nuovo.
Durante il workshop esploreremo come il desiderio di comunità si declina attraverso tre dimensioni centrali:
- Conflitto: umano vs artificiale, presenza corporea vs digitale, autenticità vs algoritmo; conflitto interno al terapeuta tra paura del nuovo e desiderio di comprensione; come il confronto con la tecnologia può risvegliare il nostro bisogno di comunità professionale capace di orientarsi insieme.
- Dialogo: l’IA come interlocutore fenomenologico se usata con consapevolezza; nuove modalità di auto-osservazione riflessiva; il dialogo con l’artificiale come apertura a spazi di confronto e crescita collettiva.
- Appartenenza: comunità ibride, fisiche e digitali; l’IA come possibilità di connessione, confronto e inclusione; la ridefinizione dell’appartenenza gestaltica in un mondo che integra presenza fisica e digitale.
In questo modo il workshop si inserisce nel tema del convegno, esplorando come il desiderio di comunità possa declinarsi tra conflitto, dialogo e appartenenza nell’era digitale.
Inizio
14:30
Fine
16:30
BOX 7
DOVE Centro Colombo
Via Cristoforo Colombo 116 Roma
AULA 6
DOCENTI barbara bellini sgt
valeria magarelli sgt
Anarchia amorosa. Parliamone.
Hai preso in considerazione che in tutte le relazioni c'è un gioco di potere? Come si manifesta il potere? È tua esperienza che solitamente il conflitto si risolve con una persona che ha ragione e l'altra ha torto, una che vince e l'altra che perde? La monogamia è una scelta concordata, o scontata? E se la monogamia fosse uno strumento di controllo della genitalità dell’altrə?
Queste e altre riflessioni saranno oggetto di discussione e di esperienza all'interno del workshop, a partire dalla cornice teorica che la Scuola Gestalt di Torino ha sviluppato nell'ambito della Sessuologia.
Inizio
14:30
Fine
19:00
BOX 7
DOVE Centro Colombo
Via Cristoforo Colombo 116 Roma
AULA 7
DOCENTI francesco scarito sipgi
elena gigante sipgi
Abitare il campo. Una griglia fenomenologica relazionale come ponte fra neuroscienze e psicoterapia
Il workshop propone un’esperienza formativa e riflessiva basata su una griglia fenomenologico- relazionale studiata dagli autori come strumento clinico e di supervisione, nato dall’integrazione tra neuroscienze affettive, teoria dei sistemi motivazionali, approccio fenomenologico-gestaltico e psicoterapia del campo.
La griglia offre una mappa dinamica per leggere i processi terapeutici non come sequenze di tecniche, ma come movimenti di regolazione incarnata tra terapeuta e paziente. Attraverso l’analisi di brevi frammenti clinici rivisitati in assetto di supervisione e momenti esperienziali, i partecipanti esploreranno i sette passaggi della griglia — dall’atmosfera affettiva di fondo alla risignificazione nel presente — in relazione ai principali network cerebrali (Default Mode, Salience, Executive). L’obiettivo è promuovere un modo di “abitare” la clinica più che di interpretarla, restituendo al terapeuta il ruolo di testimone incarnato e co-regolatore del campo affettivo e relazionale.
Inizio
14:30
Fine
16:30
BOX 7
DOVE Centro Colombo
Via Cristoforo Colombo 116 Roma
AULA 8
DOCENTI rita garofalo HCC Kairos
Schegge di speranza: le relazioni che curano tra Epigenetica, Neuroscienze e Gestalt Therapy
Cos'è la speranza? Ed è vero che la speranza è un farmaco? Chi spera ha veramente più possibilità di migliorare la propria condizione di salute e di vita? E quali sono i meccanismi biologici che sottendono e modulano questo processo? Una malattia organica può trovare le sue radici in eventi traumatici di ordine psico-affettivo? A queste e altre domande risponderemo integrando le scoperte della scienza medica degli ultimi vent'anni con le teorie della Gestalt Therapy e le sue evoluzioni (Gestalt Therapy Kairos). Mantenendo un continuo parallelismo tra i sistemi corporei che regolano la fisiologia dell'organismo e le funzioni del sé in GTK, esamineremo i diversi punti di vista per giungere ad una visione armonica della relazione mente-corpo all'interno della relazione di cura, che trova nel corpo e nei suoi processi biochimici la radice che sostiene la speranza e promuove la vita.
Inizio
14:30
Fine
16:30
BOX 8
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 1
DOCENTI cristina cattaneo cstg
Il ciclo dell’amore: dalla Gestalt individuale alla forma dell’innamoramento
La psicoterapia della Gestalt descrive il ciclo dell’esperienza come processo individuale di contatto, consapevolezza, soddisfazione e chiusura. Ogni esperienza tende a compiersi in una forma pregnante — una “buona Gestalt” — che, se interrotta, genera tensione e bisogno di completamento. Francesco Alberoni, con la sua teoria dell’innamoramento, introduce una dinamica duale: il movimento collettivo a due, generato dallo stato nascente, che crea una nuova entità — la coppia innamorata. È l’unica teoria che spiega perché due persone si innamorano reciprocamente e come, dal loro incontro, nasca una forma condivisa. La coppia non è somma né fusione, ma entità emergente: una Gestalt vivente che evolve attraverso un ciclo esperienziale comune e dura divenendo istituzione. Questa istituzione vive in quanto e finché al suo interno si generano micro-Gestalten — piccole rinascite, nuovi contatti, nuove forme — che mantengono vivo il legame nel grande ciclo della coppia. Quando uno dei due si sottrae, la Gestalt si chiude e il ciclo si interrompe o termina, perché entrambi hanno lo stesso potere sulla “forma” che vivono.
L’incontro teorico tra Gestalt e teoria dello stato nascente può aprire nuove prospettive per comprendere la coppia e il suo impatto sulla comunità. Il workshop offrirà strumenti esperienziali per lavorare con coppie, separazioni e rinascite relazionali.
Inizio
14:30
Fine
16:30
BOX 8
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 2
DOCENTI efisio temporin igro
La supervisione in psicoterapia della Gestalt
La relazione umana e la relazione terapeutica si incontrano e danzano in uno spazio dove gravitano infinite possibilità comprensibili o solo contemplabili dall’alterità.
Inizio
14:30
Fine
16:30
BOX 8
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 3
DOCENTI mario d'avino igf
Il divertimento come deviazione creativa: leggerezza e trasformazione nel lavoro clinico
Nel linguaggio comune il divertimento è associato allo svago e alla distrazione. Nella prospettiva clinica di Paolo Quattrini, invece, il divertimento può essere inteso nel suo senso etimologico: di- vertere, cambiare direzione. Non evasione dalla realtà, ma scarto creativo rispetto a una configurazione irrigidita dell’esperienza. Quando il campo terapeutico si fa eccessivamente serioso, pesante, saturo di intenzionalità correttiva, qualcosa si chiude. Il divertimento, inteso come possibilità di gioco, sorpresa e movimento inatteso, riapre il processo. Non banalizza il dolore, ma lo rende attraversabile. Non nega la fatica, ma la rende sostenibile. Questo workshop propone un’esplorazione esperienziale del divertimento come funzione clinica ponendo l’attenzione su: come e quando il proprio stile terapeutico si irrigidisce; come il divertimento possa introdurre variazione nel campo; la differenza tra ironia difensiva e gioco trasformativo; il rischio di perdere autorevolezza e la possibilità di ritrovarla in un’altra forma. Un tentativo di restituire al divertimento una dignità teorica e clinica: non come ornamento del lavoro terapeutico, ma come funzione vitale del processo di cambiamento proposto dal terapeuta.
Inizio
14:30
Fine
16:30
BOX 8
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 4
DOCENTI serena de felice cgv
Sete di essere: il piacere di abitarsi
Nel mondo in cui viviamo siamo spinti a cercare sostituti esterni — dipendenze, proiezioni, falsi bisogni — per colmare un vuoto che genera un movimento incessante, privo di riposo. Nella visione della Gestalt Viva è essenziale, prima di tutto per il terapeuta, riscoprire il piacere di "tornare a casa". Questo workshop invita a un assaggio del processo di resa: il coraggio di dire "sì" a una verità autentica, sentendo le proprie sensazioni senza giudizio, come atto d’amore verso sé e verso l’altro.
Sperimenteremo come, smettendo di lottare contro il vuoto, esso possa rivelarsi un "vuoto fertile". Il focus sarà il recupero della spontaneità e la scoperta del piacere di abitarsi: un ritorno alla presenza che non cerca risposte esterne, ma si riconosce intera nel qui e ora del proprio sentire. Il terapeuta della Gestalt Viva ha necessità di esporsi per primo in questo processo, per attraversare la strada, e poter accompagnare l’altro: questa è la base della relazione di cura, affinchè sia un incontro da essere umano a essere umano.
Inizio
14:30
Fine
16:30
BOX 8
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 5A
DOCENTI daniele naldi ipge
Riunione condominiale, dallo scontro al confronto, dall’isolamento all’appartenenza
A partire dal presupposto che ognuno di noi è metaforicamente un condominio, abitato da diversi personaggi; accomodante, polemico, altruista, aggressivo e via dicendo… ognuno dei quali svolge una propria funzione/ruolo, a seconda della modalità con cui si relazionano queste parti, la “riunione” potrà risultare caotica, conflittuale o collaborativa. Nel workshop “giocheremo” con alcune di queste parti, con l’obiettivo di prenderne familiarità e promuovere una comunicazione funzionale, dallo scontro/evitamento al confronto.
Inizio
14:30
Fine
16:30
BOX 8
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 5B
DOCENTI maddalena micheli iga
maria lettieri iga
L’esperienza dell’embodiment nella psicosomatica in Gestalt Analitica
L’intento di tale workshop è quello di sperimentare le fasi del ciclo di contatto gestaltico attraverso la presentazione di alcune immagini evocative. Essendo il nostro un modello che integra la fenomenologia dell’esperienza con il mondo simbolico interiore, le immagini, come linguaggio dell’anima possono diventare espressione della nostra corporeità e connettere i processi emotivi a quelli corporei al fine di produrre un’esperienza di interezza che ha luogo nel qui ed ora.
Nella prima fase avrà luogo la spiegazione dell’esperienza che sarà fornita in accordo con un breve inquadramento teorico sul ciclo di contatto, a seguire, la presentazione di immagini evocative che verranno scelte dai partecipanti. Attraverso una voce guida, il partecipante sperimenterà per mezzo dell’immagine le diverse fasi del ciclo di contatto così come illustrato da Ginger (pre contatto, presa di contatto, contatto pieno e post contatto o ritiro). L’ultima fase prevede un giro di brevi suggestioni da parte di ogni partecipante con la possibilità per chi vuole di approfondire il proprio lavoro condividendolo con il gruppo.
Inizio
14:30
Fine
16:30
BOX 8
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 6
DOCENTI santina pierro igat
La coppia: un io-tu che diventa un noi
La coppia è vista come un sistema a tre. C'è un Io, un Tu e un Noi.
L'Io incontra l'altro sperimentando, percependo, proiettando in un nuovo livello. Questa terza parte viene co-costruita nell’incontro e diventa il Noi che funge da contenitore non solo degli aspetti sani degli individui ma diventa anche il posto dove si manifestano le disfunzionalità della coppia.
Questo legame è profondamente influenzato dalle dinamiche di attaccamento infantili, che si manifestano attraverso quattro componenti fondamentali: il mantenimento del contatto, il rifugio sicuro, l'ansia da separazione e la base sicura. Questi elementi, radicati nell'esperienza di accudimento madre-bambino, modellano le aspettative e i comportamenti relazionali nell'età adulta. Spesso, le persone sono inconsciamente attratte da partner che rievocano modelli negativi familiari, cercando di rivivere o risolvere esperienze passate dolorose ma familiari. Questo può portare a dinamiche disfunzionali, dove il partner diventa un "oggetto" di proiezione delle proprie insicurezze o conflitti irrisolti. Il lavoro esperienziale mira a esplorare queste dinamiche profonde, riconoscendo le proiezioni del passato e lavorando per costruire un "Noi" più sano, consapevole e autentico, dove due individui possono crescere insieme, superando le limitazioni del proprio bagaglio emotivo e relazionale.
Inizio
14:30
Fine
16:30
BOX 8
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 7A
DOCENTI filomena petrazzuolo igat
Il peso dell’anima, psicoterapia come psicostasia: viaggio Gestaltico nel cuore dell’esperienza
“Quanto pesa l’anima in psicoterapia?” non è una questione di grammi, ma di vissuti, traumi, desideri, e verità che spesso restano sepolte. Se vogliamo giocare con la metafora, l’anima in psicoterapia pesa tanto quanto il dolore che portiamo, la speranza che ci muove, e la trasformazione che cerchiamo.
In termini psicologici l’anima può essere vista come il nucleo dell’identità, la parte più profonda e autentica di noi. In psicoterapia, si lavora per alleggerire il “peso” dell’anima: quello fatto di ferite emotive, schemi disfunzionali, divieti incorporati e conflitti interiori. Il “peso” si manifesta in sintomi come ansia, depressione, attacchi di panico, o semplicemente un senso di smarrimento. In terapia, l’anima si esplora, si ascolta, si accoglie. Si alleggerisce quando si dà voce a ciò che è rimasto in silenzio. Si fortifica quando si integra il dolore con la consapevolezza. In un’epoca in cui il disagio psichico si manifesta spesso come frammentazione dell’identità e perdita di senso, la psicoterapia della Gestalt offre uno spazio di contatto autentico con l’anima, intesa come nucleo profondo dell’esperienza umana. Il “peso dell’anima” non è una misura fisica, ma una metafora della densità emotiva, relazionale e simbolica che ogni individuo porta con sé. Questo workshop propone un’esplorazione fenomenologica e esperienziale del concetto di anima nella pratica gestaltica, dove il corpo, l’emozione e la consapevolezza si intrecciano per dare forma al vissuto. Attraverso esercizi di consapevolezza, dialoghi terapeutici e riflessioni teoriche, i partecipanti saranno invitati a riconoscere le polarità che abitano l’anima — dolore e desiderio, vuoto e pienezza, radicamento e slancio — e a sperimentare come il contatto possa alleggerire, trasformare e integrare. Il modello gestaltico, con la sua attenzione al “qui e ora”, alla responsabilità personale e alla co- creazione del significato, si rivela uno strumento potente per accogliere il peso dell’anima e accompagnarla verso una forma più leggera e vitale.
Inizio
14:30
Fine
19:00
BOX 8
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 7B
DOCENTI emanuela canton iga
vittoria la costa iga
Corpo vissuto e immagine corporea: l’esperienza del body tracing
La tecnica del body tracing, ovvero della sagoma del corpo in scala reale, permette di esprimere e rappresentare l’immagine mentale che abbiamo di noi stessi. Rimanda al contorno pelle, al rapporto tra contenitore e contenuto, al dentro e al fuori, agevolando la creazione di connessioni tra il livello sensoriale, quello emozionale, e quello immaginativo /simbolico. Offre la possibilità di depositare le tracce della nostra storia, espressione del campo intersoggettivo, del rapporto tra sé e ambiente.
Il contorno tracciato è come una pelle: pelle che, come ci ricorda Anzieu, costituisce un involucro psichico oltre che corporeo. Iniziamo a conoscere il nostro corpo e i suoi confini attraverso i sensi. Attraverso la tecnica del body tracing si ripercorre la differenziazione tra la dimensione interna e quella esterna: gli aspetti psichici e quelli corporei dialogano tra loro attraverso forme corporee inedite, spesso impreviste, foriere di possibili proiezioni immaginative. Può dunque emergere una parte di sé,se non un personaggio, con il quale entrare in un dialogo motorio e verbale.
Nel corso del workshop, in una prima fase i partecipanti avranno modo di contattare il proprio corpo e esplorare il mondo del movimento, attraverso tecniche di autocontatto e contatto, di immaginazione e propriocezione, anche rispetto agli organi interni,ripercorrendo gli schemi di movimento e sperimentando diverse qualità motorie.
Nella seconda parte del laboratorio, la tecniche del body tracing permetterà di “depositare” e rendere visibile quanto esperito, ed eventualmente di dare l’avvio al “gioco delle parti”.
Inizio
14:30
Fine
19:00
BOX 8
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 8
DOCENTI vincenzo andaloro iga
Attraverso la maschera
Un workshop in cui viene realizzata la propria maschera attraverso l'uso dei colori su una base di carta. In arte terapia la maschera è un opportunità per dare forma e consapevolezza a ciò che è celato, come strumento semistrutturato favorisce la proiezione di tematiche personali all'interno della cornice rappresentata dal volto umano. La maschera rivela nel gruppo la sua identità attraverso il nome e col gruppo dialoga, diviene viva lasciando la dimensione oggettuale, acquisisce profondità, anima, porta una storia.
La maschera narra la sua storia, lo fa a modo suo, sceglie, rivela ciò che vuole. All'interno della cornice gruppale dare identità alla maschera diviene rito. Si mette in gioco, nel collettivo del gruppo, nel rispetto del confine personale, attraverso una esposizione sicura, libera da giudizio.
La storia è della maschera, non di chi l'ha creata, per permettere allo spazio finzionale di essere pienamente creativo. All'interno del contenitore ludico la maschera con la sua moltitudine di figure trasgredisce il senso di un identità nota, strutturata, per acquisire una qualità fluida e una dimensione narrativa. Il gruppo in cerchio, fa da testimone, accoglie con cura. La maschera, citando Bruno Callieri (2001), sta lì come cosa fenomelogica per eccellenza, polivalente, irriducibile, univoca. La maschera è tramite fra dentro e fuori, conscio e inconscio, celato e rivelato, è uno dei modi in cui l'uomo ha espresso un emergere archetipico creando una lingua e un contatto con l'insondabile. Promuove un processo dialogico inesauribile nel suo essere ricerca e necessità umana.
Inizio
14:30
Fine
19:00
BOX 8
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 9
DOCENTI antonio chiacchio sipgi
Costruire legami, senso di appartenenza e resilienza comunitaria
Quando parliamo di senso e sviluppo di comunità è funzionale un processo trasformativo che definisca il passaggio da un modello centrato sui problemi ad uno sulle risorse. Sentirsi risorsa e parte della comunità in un processo di coinvolgimento e motivazione è fondamentale per ciascuno di noi e lo possiamo sperimentare in piccoli gruppi dove si seguono valori come mutualità, scambio, rispetto reciproco, consapevolezza, condivisione, fiducia e cooperazione. Quello che possiamo fare per sviluppare resilienza comunitaria è creare le condizioni in cui si realizzano i presupposti dall’essere scoraggiati e sfiduciati all’avere fiducia nelle proprie possibilità e avere un potere di scelta. Tutto ciò possiamo farlo se impariamo a trasformare le difficoltà in bisogni e poi i bisogni in desideri e poi in possibilità attraverso un lavoro di self-empowerment con la capacità di rivitalizzare i legami tra le persone. Allenarsi a riconoscere l’altro e sentirsi riconosciuti anche nella nostra vulnerabilità umana, e sviluppare un atteggiamento compassionevole e gentile con la nostra e altrui sofferenza sono modalità molto importanti per migliorare e sentirci più appartenenti all’umanità.
Inizio
14:30
Fine
16:30
BOX 8
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 10
DOCENTI federica paragona ipge
Tra chi sono e dove posso stare. Conflitto, dialogo e appartenenza nelle identità LGBTQIA+: una prospettiva Gestaltica
Nel lavoro clinico con persone LGBTQIA+, il conflitto emerge spesso come una condizione che sta sempre nello sfondo: la persona, immersa in un contesto sociale fortemente eteronormativo , cerca continuamente di integrare ciò che sente con ciò che l’ambiente richiede ossia con ciò che viene considerato socialmente desiderabile. Il dialogo tra sé e sé e tra sé stessə e il mondo esterno è caratterizzato dal bisogno di appartenenza da un lato e il timore dell’esclusione dall’altro producendo spesso un conflitto profondo tra il bisogno di autenticità, di auto-affermazione e di visibilità e quello di protezione e sicurezza. L’approccio gestaltico, con la sua attenzione al campo, ai processi di contatto e alle polarità, offre strumenti preziosi per comprendere e accompagnare tali vissuti. E’ fondamentale che il terapeuta sia consapevole di come le introiezioni eteronormative e le esperienze frequentemente sperimentate dalle persone LGBTQIA+ di invisibilità, rifiuto e di non appartenenza abbiano effetti profondi sul processo di regolazione del confine, in cui l’esclusione sociale o la minaccia della stessa, può tradursi in interruzioni di contatto e in forme di ritiro o iper-adattamento. L’esperienza di accoglienza che il terapeuta contribuisce così a costruire all’interno della relazione d’aiuto attraverso una presenza rispettosa e consapevole, diventa un elemento di per sé ristrutturante e trasformativo creando un campo sufficientemente sicuro, non giudicante e non patologizzante. Accanto a una cornice teorica di riferimento, verranno proposte esperienze pratiche volte a favorire la consapevolezza del campo, delle polarità interne e delle dinamiche relazionali implicate nel lavoro clinico con persone LGBTQIA+. I partecipantə saranno invitatə ad esplorare il proprio posizionamento personale e professionale, riflettendo sul ruolo del terapeuta come co-costruente del campo e come presenza responsabile nel sostenere processi di dialogo autentico e inclusivo. Il workshop intende offrire strumenti di riflessione e di pratica clinica coerenti con una prospettiva gestaltica sensibile alle differenze individuali e ai contesti socioculturali.
Inizio
14:30
Fine
16:30
BOX 8
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 11
DOCENTI annalisa castrechini HCC Kairos
L’esperienza del carcere come ri-scoperta del sé e dell’altro
L’essere umano è un essere storico, perché è nel tempo che si inscrive la sua esperienza dove vissuti e azioni prendono forma e acquistano significato. Egli possiede la realtà del suo passato, sequenze che non può cambiare né cancellare ma a cui è chiamato a dare un senso e sarà questa capacità a ridefinire la trama della sua esistenza. Significare gli accadimenti, rivedere criticamente le proprie scelte è – o dovrebbe essere - il compito del carcere, ovvero quello di accompagnare la persona a prendere consapevolezza dei propri trascorsi più truci e meschini, per costruire nuove possibilità del proprio esserci nel mondo. Il carcere rappresenta un’esperienza così significativa e perturbante da rendere necessario un accompagnamento nel suo percorso; ossatura di questo processo è il programma di trattamento, fondato su specifici criteri di individualizzazione - così come recita l’Ordinamento Penitenziario. Il trattamento rieducativo, ponendo attenzione alla persona, al suo funzionamento e potenzialità evolutive, la coinvolge in specifiche attività - come i gruppi terapeutici e di sostegno, gli Interventi Assistiti con gli Animali, le attività sociali e culturali - che promuovono e rinsaldano la crescita di aspetti costruttivi. Il carcere, dunque, promuove il coinvolgimento in esperienze che favoriscono il senso etico della responsabilità dove la dimensione della scelta sappia contemplare il valore dell’altro e del bene comune.
Inizio
14:30
Fine
16:30
BOX 8
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 12A
DOCENTI sonia zangarini igat
Dal sublime al ridicolo: l’enneagramma psico-spirituale
L’Enneagramma, nella sua radice originaria, non è una tipologia della personalità ma una mappa del viaggio dell’anima: mostra come la qualità più alta di ogni essere umano – ciò che è sublime – possa corrompersi nel momento in cui perde il contatto con la propria sorgente. La caduta dell’essenza nella forma, e il suo possibile risveglio, costituiscono il cuore di questo percorso psico-spirituale. Il workshop propone un’esperienza diretta di questo movimento, integrando la prospettiva sufi e quella gestaltica: dall’osservazione fenomenologica delle proprie modalità di contatto, fino al riconoscimento del momento in cui l’attributo santo si trasforma in ego. Attraverso esercizi corporei, momenti di introspezione e dialoghi in coppia, i partecipanti esploreranno il punto in cui la propria autenticità si incrina e diventa maschera, riconoscendo nel ridicolo un’eco del sublime perduto. L’intento non è “migliorare” il carattere, ma vedere con chiarezza la sua struttura, fino a ritrovare la qualità viva che vi si nasconde: umiltà, compassione, presenza. Quando l’essere umano riesce a sorridere del proprio ridicolo, la coscienza si riapre al sublime. In questo sguardo disincantato e compassionevole si apre la possibilità di una trasformazione reale: la riscoperta dell’umorismo come forma di saggezza e dell’umiltà come via per ritornare alla propria natura originaria.
Inizio
14:30
Fine
19:00
BOX 8
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 12B
DOCENTI jgor luceri sgt
Individui e condividui?
In psicologia, L’identità è il nucleo del sé che rimane coerente nel tempo. Questo concetto è introdotto per primo da John Locke (1690), nei Saggi sull’intelletto umano, in cui l’idea di identità personale è concepita come continuità della coscienza nel tempo: sei la stessa persona perché ricordi di esserlo. L’identità è in effetti un’esigenza irrinunciabile; ma di «sola» identità si muore» (Remotti, 1996) se considerata come frutto di un processo di monosis, diventare uno, in cui l’essere individuo significa massimizzare le somiglianze, cristallizzandole, per restare sè stessi nello scorrere del tempo. I rischi sono l’isolamento, dato che sono fatto solo da me stesso e dalle mie caratteristiche, e la dispersione/disorientamento se non riesco a collegare le diverse rappresentazioni di me. Sia sul piano concettuale che su piano pratico è importante introdurre l’alterità e pensarci come condividui, microcosmi sociali fatti di relazioni, in continuo divenire, riappropriandoci così delle differenze che vengono tenute insieme proprio dalle rappresentazioni che gli altri hanno di me e che io ho di me attraverso gli altri.
Mantenendo un focus di campo e relazionale, attraverso alcune esperienze pratiche che ci aiuteranno ad incarnare questi concetti vedremo come esportarli nel contesto terapeutico e qual è la loro importanza.
Inizio
14:30
Fine
16:30
BOX 8
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 13
DOCENTI marco tarantino ipge
Stare nel flusso: riscoprire le radici attraverso la pratica della consapevolezza
“La terapia della gestalt è radicalmente fenomenologica, e il suo scopo primario è una maggiore consapevolezza di sé; questo sforzo fenomenologico deve essere nel tentativo di sviluppare un'ontologia della consapevolezza, cioè consapevolezza del modo di essere e degli aspetti volitivi di quel modo di essere, e del cambiamento.
Secondariamente, un tale sistema terapeutico si concentrerà meno direttamente, se non per niente, sul cambiamento del paziente nel senso di aiutarlo a cambiare da come è a un altro modo di essere. Piuttosto si concentrerà nel renderlo più consapevole di come è. Un tale sistema psicoterapeutico, quindi, deve rendere operativo il principio secondo cui la consapevolezza stessa è un potenziale agente di cambiamento e che una volta sviluppata la piena consapevolezza, la scelta è lasciata al paziente. Il lavoro terapeutico consiste nel rendere disponibile al paziente la consapevolezza di come è, con l'ipotesi che, paradossalmente, questo lo cambi”
(J. Dublin)
“Quando un terapeuta ha un obiettivo per il suo paziente, io penso che questo paziente sia in difficoltà. Il tipo di problema che un paziente ha quando un terapeuta ha un obiettivo per lui è un aggravamento del problema che aveva all’inizio e che lo ha spinto ad andare in terapia […] quando cerco di essere utile, ho l’ idea di aiutare. Parto da un concetto, ho un’opinione, una convinzione, un’idea di cosa sia “utile” e ho un obiettivo. Tutto questo è nel mio “pensiero”. Il processo che scorre liberamente, che sono io, non ha obiettivi e non può funzionare quando li ho”
(B. Stevens). La Psicoterapia della Gestalt è un approccio terapeutico che ha saputo adattarsi creativamente ai tempi, e nel corso degli anni ha ampliato il suo corpus di conoscenze: i terapeuti si sono confrontati con molteplici setting, contesti, pazienti, senza mai perdere il contatto con quello che è il punto centrale del processo terapeutico, ossia la promozione della consapevolezza come motore del cambiamento (Fogarty).
Questo workshop si propone di esplorare la consapevolezza e di fare esperienza di come questa possa aprire spazi di contatto con sé stessi e spazi di crescita, mettendo in evidenza il fatto che promuovere la consapevolezza sia il vero agente del cambiamento in Psicoterapia della Gestalt
Inizio
14:30
Fine
19:00
BOX 8
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 14A
DOCENTI massimo cavarai sinapsi
stefania carè sinapsi
Tanta storia, tante storie. Lo psicodramma Gestaltico
Siamo circondati di Storia e immersi nella Storia. Come può, tutto ciò influenzare la nostra vita? Se ‘storia’ significa ‘ricerca’, in quale modo si intreccia alla nostra ricerca individuale? Le storie da sempre sono fonti d’ispirazione, confronto e crescita e la loro trama crea il tessuto delle nostre vite. Attraverso la narrazione ritroviamo la centralità e diventiamo attori consapevoli della nostra esistenza. Il recupero della sequenzialità e del fascino che si cela nella complessità delle nostre esperienze ci permette di dare un senso nuovo alla “trama”. Noi viviamo grazie alla storia che ricordiamo della nostra vita e l’atto stesso del narrarci ci permette di percepire “l’esserci” e sviluppare un buon senso di appartenenza. Il seminario sarà un’occasione per sperimentare la metodologia dello Psicodramma Gestaltico in ambito individuale e di gruppo.
Inizio
14:30
Fine
19:00
BOX 8
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 14B
DOCENTI milena mazzara sipgi
vitalba casano sipgi
Gli stili di attaccamento sulle proiezioni immaginifiche dei sogni: una strada percorribile?
Diversi gli studi orientati sulla ricerca di eventuali correlazioni tra stile d’attaccamento
(percezione, risposta e schema comportamentale) e contenuti onirici. Il grado di evitamento, ad esempio, nello stile d’attaccamento è risultato associato a desideri di evitamento e a rappresentazioni negative delle altre persone nei sogni. Il grado di ansietà, invece, è risultato associato a desideri di vicinanza interpersonale, specialmente nei sogni occorsi nelle notti successive a giornate stressanti (Mikulincer M, Shaver PR, Avihou-Kanza N., 2011). Sulla base dei risultati a cui si è approdati attraverso la ricerca, con questo workshop ci si propone di accompagnare i partecipanti in un viaggio esplorativo ed esperienziale in cui:
-Riattivare i sogni ricorrenti o quelli più vividi nel ricordo;
-Esplorarne le dinamiche oniriche;
- Rintracciare nelle esperienze oniriche le percezioni di sé, dell’altro e la risposta comportamentale attesa (cosa mi dico, cosa dico dell’altro, come mi metto in azione rispetto all’altro);
- Potenziare trasversalmente la consapevolezza sulle aree relativi ai propri stili.
Inizio
17:00
Fine
19:00
BOX 9
DOVE Centro Colombo
Via Cristoforo Colombo 116 Roma
AULA 6
DOCENTI barbara bellini sgt
valeria magarelli sgt
Anarchia amorosa. Parliamone.
Hai preso in considerazione che in tutte le relazioni c'è un gioco di potere? Come si manifesta il potere? È tua esperienza che solitamente il conflitto si risolve con una persona che ha ragione e l'altra ha torto, una che vince e l'altra che perde? La monogamia è una scelta concordata, o scontata? E se la monogamia fosse uno strumento di controllo della genitalità dell’altrə?
Queste e altre riflessioni saranno oggetto di discussione e di esperienza all'interno del workshop, a partire dalla cornice teorica che la Scuola Gestalt di Torino ha sviluppato nell'ambito della Sessuologia.
Inizio
17:00
Fine
19:00
BOX 9
DOVE Centro Colombo
Via Cristoforo Colombo 116 Roma
AULA 8
DOCENTI francesca piccolo iga
rebecca autorino iga
Infertilità nella coppia e PMA: il dialogo clinico multidisciplinare nella cornice Gestalt Analitica
L’infertilità di coppia è ad oggi uno degli eventi con maggior impatto traumatico, stressante e sono in crescita esponenziale le coppie che si ritrovano a dover vivere ed affrontare medicalmente e psichicamente l’impatto e la “cura” di tale diagnosi. In passato, anche a causa della scarsa informazione che c’era in questo delicato campo, arrivavano nei centri di PMA (Procreazione Medicalmente Assistita) coppie con un’età più avanzata e che da lungo tempo provavano a concepire naturalmente un bambino. Oggi la situazione è in continuo movimento e vediamo anche coppie molto giovani o che provano da pochi mesi a concepire un figlio avvicinarsi alle cliniche di PMA ed iniziare percorsi di speranza e cura. L’infertilità si presenta come un ospite indesiderato che minaccia ed interferisce in tutte le dimensioni esistenziali della coppia: fisica, psichica, sessuale, spirituale e relazionale. Nella letteratura scientifica attuale si sostiene che solo un modello complesso bio- psicosociale e multifocale può permettere di avere un approccio “proficuo” nella relazione terapeutica con la coppia infertile. La nostra esperienza clinica si è focalizzata negli anni nella presa in carico delle coppie e dei pazienti lungo l’intero percorso di costruzione della famiglia e di PMA dal punto di vista emotivo, psico-corporeo e sessuologico aprendo la strada a riflessioni preziose sulle dinamiche individuali e relazionali che si attivano e si trasformano nel “tempo” sino al significato profondo di quel figlio, sia se quest’ultimo arriva sia quando mai arriverà!
Con questo workshop si vuole dare una lettura generale della PMA e delle sue diverse dimensioni e sfumature integrate affinché sia di aiuto e riflessione per ogni specialista che si ritrova ad accompagnare i singoli pazienti o le coppie in questo delicato percorso. Una parte teorica e di lavoro sul campo ed una parte interattiva, partendo da riflessioni insieme e da casi clinici, daranno una panoramica generale ma anche profonda di quello che oggi è un tema che non si può trascurare poiché solo un percorso interiore profondo può rendere fertile anche la strada dell’infertilità!
Inizio
17:00
Fine
19:00
BOX 10
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 1
DOCENTI riccardo zerbetto cstg
L’esperienza comunitaria come risorsa terapeutica e come stile di vita
La dimensione comunitaria fa parte della mia storia personale e professionale: ho avuto una esperienza decennale di vita in comune da giovane e ho studiato le comunità terapeutiche negli USA per alcuni mesi grazie ad una borsa di studio. Da questa esperienza, nella qualità di consulente del comune di Roma ho fondato le comunità terapeutiche per tossicodipendenti di Città della Pieve e Massimina garantendone la supervisione per 18 anni salvo fondare successivamente il Programma Residenziale Intensivo Breve (PRIB) Orthos per giocatori d’azzardo sostenuto per 12 anni come progetto sperimentale dalla regione Toscana ed ora “approvato come struttura socio-sanitaria per il trattamento delle dipendenze comportamentali ed attualmente inserita nel Piano socio-sanitario regionale ed anche recepita dal Ministero della Salute tra le forme di intervento residenziali intermedie tra psicoterapia spesso inefficace e forme di lungo-assistenza. E caratteristiche del programma sono: a scelta per una sede residenziale sita in un contesto a forte caratterizzazione naturalistica e lontana da centri abitati risponde ad una serie di motivazioni tra cui:
• Importanza di interrompere anche a livello concreto, oltre che simbolico, un ripetersi di comportamenti coattivi ed autolesivi
• Possibilità di affrontare quell’horror vacui a cui tanti comportamenti assuntivi si riconducono. Stare con il “vuoto” può rappresentare quel punto di svolta da una continua fuga dalla propria ombra verso una ritrovata familiarità con se stessi, le proprie paure, i propri mostri persecutori che tali non sono più se solo siamo aiutati ad affrontarli e a conoscerli con l’aiuto di un terapeuta formato e di compagni di viaggio con cui condividere l’esperienza di un nuovo incontro con se stessi
La comunità residenziale Orthos è ospitata in una casa colonica della campagna senese sita nel comune di Monteroni d’Arbia. La sua particolare ubicazione consente un piacevole soggiorno ai pazienti in un ambiente tranquillo e confortevole.
La struttura dispone di stanze da letto, spazi comuni, biblioteca specializzata e ambienti per lo studio, ambiente per le attività terapeutiche, atelier per le attività di espressione artistica e corporea, spazi per attività occupazionale e lavoro al computer.
Gli obiettivi terapeutici si identificano nei seguenti punti:
• Esplorazione della storia personale e identificazione di eventuali disturbi della personalità che hanno messo in atto e successivamente perpetuato l’incapacità di regolare i propri impulsi e di realizzazione di un soddisfacente progetto di vita
• Riappropriazione delle componenti emozionali, cognitive, relazionali e comportamentali disfunzionali assumendone la personale responsabilità
• Rivisitazione della storia affettiva e analisi dei possibili meccanismi di compensazione – attraverso il gioco compulsivo ed altri comportamenti di dipendenza o a rischio - della possibilità di strutturare soddisfacenti rapporti di intimità e di relazione costruttiva
• Messa a punto della situazione economico-lavorativa con programma di rientro di eventuali situazioni debitorie e di reinvestimento su possibili prospettive di lavoro.
L’approccio è di tipo umanistico-esistenziale che fonda sui presupposti della relazione Individuo-Ambiente e sulle funzioni del sé come impianto epistemologico e metodologico di intervento. Orthos è sede di tirocinio e offre trattamenti su “Addictions” (GAP, NET, Food and … Love!) ma anche di disagio esistenziale interessati ad alleggerire il ricorso a psicofarmaci e in grado di affrontare le motivazioni all’origine del disagio in un ambiente umanamente accogliente e grazie a competenze collegate alla rete IIPDW (https://iipdw.org/italy).
Inizio
17:00
Fine
19:00
BOX 10
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 2
DOCENTI elisa rossetti igro
La dimensione corporea nella Psicoterapia della Gestalt
Come il corpo può dar voce al mondo interno nel processo terapeutico diventando voce ed espressione di vissuti e gestalt incompiute.
Inizio
17:00
Fine
19:00
BOX 10
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 3
DOCENTI letizia bonelli iga
silvia savini iga
Il nostro posto nel mondo. Quando si perde il senso del proprio esistere
Quando l’irrealtà ci pervade, non abbiamo la percezione di chi siamo e di dove stiamo andando. Ci sentiamo estranei al mondo circostante e non sappiamo trovare un ‘nostro’ mondo. Allagati dall’inconscio e dall’ansia dell’esistere ci si sente ‘persi’ e preda dell’angoscia. In un’ottica gestalt analitica questa perdita di senso rappresenta non solo un sintomo ma l’interruzione del flusso dell’esperienza. Si cercherà di far entrare i partecipanti in contatto con il loro senso dell’esistere attuale. Sperimentare come le perturbazioni influenzino la percezione di noi stessi e possano modificare come ci muoviamo nel mondo, spingendoci a trovando soluzioni nuove, realizzare nuove/diverse relazioni. Il perturbante porta alla fuga o alla ricerca dell’altro? Ci apre all’esperienza rendendo più permeabile il confine o lo irrigidisce impedendo il fluire nutriente del ciclo di contatto? I partecipanti potranno entrare in contatto con i propri simboli dell’inconscio dando ad ognuno di essi un significato, sia all’interno della Psiche Oggettiva che della Psiche Individuale. L'obiettivo sarà quello di individuare un elemento interno che ci ancori a noi stessi, a ciò che scaturisce dall’inconscio, per non farci più sentire estranei nel mondo.
Inizio
17:00
Fine
19:00
BOX 10
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 4
DOCENTI diletta saltara igf
Sedie vuote, corpi pieni. Presenza espressione e appartenenza. Integrazione tra pratiche corporee e Psicoterapia della Gestalt.
Questo workshop nasce ponendosi alcune domande ispirate dalle tematiche del congresso: cosa significa oggi appartenere? Come restare in relazione senza perdersi? Di cosa ho bisogno per esserci, in una società frammentata e in continuo mutamento? Che “sapore” ha la mia presenza e quella dell’altro? La proposta è una pratica terapeutica di gruppo in corso di sviluppo, centrata sul dialogo tra le parti del Sé attraverso il corpo e il movimento. Il conflitto è inteso come tensione dell’esperienza che si manifesta nel sentire e chiede di essere attraversata prima di essere pensata (Quattrini, 2013). Uno spazio in cui il corpo diventa via di accesso a un’esperienza più autentica di sé e dell’altro, coltivando presenza, ascolto e capacità di abitare la complessità delle relazioni contemporanee. In questo tempo segnato da frammentazione, polarizzazione e solitudine relazionale, questa pratica terapeutica invita a spostare l’attenzione dal piano cognitivo a quello esperienziale. È nel corpo — nel movimento, nel ritmo, nell’appoggio — che le parti del Sé si rendono presenti e differenziabili; è lì che il conflitto prende forma e può trasformarsi. Le polarità si rendono visibili, chiedono ascolto, cercano forma. Restare, sentire, differenziarsi: da qui può nascere un dialogo. Il lavoro corporeo in movimento spontaneo apre uno spazio in cui presenza ed espressione possono emergere prima della parola. Nell’incontro, qualcosa si muove: avvicinarsi, sostare, lasciarsi incontrare e restare in contatto senza perdersi. Il gruppo facilita e contiene. Un lavoro che integra pratiche corporee con l’approccio gestaltico fenomenologico - esistenziale. Ri-trovare risorse per stare con sé stessi e aprirsi all’altro lasciando emergere una possibilità di appartenenza. La parola arriva in un secondo tempo come possibilità di dare forma e chiudere l’esperienza aprendo a nuove modalità di stare in relazione.
Inizio
17:00
Fine
19:00
BOX 10
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 5A
DOCENTI silvia ragni ipge
Tra dialogo e silenzio: la potenza del suono per far emergere il conflitto e trasformarlo in incontro
La mediazione artistica – in questo caso la musica - è estremamente efficace nella terapia grazie alla componente comunicativa, in particolare quella non verbale. Il suono è un comunicatore universale, arcaico, profondo, e nello stesso tempo in grado di suscitare aspetti autobiografici, emotivi e regressivi specifici della persona. Ha quindi una valenza soggettiva e comunitaria allo stesso tempo. Nel “trasmettere” il proprio messaggio, il suono bypassa il livello cognitivo e agisce su livelli profondi ed inconsapevoli e permette un cambio di stato di coscienza rapidissimo, che sfugge agli usuali meccanismi di controllo del pensiero. In questo workshop esploreremo e sperimenteremo attività a mediazione artistica secondo un approccio gestaltico espressivo, utilizzando strumenti musicali per i quali non è necessaria competenza pregressa. Nel qui e ora, queste esperienze consentiranno ai partecipanti di immergersi in una dimensione in cui la parola lascia spazio ai sensi. Elementi opposti, apparentemente contrastanti, daranno luogo a dialoghi trasformativi: da una dimensione sensoriale ed immersiva a quella metaforico-esistenziale. Alla fine delle esperienze un momento di condivisione verbale ci consentirà la lettura dell’esperienza e un breve inquadramento teorico rispetto all’uso del mediatore artistico nella psicoterapia.
Inizio
17:00
Fine
19:00
BOX 10
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 5B
DOCENTI valentina longhi igf
Il corpo nella relazione
Il corpo appare oggi al centro di attenzioni continue da parte della medicina, che lo scompone e lo oggettualizza, dei social media che inneggiano a un’immagine idealizzata allontanandolo però dalle relazioni e dal contatto intimo, e anche dalla politica che lo strumentalizza continuamente secondo i propri bisogni. Eppure, a tutte queste attenzioni, non corrisponde una vera dimensione di cura e di ascolto verso il corpo, che spesso rimane come un involucro, un oggetto giudicato, valutato, fonte di sofferenza, un corpo che si vorrebbe cambiare per apparire diversi, un corpo dal quale vorremmo emanciparsi o trasformare in altro per riconoscersi. Essere un corpo, a differenza di avere un corpo, è invece un’esperienza densa e corrisponde alla coscienza di essere al mondo. Il corpo da questa prospettiva diventa un corpo vissuto che si apre al mondo e a sua volta apre un mondo. Il corpo vissuto è il luogo dell’incontro con sé stessi e con l’altro: è attraverso l’incontro con il corpo del genitore, per esempio, che il neonato struttura la propria esperienza e attraverso questa esperienza si svilupperanno poi anche la coscienza e la cognizione. Il corpo ha memoria, ricorda molto bene e a lungo, in esso tutto si conserva, traumi rimossi, lunghi periodi di tristezza, di stress, di frustrazione, shock più o meno improvvisi, anni e anni di posture sbagliate ormai sentite come nostre e normali. Il corpo parla della nostra esistenza e di come stiamo in relazione all’altro. Nel corpo si manifestano le emozioni e vi rimangono imprigionate quando non trovano una direzione o almeno una via espressiva, dando luogo a dolori articolari, manifestazioni cutanee, stanchezza e altri sintomi che ormai anche la medicina definisce come psicosomatici. Per questo è sempre più necessaria una psicoterapia che vada a lavorare anche sul corpo attraverso processi bottom-up, avvicinandosi al linguaggio delle sensazioni e allenando le capacità percettive e enterocettive, permettendo l’acquisizione di nuovi schemi motori, riequilibrando il sistema neurofisiologico. Questo permette di dar vita a un vero e proprio cambiamento nei pensieri, nelle emozioni e nei comportamenti che renderanno possibile a loro volta anche una riorganizzazione del sistema nervoso stesso, un miglioramento della qualità dei movimenti fisici nella direzione di una maggiore espansione, piacevolezza e integrazione.
Inizio
17:00
Fine
19:00
BOX 10
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 6
DOCENTI laura mangiagli iga
elisa mori iga
Il gruppo nella Gestalt Analitica e il contatto autentico nel qui e ora
Nella Gestalt Analitica il pensiero junghiano può iscrivere la terapia della Gestalt entro un orizzonte più ampio, per arrivare alle figure che stanno dietro a quelle presenti nel qui ed ora. Così si pone come assunto teorico quello di allargare il “come” gestaltico per giungere alle figure, archetipi e simboli che sono dietro a quelle che emergono nel campo offerto dal gruppo. In quest’ottica nella seduta di gruppo si entra in contatto con la situazione presente e con la dinamica dei “come”, perché fornisce una immediatezza e consente di eliminare quasi del tutto la razionalizzazione arrivando all’emozione incarnata nel corpo e nella potenza delle immagini interne. L’emozione che emerge dallo sfondo indifferenziato, o potremmo dire dal rimosso, con maggiore immediatezza durante la terapia di gruppo come dice Donadio chiarisce e depura maggiormente dai meccanismi di difesa, è la via che “rappresenta un archetipo” (Donadio, Carta 1987). In questo workshop il gruppo sarà utilizzato come campo fenomenologico, luogo in cui osservare e vivere i processi emotivi e cognitivi dei partecipanti, attraverso le emozioni le immagini ed il corpo ci sarà l’opportunità di esplorare il proprio modo di essere in relazione. L’obiettivo sarà favorire la costruzione di una presenza consapevole, capace di sostenere il gruppo come organismo vivo e co-creato, nel quale ogni esperienza individuale diventa parte del campo comune.
Inizio
17:00
Fine
19:00
BOX 10
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 7A
DOCENTI antonio ferrara igat
I giochi psicologici alla luce Gestaltica
A partire dal capitolo dei giochi psicologici, a cui fa riferimento F. Perls, daremo vita sperimentandoli con la formulazione che li rappresenta, per vivere il gioco entrando in successive identificazioni e per scoprire come si producono relazioni distruttive e come è possibile attivare nuove forme di espressione, che superano le svalutazioni sulle quali si fondano. Andremo a scoprire nuove relazioni fondate sull’autonomia, stando nel qui e ora, e non condizionati nel passato. I giochi hanno dei loro nomi, dei loro personaggi e creano storie che possono essere esaminate e elaborate, attraverso tecniche e principi gestaltici fondati sulla identificazione nelle parti. In questo caso, l’identificazione permette di esprimere creativamente gli scopi e gli obiettivi dei personaggi che lo mettono in atto, come in una pièce teatrale. A sostegno di una comunicazione poco efficace o addirittura distruttiva, si possono creare personaggi alternativi che entreranno in una visione più accettante e consapevole dei vissuti relazioni, così da offrire un nuovo modello di esistenza guidato da parti adulte della personalità. Quelle che vivono nel qui e ora, piuttosto che su storie del passato che insistono in una realtà che è completamente diversa da quella immaginata, influenzati da un passato che si è irrigidito su schemi ripetitivi che non permettono un continuo adattamento a una vita che scorre negli anni, e che rispondono a esperienze di vita completamente cambiate.
Inizio
17:00
Fine
19:00
BOX 10
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 10
DOCENTI vania sessa ipge
Mindfulness, compassion ed equanimità nella Psicoterapia della Gestalt per una pratica clinica più presente, umana e consapevole
Questo workshop propone un’esplorazione integrata di mindfulness, compassion ed equanimità all’interno della cornice teorico-metodologica della psicoterapia della Gestalt, rivolgendosi a psicoterapeuti interessati ad approfondire la qualità della presenza e della relazione terapeutica nel qui-e-ora. Nel dialogo tra approccio gestaltico e pratiche contemplative contemporanee, la mindfulness verrà presentata come atteggiamento condiviso di terapeuta e paziente. Per il terapeuta, essa rappresenta una postura di presenza intenzionale, incarnata e non giudicante, che sostiene la capacità di osservare i propri processi interni — emozioni, sensazioni e risonanze — senza confonderli con quelli del paziente, mantenendo chiarezza fenomenologica e responsabilità relazionale. Per il paziente, la mindfulness diventa una risorsa esperienziale che favorisce la consapevolezza di sensazioni, vissuti emotivi e modalità di contatto, ampliando la possibilità di scelta e di autoregolazione. In questo senso, la mindfulness non è una tecnica isolata, ma una qualità del campo terapeutico che sostiene il processo di consapevolezza. La compassion verrà declinata sia come attitudine verso il paziente sia come self-compassion del terapeuta: la capacità di rivolgere a se stessi uno sguardo gentile e non giudicante rispetto a limiti e vulnerabilità, fondamento di un contatto autentico. L’equanimità sarà esplorata come riconoscimento di una comune condizione esistenziale: terapeuta e paziente come esseri viventi nella stessa “barca”, entrambi attraversati da incertezza e ricerca di senso. Attraverso pratiche guidate e momenti di condivisione, i partecipanti esploreranno questi atteggiamenti per integrarli nel proprio stile clinico. Valorizzando la postura del terapeuta come principale strumento di cura, il workshop intende offrire uno spazio per nutrire una pratica clinica più presente, umana e responsabile, capace di coniugare profondità, delicatezza ed efficacia nel rispetto della complessità dell’esperienza terapeutica.
Inizio
17:00
Fine
19:00
BOX 10
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 11
DOCENTI bruno foti HCC Kairos
La musica sicura. Un approccio gestaltico alla musicoterapia
Con riferimento alla Psicoterapia della Gestalt e alla Teoria Polivagale di Porges questo work shop ha l’obiettivo di condurre il gruppo a focalizzare l’importanza del suono nel proprio corpo. Saranno illustrate alcune note fenomenologiche a proposito di voce, suono e corpo in movimento e il concetto di Musica sicura nato nello sfondo della teoria Polivagale nel lavoro clinico con il trauma. Attraverso brevi esperienze di gruppo saranno proposte alcune suggestioni come ad esempio suonare il proprio corpo, di concentrazione del sè attraverso la voce e di esperienza di manipolazione di strumenti autocostruiti nonché di ascolto delle “Musiche del cuore”. La musicoterapia, nel panorama ampio delle artiterpie, rappresenta lo sfondo- come peraltro lo è la musica nella nostra vita - di questo lavoro la cui finalità è di sensibilizzare all’importanza che tutti gli operatori della relazione d’aiuto dovrebbero direzionare verso il potenziamento e l’ampliamento della sensorialità. Partire dal corpo per migliorare l’ascolto dell’altro, per sentire il dolore dell’altro, per annusare e fidarsi dell’intuizione e finalmente comprendere quanto il proprio corpo è il vero monitor della relazione. Il passaggio dall’ascolto della propria sensorialità all’interazione con l’altro è quel “tra” che sarà facilitato dall’utilizzo del mediatore sonoro-musicale (voce- corpo-strumento).
Inizio
17:00
Fine
19:00
BOX 10
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 12A
DOCENTI marilena iasevoli HCC Kairos
Sessualità e intimità nelle relazioni oggi
Nel tempo presente la sessualità è sempre più visibile, nominata, esibita, accessibile...eppure, nella pratica clinica, emergono con crescente frequenza difficoltà a sostenere l’intimità e nelle relazioni affettive e di fatto aumentano i problemi sessuali. I problemi sessuali non si possono scindere dalle difficoltà che le relazioni vivono oggi, come sappiamo i cambiamenti sociali influenzano le relazioni e i modi di vivere lo stare insieme. Oggi il rischio non è la moltiplicazione delle nuove forme relazionali, nuove configurazioni familiari, monogamie consensuali, identità plurali, ecc. L’esperienza erotica, oggi, oscilla spesso tra polarità estreme. Le App di dating, la comunicazione mediata, la possibilità costante di alternative relazionali amplificano la stimolazione ma ci rendono più fragili nel gestire il proprio e l’altrui sentire. A partire dall’esperienza clinica in ambito sessuologico, il contributo propone una lettura gestaltica dei problemi sessuali nelle diverse attuali dinamiche relazionali. L’eros può allora tornare a essere non solo espressione del desiderio individuale, ma principio generativo di dialogo tra due bisogni relazionali: imparare a coniugare libertà e appartenenza nella Polis e nella Oikos.
Inizio
17:00
Fine
19:00
BOX 10
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 13
DOCENTI daniele naldi ipge
La presenza come fondamento del dialogo terapeutico
A prescindere dall’orientamento teorico, ma con particolare rilievo in ambito umanistico relazionale, aspetto centrale di un lavoro psicoterapeutico è rappresentato dalla qualità di presenza del terapeuta. Le tecniche sono ovviamente importanti, ma ciò che produce “cura” non è la tecnica in quanto tale, ma la relazione, ed una relazione psicoterapeutica senza qualità di presenza perde di significato. Il workshop mira a “giocare” su quegli aspetti che favoriscono presenza.

16 Maggio 2026

6

Sezione
Inizio
09:00
Fine
13:30
BOX 11
DOVE Centro Colombo
Via Cristoforo Colombo 116 Roma
AULA Auditorium
DOCENTI efisio temporin igro
maria grazia fiorini sgt
pietro bonanno cgv
Discussione su un caso clinico condiviso
Con l’intento di offrire una occasione di confronto esperienziale e di approfondimento teorico che mostri la trasversalità della Gestalt nelle diverse scuole, ed anche gli affondi sulle specificità che caratterizzano ogni istituto nel processo diagnostico e nell’orientamento pratico della sessione terapeutica, Pietro Bonanno (CGV Livorno), Maria Grazia Fiorini (SGT Udine) ed Efisio Temporin (IGR Ravenna), si alterneranno in una seduta dal vivo a “sei mani”. Al termine della seduta sarà possibile analizzare insieme il processo appena avvenuto, delineare lo specifico modo di leggere le scelte fatte e di rispondere avviare un dialogo con la platea, rispondendo a tutte le domande che emergeranno.
Inizio
09:00
Fine
13:30
BOX 12
DOVE Centro Colombo
Via Cristoforo Colombo 116 Roma
AULA 5
DOCENTI carolina alfano igat
santina pierro igat
L’ansia come processo di trasformazione: dal blocco all’energia creativa
L’ansia viene descritta come uno stato di tensione e di apprensione che si manifesta in seguito a una situazione percepita come minacciosa o incerta. In generale l’ansia, in maniera funzionale, è una risposta naturale e adattativa che aiuta l’individuo a prepararsi a fronteggiare le sfide e i pericoli. L'ansia può trasformarsi e diventare disfunzionale quando ostacola la vita quotidiana e le relazioni interpersonali. Molte volte viene vista come un blocco che impedisce la piena espressione di sé e la realizzazione delle proprie potenzialità. La Gestalt ci aiuta a comprendere come l'ansia possa essere legata alla mancanza di consapevolezza nel qui e ora, mentre l'Analisi Transazionale ci consente di esplorare gli schemi di comportamento e di comunicazione disfunzionali che possono contribuire ad alimentare questo blocco. Secondo Berne, l'ansia può essere il risultato di transazioni disfunzionali tra gli stati dell'Io, che possono portare a sentimenti di inadeguatezza e di insicurezza. La teoria della Gestalt, invece, considera l'ansia come un'esperienza che può essere trasformata in energia creativa attraverso la consapevolezza e l'accettazione del qui e ora di tutte quei pensieri, emozioni che escludiamo, ma che in realtà vanno integrati. Questo lavoro esplora la duplice natura dell'ansia, partendo dal blocco che ostacola la crescita personale, attraverso un processo di trasformazione si arriva all’energia creativa, favorendo la piena espressione di sè, una fonte di ispirazione e crescita personale. Attraverso la consapevolezza e l'accettazione, è possibile trasformare l'ansia in una forza positiva.
Inizio
09:00
Fine
11:00
BOX 12
DOVE Centro Colombo
Via Cristoforo Colombo 116 Roma
AULA 6
DOCENTI valeria ciciotti aspic
Avere a cuore: appar-tenere a qualcuno. La famiglia come comunità che nutre
Come possiamo tenerci in piedi e resistere forti alle intemperie della vita? In un momento storico in cui anche i dubbi e le paure sul futuro spesso ci paralizzano, la famiglia e la coppia (per famiglia intendo anche quella professionale), possono essere un porto sicuro da cui partire per esplorare nuovi territori ed affrontare nuove sfide. Il coltivare e l’”abbellire” quindi la nostra vita relazionale risulta essere quindi un fattore protettivo per sentirci meno soli e fragili e soprattutto maggiormente vincenti. La famiglia intesa come comunità ci permette di affrontare il dolore e di trasformarlo in vita condivisa ogni volta che sentiamo che “il contenitore è solido e sicuro” e se questo avviene ci permette di essere maggiormente vicini agli altri e al loro dolore. Tenersi per mano quindi anche per man-tenersi, per essere in grado di badare a noi stessi e costruire il futuro che desideriamo, nonostante tutto. Una delle possibili strategie per connetterci sempre di più è quella di imparare a gestire i conflitti, intesi come via regia per la comprensione affinché tutti i membri della coppia/famiglia possano trovare strade per fare spazio ai propri sogni.
Inizio
09:00
Fine
13:30
BOX 12
DOVE Centro Colombo
Via Cristoforo Colombo 116 Roma
AULA 7
DOCENTI isadora martino igp
mirko antoncecchi igp
Guarire il trauma: dal congelamento alla presenza
Il workshop propone un’esperienza formativa dedicata al lavoro clinico con il trauma alla luce dell’approccio gestaltico e delle più recenti prospettive neuro-fenomenologiche. Verrà approfondito come gli eventi traumatici possano generare interruzioni del contatto, restringimenti dell’esperienza e veri e propri stati di congelamento dell’organismo, in cui la vitalità e la capacità di orientarsi nel campo relazionale si bloccano per garantire la sopravvivenza.
Attraverso momenti teorici, esperienziali e di riflessione condivisa, esploreremo i processi che permettono di trasformare queste cristallizzazioni in nuove possibilità di movimento, auto-sostegno e presenza incarnata. Porteremo l’attenzione sulla qualità del contatto, sull’ascolto bottom-up dei segnali corporei, sulle micro-interruzioni dell’esperienza e sui modi in cui il terapeuta può favorire sicurezza, regolazione e integrazione.
Il percorso sarà co-condotto in un clima di cura e delicatezza, con l’obiettivo di offrire ai partecipanti strumenti per il lavoro clinico, educativo e comunitario, oltre che per il proprio cammino personale. Guarire il trauma viene così inteso come un movimento profondamente relazionale: un ritorno al corpo vivo, al contatto con l’ambiente e alla possibilità di essere presenti a sé e all’altro, affinché la persona possa tornare a sentirsi intera, radicata e capace di prendere pienamente parte alla propria esperienza.
Inizio
09:00
Fine
11:00
BOX 12
DOVE Centro Colombo
Via Cristoforo Colombo 116 Roma
AULA 8
DOCENTI marialetizia giorlando HCC Kairos
Il lavoro con i bambini in Gestalt Therapy
Il workshop si propone di presentare un modello di intervento clinico nel lavoro con i bambini in Gestalt Therapy.
Tale lavoro tratterà l’argomento partendo dal primo incontro con i genitori (raccolta di informazioni, visioni di entrambi i genitori della sofferenza del figlio, cogenitorialità...) poi l’incontro con la famiglia (lavorando sulle tre funzioni del Sé familiare) fino ad arrivare al lavoro terapeutico con il bambino. Inoltre in modo particolare, nel lavoro clinico con il bambino, saranno presentati alcuni strumenti terapeutici come mezzi di comunicazione preferenziale per raggiungere il bambino nel suo mondo esperienziale e relazionale. Infine ci si soffermerà sulla funzione Personalità del Terapeuta della Gestalt come “sponda relazionale” per sostenere la famiglia a raggiungere il bambino e aiutare il bambino a ristrutturare nuovi schemi dell’esserci con e continuare il suo percorso di crescita prima interrotto.
Inizio
09:00
Fine
11:00
BOX 13
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 1
DOCENTI cristina russotto sipgi
Intervento integrato sui disturbi d’ansia in età evolutiva
I disturbi d’ansia in età evolutiva rappresentano una delle problematiche psicologiche più diffuse tra bambini e adolescenti. Il presente workshop si propone di offrire una formazione completa, sia teorica che pratica, con l’obiettivo di acquisire competenze nell’approccio integrato ai disturbi d’ansia. Il percorso mira a fornire strumenti e strategie per l’abilitazione e la riabilitazione del comportamento, delle relazioni e delle emozioni nei bambini e adolescenti, tenendo conto delle diverse manifestazioni cliniche e dell’importanza del contesto familiare e relazionale. I partecipanti saranno coinvolti attraverso esperienze ludiche e di progettazione di interventi integrati.
Inizio
09:00
Fine
11:00
BOX 13
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 2
DOCENTI anna degano aspic
Lo psicologo di comunità quale generatore di nuove possibilità individuali e collettive. Tecniche e metodologie di ripensabilità della Gestalt all’empowerment, la sfida verso una società benevola
L'ambito di studio della Psicologia di Comunità ha come obiettivo migliorare la qualità della vita delle persone, nonché la creazione e lo sviluppo delle reti relazionali, potenziando il loro proliferare all'interno dei sistemi. In questo workshop verranno approfondite le ragioni per cui oggi più che mai, la Psicologia di Comunità può affrontare le sfide sociali contemporanee quali: la diversità sociale, l'inclusione e la globalizzazione. In questo momento storico c'è la necessità di integrare, sia la dimensione locale, che quella globale dell'umanità. Lo Psicologo di Comunità si aiuta gli individui, i gruppi, le organizzazioni, le città e i quartieri ad affrontare i fenomeni di disintegrazione sociale dei legami, facilitando l’incontro e il dialogo tra individui e contesti istituzionali. Proviene il proprio Burnout professionale e sviluppa la capacità di operare nel “presente”, in coerenza al principio gestaltico del “qui ed ora”, unica dimensione trasformativa mirata al vero cambiamento POSSIBILE. Con l'approccio gestaltico condivide il principio che "Il tutto (la comunità), sia più (e diverso) della somma delle parti". Dall'approccio integrato, assimila la considerazione che l'individuo è un essere complesso, condizionato da fattori biologici, psicologici, sociali, culturali e in continua relazione con i pari e l’ambiente. Verrà trattato il principio della “Comunità che supporta e cura" quale strumento di benessere psicologico del paziente. Questa nuova visione parte dalla rilevazione dei bisogni, dal riconoscimento delle potenzialità, per progettare interventi partecipativi, in cui tutti possono contribuire al cambiamento, e al miglioramento del contesto, nonché uscire dalle situazioni di crisi. Secondo questo approccio la responsabilità è condivisa, e il piacere dei risultati appartiene alla comunità intera. In un’ottica di “ricerche e intervento” supera l’approccio esclusivamente clinico al sintomo di disagio, il benessere psicologico del paziente, infatti si genere e si sostiene anche oltre le mura dello studio di psicoterapia. Lo psicologo di comunità stimola l’autonomia contrastando ogni forma di dipendenza. Sviluppa le capacità decisionali (empowerment), e favorisce la resilienza sociale. Durante il workshop verranno esplorate le tecniche, che permettono di “sviluppare il potere” dei singoli e dei sistemi. Queste si possono di seguito riassumere: la ricerca azione partecipata, valutazione partecipativa, metodi qualitativi (focus group, interviste narrative, osservazione partecipata), strumenti riflessivi e pratiche co-costruite con i membri della comunità, come ad esempio: l’analisi organizzativa multidimensionale e i profili di comunità, oppure i gruppi di lavoro e di self-help A.M.A., ed infine il “problem solving”, applicabile quale tecnica di intervento sulla crisi, e la gestione dello stress.
Inizio
09:00
Fine
11:00
BOX 13
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 3
DOCENTI francesca punturieri iga
vita carmela calò iga
Oltre l’immagine: la nostra storia. L’arte nella prospettiva Gestalt Analitica
Nella prospettiva della Gestalt Analitica, l’arte è intesa come linguaggio della psiche: dà forma e rende visibile ciò che si muove nel profondo, offrendo una via di contatto con emozioni, simboli e contenuti dell’inconscio individuale e collettivo.
L’esperienza artistica ha un’azione catartica: un forte potere evocativo e curativo che permette di far emergere dal nostro inconscio ricordi, immagini e vissuti che fanno parte della nostra storia. L’arte può così rappresentare una “finestra” per l’accesso alla psiche, ma anche un “contenitore emozionale”: uno spazio vivo in cui contenuti inconsci ed emotivi possono incontrarsi e dialogare, favorendo un’esperienza creativa e trasformativa. In questa cornice, l’arte non è solo espressione estetica, ma processo di consapevolezza e cura, in cui la creatività diventa veicolo d’integrazione delle parti di sé e di trasformazione. Le autrici del workshop, attraverso l’incontro con l’arte, vi guideranno a un contatto diretto con l’immagine, capace di attivare risonanze corporee ed emotive e di far emergere significati simbolici all’interno della cornice del qui e ora. Attraverso momenti di osservazione, movimento e rappresentazione simbolica, vi accompagneranno in un viaggio per esplorare i vissuti emotivi e indagare le possibili connessioni tra l’immagine e la propria storia.
Inizio
09:00
Fine
11:00
BOX 13
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 4
DOCENTI giulia compagnone iga
marianna michela milia iga
La sessualità come forma di contatto: la funzione femminile come principio di relazione. Un viaggio esperienziale tra corpo, desiderio e funzione Anima
La sessualità, nella prospettiva gestaltica, rappresenta una delle esperienze più intense e complesse del contatto: luogo in cui si manifestano la tensione tra sé e l’altro, il desiderio di unione e la necessità del limite. È uno spazio di apertura e rischio, di vulnerabilità e vitalità, dove il corpo diventa linguaggio e il campo relazionale si fa vivo. In questo workshop esploreremo la sessualità come movimento di contatto e forza trasformativa, alla luce del principio femminile, inteso non come categoria di genere, ma come energia archetipica capace di accogliere, connettere e generare trasformazione. Il femminile sarà quindi considerato come qualità del sentire, dell’ascolto e della reciprocità: la capacità di lasciarsi toccare dall’esperienza e di entrare in relazione in modo pieno e consapevole.
Il percorso si ispirerà alla funzione Anima descritta da C. G. Jung, intesa come mediatore tra coscienza e inconscio, ponte tra l’Io e l’Altro. L’Anima, come espressione del principio femminile, apre la possibilità di vivere la sessualità come esperienza di contatto autentico e significato simbolico, superando la dimensione puramente istintiva per accedere a quella relazionale e trasformativa. Attraverso esperienze corporee, esercizi a coppie e momenti di condivisione fenomenologica, i partecipanti saranno invitati a esplorare nel qui e ora la propria qualità del “ricevere” e del “lasciarsi attraversare”, scoprendo come il contatto — corporeo, emotivo e simbolico — possa diventare via di consapevolezza, integrazione e presenza.
Inizio
09:00
Fine
11:00
BOX 13
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 5A
DOCENTI massimiliano de somma igat
Incontri nella Sintonia: esplorazioni gestaltiche di gruppo
In questo workshop esperienziale, i partecipanti saranno invitati a esplorare il senso di comunità attraverso l’approccio relazionale sviluppato dal Gestalt Institute of Cleveland. Lontano dal modello classico di Fritz Perls, centrato sull’individuo in “hot seat”, il lavoro proposto si fonda su una visione sistemica del gruppo come campo vivo e co-creativo, dove il cambiamento avviene nel confine di contatto tra sé e l’altro. Attraverso esercizi esperienziali, pratiche di consapevolezza e momenti di riflessione condivisa, esploreremo come il desiderio di appartenenza si intreccia con il bisogno di differenziazione, e come il dialogo autentico possa emergere anche nel cuore del conflitto. Il facilitatore guiderà il gruppo con uno stile partecipativo, utilizzando il corpo, la voce e la relazione come strumenti di esplorazione. Il lavoro sarà radicato nella prospettiva della fenomenologia relazionale, che invita a sospendere il giudizio e a incontrare l’altro nella sua esperienza vissuta, così com’è, nel momento presente. Non si tratta di interpretare o spiegare, ma di accogliere ciò che emerge nel contatto, lasciando che il significato si riveli attraverso la relazione stessa. In questo senso, il gruppo diventa un laboratorio di consapevolezza incarnata, dove ogni gesto, parola o silenzio può essere esplorato come espressione di un processo in divenire. Il workshop non intende proporre soluzioni né tecniche predefinite, ma offrire uno spazio in cui osservare e vivere le dinamiche che emergono spontaneamente nel contesto gruppale. L’esperienza sarà orientata alla consapevolezza del processo, più che al contenuto, e alla possibilità di riconoscere come ciascuno partecipa alla costruzione del campo relazionale.
Inizio
09:00
Fine
11:00
BOX 13
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 5B
DOCENTI antonio ferrara igat
Le forma della Gestalt: “qui e ora”. Silenzio e presenza. La via corpo e la via mente
In questo workshop darò attenzione ad aspetti che per me sono fondamentali ai fini dello sviluppo di consapevolezza e presenza. Il lavoro sarà svolto attraverso esercizi che si basano sul silenzio e il movimento, aspetti importanti per un buon contatto con sé stessi e per relazioni soddisfacenti. La nostra vita quotidiana, spesso coinvolta da tante distrazioni, si può avvalere di tecniche meditative che diventano forme di rieducazione capaci di allontanare dai sintomi fino a dissolverli e a pacificare la mente aprendo a nuove visioni. Il contatto con il silenzio sarà facilitato con una profonda attenzione corporea che distoglie da qualsiasi cosa ci sia intorno, focalizzandosi su specifici punti che allontanano da ogni richiamo esterno. Il movimento aprirà a stati di coscienza anche sconosciuti che potranno essere oggetto di elaborazione consapevole che offriranno nuovi spunti per comprendere aspetti del proprio comportamento e delle proprie visioni esistenziali. Il lavoro si propone di comprendere più profondamente possibili dimensioni spirituali che vanno integrate a dinamiche gestaltiche più mirate alla risoluzioni di conflittualità, disagi emozionali e blocchi corporei. Immobilità e movimento saranno fonte di stimoli che possono risvegliare parti sconosciute di sé e attivare nuovi dialoghi interpersonali.
Inizio
09:00
Fine
11:00
BOX 13
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 6
DOCENTI anna maria acocella ipge
Il mio nome: non solo lettere
Nel contesto del desiderio di comunità, questo laboratorio offre uno spazio esperienziale per esplorare il proprio nome come luogo di dialogo tra storia e presente, tra ciò che ci è stato dato e ciò che scegliamo di essere oggi. Attraverso pratiche di Gestalt Espressiva (voce, gesto, movimento, relazione), ci avvicineremo al nome non come etichetta, ma come segno vivente di appartenenza, trasformazione e contatto. Il gruppo diventa campo di risonanza, dove ogni persona può essere chiamata per ciò che è ora, e non solo per ciò che è sempre stata. L’esperienza favorisce un processo di riconoscimento reciproco e di integrazione del proprio “nome sentito”, anche nelle sue trasformazioni possibili.
Inizio
09:00
Fine
11:00
BOX 13
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 7A
DOCENTI salvatore la fata aspic
Al confine/contatto nel mondo inter-specifico.
Si segnala la presenza di un cane al laboratorio.
Le attività e terapie assistite dall’animale domestico prendono il via negli Stati Uniti a partire dagli anni’ 50. Dagli studi di Boris Levinson e poi, più tardi, dai coniugi Corson, negli USA sono diventate pratica comune in diversi ambiti di applicazione: dalle scuole, agli ospedali ai centri di salute mentale finanche i carceri. Al di à degli innumerevoli tentativi, in tutti questi anni, in Italia, non si è ancora riusciti a strutturarli e applicarle nel mondo e con valenza che meritano. Questo workshop si propone l’obiettivo di farne conoscere, per quanto possibile nei tempi limitati previsti, le potenzialità a colleghi e studenti delle scuole di specializzazione. Attraverso l’interazione diretta con una veterana a quattro zampe delle attività e terapie assistite dell’animale domestico, i partecipanti potranno sperimentare nel qui e ora ciascuna delle fasi del ciclo del contatto con un essere vivente di un’altra specie. Questo come metafora di tutte le possibilità di incontro, al confine/contatto, con l’altro non esclusivamente mediate dal linguaggio verbale. Il docente sarà accompagnato dalla coadiutrice Silvia Mele e dalla sua compagna, non umana, certificata ISS, Tequila. A fine incontro la “nuova leva” Natir farà un saluto.
Inizio
09:00
Fine
13:30
BOX 13
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 7B
DOCENTI annalisa de vita igat
vincenzo longobardi esposito c. igat
Mi sto godendo il viaggio? Interiorità, creatività e Gestalt
Il nostro viaggio interiore, unico, verso la scoperta di sé, è nutrito da quella primordiale sensazione di riconoscere il proprio valore, che si manifesta nell' accettazione incondizionata del proprio essere. Spesso possono esserci dei blocchi rispetto alle nostre motivazioni e ai nostri desideri interiori, che derivano da divieti e limitazioni antiche che continuano ad avere uno spazio interno, portatori di confusione e squilibrio. Diventa dunque importante capire, nel qui ed ora della nostra vita, quali sono i permessi che, contrastando tali divieti, ci consentono di trovare nuove prospettive. Uno degli obiettivi della psicoterapia della Gestalt è aumentare la consapevolezza personale rispetto a come ci percepiamo, pensiamo, sentiamo e agiamo nel presente, permettendo un’integrazione e una crescita come individui. Il processo terapeutico può rappresentare la spinta vitale che ci rende capaci di riconoscere la nostra potente forza creativa: la via per ritornare al dentro, alle nostre radici, nel nostro spazio sacro. Il workshop è un invito a riconoscere la ripetitività radicata da un' immagine di sé arcaica e permettere, attraverso il mezzo artistico, l' espressione di un gesto creativo libero ed autentico di sé.
Inizio
09:00
Fine
13:30
BOX 13
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 8
DOCENTI giovanna ceria sgt
irene fragali sgt
L’incostanza dell’oggetto
Cambia il mondo, cambiano le persone intorno a me, cambiano le cose, cambia sempre tutto.. e io? Esploreremo insieme come l’organismo si muove nelle diverse situazioni e si adatta all’ambiente, a cosa si appoggia per far fronte all’incertezza nei cambiamenti costanti che attraversa. Osserveremo come le relazioni intime e il senso di appartenenza si sviluppano e agiscono nel campo.
Inizio
09:00
Fine
13:30
BOX 13
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 9
DOCENTI laura rapanà aspic
Lutto come gesto relazionale: un dialogo interrotto che cerca forma
In questo workshop, esploreremo l’esperienza del lutto come spazio relazionale sospeso, in cui il desiderio di appartenenza incontra l’assenza dell’altro. Attraverso l’uso del collage e di pratiche di contatto, i partecipanti saranno accompagnati a dare forma al non detto, al legame interrotto, al conflitto tra trattenere e lasciare andare. Un lavoro di gruppo intimo e protetto, in cui la perdita diventa anche possibilità di co-costruzione di senso, e il lutto sarà visto non solo come elaborazione individuale, ma come gesto comunitario, che nel riconoscimento dell’altro genera nuove possibilità di appartenenza.
Inizio
09:00
Fine
13:30
BOX 13
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 10
DOCENTI angela tenore aspic
francesca mulè aspic
Fili invisibili e confini
Workshop esperienziale sul desiderio di relazione e la costruzione del confine . Obiettivo del workshop è “Esplorare il delicato equilibrio tra connessione e separazione, tra il desiderio di legame e la necessità di protezione. Attraverso pratiche gestaltiche, i partecipanti saranno invitati a riconoscere i “fili invisibili” che li legano agli altri e a ridefinire i propri confini in modo consapevole. L’approccio teorico di riferimento è rappresentato da:
- Gestalt Therapy: confine di contatto, ciclo di consapevolezza, teoria del campo - Lavoro esperienziale: corpo, emozione, relazione
- Presenza e responsabilità come strumenti di trasformazione
Inizio
09:00
Fine
13:30
BOX 13
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 11
DOCENTI carmine piroli aspic
Il corpo che desidera comunità: appartenenza, conflitto e dialogo nella prospettiva gestaltica
Un incontro pratico e coinvolgente per sperimentare come il conflitto possa diventare occasione di autenticità e nascita di una comunità viva. Il desiderio di comunità è come una corrente sotterranea: ci attraversa, ci spinge a cercare l’altro e, nello stesso tempo, ci mette davanti alle nostre paure più profonde. Nel workshop che propongo al Convegno FISIG “Desiderio di comunità: l’approccio gestaltico tra conflitto, dialogo e appartenenza”, ci avventureremo proprio in questo territorio fertile e fragile, dove ogni incontro può diventare soglia di trasformazione. Non parleremo di comunità come di un concetto astratto, ma proveremo a viverla e costruirla nel qui e ora, passo dopo passo. Attraverso esperienze corporee, momenti di contatto diretto e dialoghi in gruppo, daremo voce alle tensioni che abitano ciascuno di noi: il bisogno di essere accolti e la paura di essere esclusi, il desiderio di prossimità e la necessità di difendere il proprio spazio, la spinta a unirsi e quella a differenziarsi. Il conflitto, spesso vissuto come minaccia, sarà accolto come occasione: una fenditura da cui può entrare luce, un varco attraverso cui scoprire nuove forme di relazione. Nel laboratorio non cercheremo soluzioni immediate né armonie forzate, ma abiteremo insieme le domande, i silenzi, i piccoli gesti di apertura che permettono al dialogo di nascere. La comunità che emergerà non sarà perfetta né definitiva, ma viva: fatta di corpi, emozioni, parole, sguardi. Sarà un mosaico in continuo divenire, dove le differenze non allontanano ma intrecciano la trama di un “noi” sempre provvisorio e sempre possibile. In questo senso, il workshop è un invito a riscoprire la comunità non come destino già scritto, ma come cammino condiviso che prende forma solo quando ci rischiamo nell’incontro.
Inizio
09:00
Fine
13:30
BOX 13
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 12A
DOCENTI mariano pizzimenti sgt
Il Sé sessuale – rischio di essere vulnerabile
Per la Gestalt il se emerge dal contatto.. Emerge quando non ho bisogno di confini per separarmi e proteggermi dall'altro. Emerge quando a priori sono responsabile e la vulnerabilità diventa l'unica forza di cui ho bisogno. Il se è piacere e angoscia, incontro e perdita, apertura e rischio. La sessualità non è solo desiderio che va incontro all’altro, ma situazione in cui l'essere è già vulnerabile, già toccabile, già ecceduto. Questo è ciò che sperimentiamo dell'orgasmo ed è ciò che sosteniamo in una seduta di Gestalt. In questo workshop teorico-esperienzale cercheremo di distinguere fenomenologicamente, e non moralmente, tre modalità dell’esperienza sessuale al confine che incontriamo nelle nostre sedute di Gestalt.
1. Apertura sessuale. L’apertura sessuale è un’esperienza di: porosità del confine, esposizione non distruttiva, riconoscimento dell’alterità. Il Sé è vulnerabile, ma non espropriato. L’asimmetria è riconosciuta, non negata. L’apertura non è fusione, ma ospitalità del limite.
2. Invasione. L’invasione avviene quando il confine è attraversato senza essere riconosciuto. Non è necessariamente violenta, ma è saturante. L’altro entra come funzione, non come alterità. Il Sé non è distrutto, ma occupato. Fenomenologicamente: il respiro si riduce, la modulazione diventa difficile, il contatto perde elasticità
3. Violazione. La violazione è una catastrofe del confine. Qui non c’è esposizione, ma espropriazione. Il confine è annullato, il corpo diventa luogo di evento subito, la possibilità di risposta viene sospesa. La violazione non è una categoria morale: è una rottura ontologica dell’esperienza.
Inizio
09:00
Fine
13:30
BOX 13
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 12B
DOCENTI oliviero rossi ipge
Il sogno in Gestalt: parola e azione tra allegoria e simbolo
Il sogno, in Gestalt, non si interpreta: si mette in scena, si attraversa. Questo workshop intende approfondire i criteri operativi di un lavoro che integra parola e azione, con particolare attenzione a cinque categorie utili al processo: allegoria, metafora, allusione, simbolo e assonanza. Attraverso esperienze guidate, i partecipanti esploreranno come queste figure poetiche possano essere non solo strumenti di comprensione, ma soprattutto occasioni per abitare il sogno con voce, gesto e movimento. L’accento non sarà posto sul decifrare significati nascosti, ma sul far vivere immagini e frammenti onirici nel corpo e nella relazione, trasformando il linguaggio in esperienza. Il workshop offrirà ai partecipanti criteri concreti per portare questa pratica nella clinica, valorizzando la creatività come via di accesso all’inconscio relazionale e all’integrazione del sé.
Inizio
09:00
Fine
13:30
BOX 13
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 13
DOCENTI anna silvia persico cstg
andrea fianco cstg
Storia della comunità amorosa – coppia, tribù e reti affettive
La nostra evoluzione, sia ontogenetica che filogenetica, si radica in molteplici dimensioni di appartenenza. Siamo figli biologici di una coppia, ma la nostra sopravvivenza e la crescita delle competenze emotive, cognitive e relazionali sono state rese possibili dalla tribù, dalla comunità, dalla trasmissione culturale. L’essere umano è generato da legami sessuali, allevato da legami affettivi e nutrito da legami sociali: in ciascuno di noi abitano queste forze vitali. Apparteniamo all’amore, nelle sue diverse forme espressive, e i sentimenti rappresentano strutture fondamentali del nostro esserci. In questo workshop accompagneremo i partecipanti in un viaggio intrapersonale e interpersonale per esplorare le appartenenze che plasmano la nostra esistenza. Il lavoro sarà orientato alla consapevolezza (awareness) dei processi che emergono come figura sullo sfondo del campo esperienziale. Attraverso esperienze condivise e momenti di riflessione, cercheremo di comprendere come, nella contemporaneità, viviamo e decliniamo le relazioni affettive, sentimentali e sessuali. Il workshop si propone, inoltre, di promuovere una maggiore integrazione tra esperienza personale e comprensione teorico-clinica, offrendo spunti utili al lavoro con coppie, famiglie e individui, nella prospettiva di una psicoterapia della Gestalt capace di accogliere la complessità delle relazioni contemporanee. L’obiettivo è la co-creazione di un orizzonte comune che possa orientare il lavoro clinico, favorendo una maggiore consapevolezza delle dinamiche relazionali che ci costituiscono come esseri umani.
Inizio
09:00
Fine
13:30
BOX 13
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 14A
DOCENTI filippo pietrogalli cstg
zaira di mauro cstg
Desiderio e paura della comunità. Appartenenza, dialogo e conflitto
La collettività è un luogo sia di appartenenze che di conflitti. Le due forze di attrazione e repulsione si esprimono contemporaneamente, e proprio in questo sì inserisce la prospettiva gestaltica. Piuttosto che agire sulla minimizzazione dei rischi distruttivi, o sull'appianamento delle diseguaglianze agisce, al contrario, sulla valorizzazione e sull'integrazione delle differenze individuali, oltre che sull'emergenza delle soggettività e sull'apporto che queste portano alla comunità. Il soggetto ha bisogno della comunità per sentirsi riconosciuto; allo stesso tempo la comunità può generare in ognuno paura del giudizio. Di conseguenza, l'individuo è diviso tra desiderio di appartenenza e di ritiro sociale. Come tenere insieme le due spinte?
Durante questo WS esploreremo una specifica e originale tecnica di gestione dei conflitti e di emersione de sé che integra dialogo fra le polarità, mindfulness e Nonviolent Communication. Esploreremo così una nuova possibilità di gestione dei conflitti, che ne mette in luce potenzialità e opportunità creative, piuttosto che le problematicità. Il soggetto può trovare così nella divergenza un motore di superamento di sé e di trasformazione, e la comunità, proprio nel disaccordo, una via sempre attiva di rinnovamento e complessità fertile
Inizio
09:00
Fine
13:30
BOX 13
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 14B
DOCENTI pietro ferrero sgt
monica prato sgt
Torino-Dakar: le rotte dell’Etnopsichiatria (verso un progetto di Gestalt in Senegal)
Torino-Dakar: le rotte dell’Etnopsichiatria è un viaggio di ricerca e incontro tra la Gestalt e l’etnopsichiatria, due prospettive che, pur nate in contesti differenti, condividono una stessa tensione: quella verso la relazione viva, il contatto autentico e la comprensione profonda dell’altro. Il progetto prende forma in Senegal, dove la dimensione comunitaria, i rituali e le tradizioni locali diventano parte integrante del processo terapeutico e formativo. L’etnopsichiatria, con il suo sguardo attento alla pluralità dei mondi simbolici, si intreccia con la visione gestaltica del “qui e ora”, generando un modello di cura interculturale che supera la dicotomia tra Occidente e Africa. Torino-Dakar è dunque un laboratorio di frontiera: un luogo dove psicoterapia, antropologia e arte del contatto si incontrano per costruire nuove mappe del benessere, radicate nella complessità umana e nell’ascolto reciproco tra culture.
Inizio
11:30
Fine
13:30
BOX 14
DOVE Centro Colombo
Via Cristoforo Colombo 116 Roma
AULA 6
DOCENTI catiuscia settembri aspic
Tra il “noi” e l’“Io”: esplorare il desiderio di comunità nel qui e ora
Questo workshop propone un percorso esperienziale ispirato alla prospettiva fenomenologico–relazionale della Gestalt, per indagare il desiderio di comunità come movimento vitale tra appartenenza e differenziazione. Il punto di partenza è il “qui e ora”, inteso come spazio in cui l’esperienza prende forma e diventa occasione di incontro autentico. La comunità non è solo un luogo esterno ma un processo dinamico: la tensione verso il “noi” convive con la necessità di affermare l’“io”. Durante l’incontro, i partecipanti saranno guidati in esercitazioni individuali, a coppie e/o in piccolo gruppo, per osservare le proprie modalità di contatto e le emozioni che emergono di fronte al bisogno di appartenenza, al conflitto e alla differenza. La cornice gestaltica, con i suoi concetti chiave di confine di contatto, dialogo, consapevolezza e responsabilità, offrirà strumenti concreti per trasformare il conflitto in occasione evolutiva, sostenere la pluralità e alimentare la creatività relazionale. Il gruppo stesso diventerà laboratorio vivo in cui esplorare, attraverso il corpo, la parola e il silenzio, le forze generative che rendono la comunità un’esperienza di cura reciproca e crescita condivisa. L’obiettivo è restituire ai partecipanti una percezione più chiara del desiderio di comunità come forza che nutre, contemporaneamente, sviluppo personale e coesione collettiva, aprendo spazi di appartenenza autentica e scelta consapevole.
Inizio
11:30
Fine
13:30
BOX 14
DOVE Centro Colombo
Via Cristoforo Colombo 116 Roma
AULA 8
DOCENTI arianna papale iga
claudia coltellacci iga
Il trauma transgenerazionale e il recupero dell’anima
Se la fedeltà agli antenati, proprio in quanto inconscia, spesso ci governa, rendendo visibili e coscienti tali legami, comprendendoli e metabolizzandoli, potremo trasformarne il senso e curare le ferite (Schützenberger, 1993); in modo che non sia più unicamente il passato a determinare “chi siamo”. Il passato è solo una parte di ciò che possiamo diventare quando, sufficientemente affrancati, riusciremo a vivere secondo il proprio vero-Sé, affinché le nostre vite si svolgano secondo i nostri autentici desideri, secondo ciò di cui abbiamo profondamente bisogno per esistere e non secondo ciò che qualcun altro vuole per e in noi. Da tempo all'interno del gruppo di ricerca in Psicosomatica dell'Associazione Italiana Gestalt Analitica abbiamo approfondito l'origine transgenerazionale di alcune sintomatologie corporee ed emotive, per questa ragione il workshop mira ad esplorare il sintomo del paziente designato come via verso la purificazione del suo albero genealogico e come iniziazione alla guarigione attraverso la ricerca ed il contatto di un Sé superiore in grado di connettere i frammenti traumatici. Verranno approfonditi gli ultimi studi legati al transgenerazionale andando oltre le costellazioni familiari, decifreremo insieme come la sostanza traumatica pervada il campo terapeutico e possa essere mappata all'interno del corpo del paziente facendosi immagine. Partiremo dal testo di Shutzenberger : la sindrome degli antenati, per approdare alla teoria dei sistemi familiari interni di Richard Swhartz, del Focusing di Gendlin, e del simbolo junghiano che apre ed integra. Verrà proposta poi un’esperienza in merito alle qualità energetiche delle memorie transgenerazionali per poi approdare a quelle del Se' superiore legate alla compassione.
Inizio
11:30
Fine
13:30
BOX 15
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 1
DOCENTI gaspare orlando HCC Kairos
Attacchi di panico. Epistemologia e Clinica nei DAP alla luce delle attuali ricerche.
L’intervento sarà proposto in chiave esperienziale e tratterà a livello Epistemologico e Clinico il Disturbo di Attacchi di Panico.. A tal proposito nel Workshop saranno affrontati i temi riguardanti la fenomenologia dell’Attacco di Panico nella Società Attuale, centrando il focus sulla Ermeneutica della sintomatologia clinica sia da un punto di vista sincronico che diacronico, coerente con l’orientamento teorico-clinico della Gestalt Therapy (gtk). Durante il workshop sarà approfondito l’aspetto diagnostico degli Attacchi di Panico alla luce delle attuali ricerche (interruzione dell’esperienza corporeo-relazionale nella modalità relazionale retroflessiva). Infine sarà trattato l’aspetto della diagnosi differenziale tra gli Attachi di Panico il Panico e altri disturbi dello stesso spettro, dal momento che proprio quest’aspetto determina lo specifico intervento clinico e terapeutico. Il workshop, sarà arricchito dalle ricerche innovative sulla psicopatologia e in particolare sul disturbo di Attacchi di Panico, che il nostro Istituto ha portato avanti in questi ultimi anni, e attualmente, in ulteriore fase di sviluppo.
Inizio
11:30
Fine
13:30
BOX 15
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 2
DOCENTI antonio mancinella aspic
Io, Tu, Noi: il confine che unisce
Il workshop esperienziale di due ore, ispirato alla metodologia Gestaltica, si concentra sull'esplorazione dinamica delle relazioni, dei confini personali e del conflitto come opportunità di crescita. Strutturato in tre fasi (Apertura, Esplorazione, Integrazione), mira a sviluppare una maggiore consapevolezza di sé nel contatto con l'altro e nel contesto comunitario. La prima fase di Apertura e Riscaldamento (20 min) utilizza l'esercizio "Mi muovo verso..." per stabilire fiducia e presenza, invitando i partecipanti a riconoscere le proprie attrazioni spontanee. Segue la centratura e la definizione del contratto di gruppo (rispetto, confidenzialità) per creare un setting sicuro. Il cuore del laboratorio risiede nell'Esplorazione Esperienziale (60 min). Attraverso l'esercizio "Il confine di contatto", in coppia, i partecipanti sperimentano l'assertività e il rispetto reciproco imparando a dire e ad accettare un limite. Successivamente, la "Sedia vuota del conflitto" offre uno spazio potente per affrontare tensioni reali o simboliche, focalizzando l'attenzione sull'assunzione di responsabilità e sull'espressione autentica dei propri bisogni in prima persona ("Io sento... Io voglio..."). La fase finale di Integrazione e Chiusura (40 min) è dedicata a cementare il senso di comunità e la reciprocità. L'esercizio "Il cerchio del noi" favorisce la consapevolezza di ciò che ciascuno porta e riceve dal gruppo. Il workshop si conclude con una riflessione e un gesto simbolico, sintetizzato dalla frase chiave: "Il contatto vero nasce dove osiamo restare presenti anche nella differenza". Output attesi includono una maggiore capacità di riconoscere e gestire i propri confini, l'abilità di utilizzare il conflitto in modo costruttivo e il rafforzamento del senso di interdipendenza basato su ascolto e autenticità. Il ruolo del facilitatore è cruciale nel sostenere l'espressione emotiva e riportare l'attenzione al "qui e ora", senza giudizio.
Inizio
11:30
Fine
13:30
BOX 15
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 3
DOCENTI emanuela canton iga
Sé, altro, Altro. Continuum dello spazio: dallo spazio interno, allo spazio personale, allo spazio generale, allo spazio infinito.
L’intento del workshop è quello di avvicinare i partecipanti alla sperimentazione e all’utilizzo di un aspetto del sistema di osservazione del movimento LBMS che può risultare proficuo e praticabile nella formazione degli psicoterapeuti e nella pratica clinica, individuale e di gruppo: il continuum spaziale. Quest’ultimo si declina in alcuni livelli. Sfera interna: ovvero il nostro spazio interno, cui possiamo accedere attraverso l'esperienza del processo respiratorio, così come attraverso l'esperienza interna del nostro corpo, del suo volume e tridimensionalità. Chinesfera: Il contenitore spaziale esterno delle nostre azioni; è la bolla dello “spazio personale”; consiste in quell’area che circonda il nostro corpo. Il concetto di Chinesfera ci traduce in termini corporei quello di spazio del Sé ed è in relazione ai movimenti posturali. La possibilità di espansione del raggio di movimento all’interno di essa è molto soggettiva e se ne possono individuare tre livelli: Vicina, Media e Lontana dal corpo. Spazio Generale: si trova oltre il nostro spazio fisico personale di raggiungimento della Chinesfera; nell’attraversarlo muoviamo il nostro Spazio Chinesferico. Il rapporto sé e altro, i propri confini corporei, psicologici e relazionali; la capacità di modularli in relazione ai propri bisogni ed al contesto, secondo un processo di adattamento creativo: questi alcuni dei correlati psichici inerenti al lavoro sul continuum spaziale, e in particolare sulle Chinesfere. E ancora: la capacità di relazionarsi allo spazio generale, così come di “prendersi lo spazio”. L'esplorazione attraverso il movimento può rivelare aspetti del nostro stato interiore. La consapevolezza dei propri limiti e delle proprie possibilità di movimento all'interno della Chinesfera può aumentare la consapevolezza di sé. Tutto ciò si collega allo stesso tempo al concetto di prossemica, ad indicare come lo spazio personale, fisico e psicologico siano profondamente interconnessi. Nel corso del workshop, si partirà dal respiro, e da questo all'Espansione /Condensamento in quanto azione corporea di base. Esploreremo lo schema di organizzazione del movimento Centro- Periferia e da qui la tridimensionalità, per poi approfondire l’esplorazione delle tre Chinesfere in relazione allo spazio generale (da soli, in coppia , a gruppo intero). Tra gli obiettivi: esplorare lo spazio personale e sentire come ci si sente al suo interno; scoprire la propria relazione con il mondo e il proprio modo di tracciare i confini tra il proprio corpo e quello degli altri; attivare il dialogo tra dimensione interna ed esterna di Sé; spazio personale e spazio condiviso: riconoscere le proprie preferenze e come ci collochiamo rispetto ad un gruppo. Dopo un’approfondita esplorazione sul piano personale, i lavori nelle diadi e in sottogruppi nonché l’utilizzo della scrittura e/o del disegno permetteranno ai partecipanti di affinare le capacità di osservazione del corpo e del movimento e di attivare spazi di riflessione comune.
Inizio
11:30
Fine
13:30
BOX 15
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 4
DOCENTI giulia compagnone iga
marianna michela milia iga
Carezze interrotte: il desiderio dopo il trauma
Dopo il trauma, il corpo spesso tace. Le carezze si interrompono, il desiderio si ritrae, e ciò che un tempo era piacere diventa memoria di pericolo. Tuttavia, proprio in quello spazio sospeso, può germogliare una nuova forma di contatto: più lenta, consapevole e autentica. Il trauma incide profondamente nel corpo e nella psiche, generando una frattura nel flusso del contatto e nella possibilità di sentirsi e lasciarsi toccare — fisicamente, emotivamente e simbolicamente. La sessualità, fondata sul movimento tra sé e l’altro, diventa allora un territorio complesso, segnato da paura, vergogna, anestesia o iperattivazione del desiderio. Il workshop “Carezze interrotte: il desiderio dopo il trauma” propone un percorso esperienziale e riflessivo ispirato alla Gestalt Analitica. Attraverso esercizi di consapevolezza corporea, immaginazione attiva e lavoro sul confine di contatto, esploreremo il desiderio come forza vitale e via di integrazione. L’obiettivo è favorire nei partecipanti una comprensione incarnata del legame tra eros e trauma, corpo e simbolo, ferita e rinascita, affinché la sessualità possa tornare a essere luogo di trasformazione e l’eros ritrovare la sua natura generativa e integrativa.
Inizio
11:30
Fine
13:30
BOX 15
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 5A
DOCENTI anna maria acocella ipge
Appartenersi: corpi, confini e comunità
Un laboratorio di Gestalt espressiva che utilizza il corpo, il movimento e le stoffe come strumenti per esplorare la relazione tra confine, identità e appartenenza. A partire dal contatto con il proprio corpo e la propria postura, i partecipanti lavoreranno con stoffe di diverse forme, consistenze e colori, per creare spazi simbolici: rifugi, confini mobili, ponti, nodi, veli. Nel lavoro gestaltico-espressivo, la stoffa permette di sentire il proprio spazio, esprimere il confine, entrare in contatto con l’altro in modo corporeo ma non invasivo. La stoffa è materia viva: accoglie, avvolge, separa, connette. È confine e rifugio, gesto e relazione. Tessere, annodare, piegare, coprire, scoprire…Ogni gesto è un linguaggio. Attraverso gesti corporei e relazionali, il tessuto diventa un’estensione del sé: protegge, separa, unisce, veste, scopre. La proposta permette di esplorare il confine personale e la relazione con l’altro anche attraverso il linguaggio non verbale; dare forma visibile e concreta al proprio “spazio” interno/esterno; trovare modi nuovi di abitare la relazione nel rispetto e nella co-creazione e facilitare, li dove sarà possibile, un senso di comunità incarnata e consapevole.
Inizio
11:30
Fine
13:30
BOX 15
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 5B
DOCENTI enrichetta spalletta aspic
Fenomenologie di coppia: integrazione di parole, emozioni e corporeità nel dialogo relazionale al confine del contatto
Nel laboratorio vengono proposte alcune applicazioni di un approccio gestaltico integrato per lavorare con le coppie. La spinta a stabilire legami affettivi è radicata nella nostra evoluzione, nel nostro corpo, nei nostri geni. Se, da un lato la relazione emotiva con persone significative risulta fondamentale per la vita stessa, l’attuale percezione di fragilità dei legami incute insicurezza. La tensione tra gli opposti desideri di stringere legami e al tempo stesso mantenerli allentati, leggeri, flessibili, mette, oggi più di sempre, uomini e donne in un circuito vizioso di disperante precarietà. L’incontro tra due alterità è libero da vincoli di prevedibilità, regolarità, certezze. Il senso di incertezza che ne deriva trova sollievo nell’accettazione dell’impossibilità di predire, prevenire, accelerare o ritardare il futuro, nel flusso organismico della consapevolezza, nell’incontro tra due individualità, al confine del contatto. Il laboratorio propone attivazioni ed esperienze che permettono di sperimentare in prima persona interventi che alle coppie vengono proposti nelle varie fasi del processo di aiuto. Cosa osserviamo, a livello manifesto, Qui e Ora, in questa coppia? Come sono arrivati a questo punto? Come si percepiscono e come rappresentano la loro sofferenza, qual è la loro narrazione del problema? Cosa facciamo di ciò che emerge nel gioco di figura-sfondo, nella ricorsività delle loro danze interattive? Quali sono le risorse, presenti o da attivare, che consentono l’accesso, momento per momento, a vissuti di apertura, disponibilità, accessibilità, affidabilità, prevedibilità, alla base del contatto intimo? Quali segnali di attivazioni autonomiche ci dicono qual è il grado di sicurezza che i partner stanno sperimentando, e, quindi, in che misura sono aperti all’esplorazione? I partner vengono accolti in un setting, luogo sicuro, in cui poter riconoscere le proprie paure, esprimere i propri bisogni, le emozioni, confliggere, assumere la responsabilità e scegliere tra più opzioni di risposta. Ognuno cerca il contatto con l’altro, portando in sé in segni delle esperienze precoci, delle ferite, di ruoli e copioni con cui incarna la propria narrativa esistenziale, creando un gioco di proiezioni reciproche, che interrompono la sintonizzazione profonda. Quando, in seduta, il passato si fa presente vengono facilitati collegamenti tra le reazioni attuali e la propria storia di vita, facendo emergere ricorsività che, altrimenti, resterebbero inconsapevoli, con la sperimentazione nel qui e ora, delle riparazioni possibili. Quando si arriva a realizzare che l’altro non è al mondo per guarire le proprie ferite, la relazione si apre al contatto autentico, intimo. In un’ottica processuale e con la mediazione di tecniche gestaltiche, psicocorporee, creativo-espressive, vengono proposti attraversamenti esperienziali, volti all’espressione e all’affermazione di preferenze, interessi, scelte individuali, sogni, bisogni, desideri, contrasti e divergenze, arrivando a sentire che la relazione è un contenitore in cui tutto questo può accadere. Potenziando la qualità, la frequenza, la fluidità degli scambi tra i partner, possono gestire creativamente le dissonanze empatiche e le interruzioni difensive, fatte di critica, disprezzo, silenzio, distanza. Ristabilire nel presente il contatto reciproco, con tutti i sensi, consente alla spontaneità di ritrovare il proprio spazio di libertà nella relazione. La sicurezza del legame consente i vissuti di separatezza e i comportamenti indipendenti, così come facilita la vicinanza e l’intimità, la sintonizzazione e la riparazione delle disconnessioni. Più elevata è l’insicurezza, maggiore la difficoltà di fronteggiare le fisiologiche evoluzioni e i cambiamenti. Regolazione della distanza e della vicinanza: l’osservazione di gesti, narrative corporee, ci indica la facilità o la difficoltà di accedere sia alla vicinanza intima, senza paura di dispersione fusionale, sia alla separatezza, senza attivazioni abbandoniche. La libertà di appartenere e di allontanarsi fa parte dell’esperienza di una sicurezza in sé, della consapevolezza del confine, dell’assunzione del proprio perimetro di responsabilità. Individuare, descrivere e sperimentare la ricorsività dei cicli interattivi, osservare come i conflitti nella coppia nascono e si mantengono, quali bisogni non sono soddisfatti, avvia la scoperta di nuovi modi per esprimerli e soddisfarli, verso la costruzione di una visione condivisa. Alla conquista dello stato dinamico di disillusione ottimale, in cui amarsi, ridere, litigare, collaborare, co-creare, lottare, sostenersi, progettare, esplorare, appassionarsi.
Inizio
11:30
Fine
13:30
BOX 15
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 6
DOCENTI francesca fulceri iga
rosa spennato iga
Incontrare la sessualità: supervisione di gruppo in Gestalt Analitica
Le relatrici presenteranno l’esperienza della supervisione di gruppo su un caso clinico concernente tematiche sessuali, portato da un/una partecipante. L’approccio alla supervisione di gruppo, proposto dall'IGA (Istituto Gestalt Analitica) e fatto proprio dal CSPS (Centro Studi di PsicoSessuologia) attraverso una ricerca teorico-esperienziale pluridecennale, è ritenuto fondamentale per il lavoro dello/la psicoterapeuta. Lavorare con le tematiche riguardanti la sessualità dei/lle pazienti richiede competenze specifiche sia teoriche che esperienziali. Il workshop è strutturato in modo che il gruppo (partecipanti e conduttrici) agisca da base sicura per una storia clinica che viene messa in scena attraverso la tecnica della scultura vivente. In questa cornice, il gruppo si trasforma in un campo-corpo risonante e una mente gruppale che lavora attivamente sul caso portato o meglio sulla difficoltà che il/la collega vive in quel momento nella relazione terapeutica. Il ruolo dei supervisori è di facilitare l'incontro con la relazione co-costruita tra paziente e terapeuta. Il gruppo crea lo Spazio in cui le dinamiche relazionali, le rappresentazioni interne e le risposte corporee della coppia terapeutica possano manifestarsi ed essere esplorate. La ricchezza del multi-transfert, (come lo chiamiamo noi) dà la possibilità al/lla portatorə del caso di cogliere nelle diverse prospettive, esplorate insieme ai partecipanti, la complessità che altrimenti non potrebbe essere vista.
Inizio
11:30
Fine
13:30
BOX 15
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 7A
DOCENTI nino geniola igp
L’amore per sé stessi come cura. Pratiche di auto-sostegno per psicoterapeuti
Il lavoro psicoterapeutico espone quotidianamente a carichi emotivi, responsabilità e dinamiche relazionali complesse, e implica un coinvolgimento continuo nel campo relazionale. In questa dinamica di contatto, la vita emotiva del terapeuta rappresenta una dimensione essenziale, poiché sentimenti ed emozioni attraversano costantemente le relazioni di cura e richiedono un’attenzione formativa specifica. Questo workshop esperienziale offre ai terapeuti strumenti per sostenere il proprio benessere e prevenire l’affaticamento professionale, promuovendo il riconoscimento e l’espressione dei processi emotivi legati alla pratica clinica.
L’obiettivo è coltivare una relazione con sé stessi fondata sulla cura, sulla gentilezza e sull’autenticità, così da promuovere una qualità di vita professionale che renda possibile un agire clinico radicato, sostenibile e profondamente umano. In questa prospettiva, l’amore per sé stessi diventa parte integrante del processo di aiuto.
Inizio
14:30
Fine
19:00
BOX 16
DOVE Centro Colombo
Via Cristoforo Colombo 116 Roma
AULA Auditorium
DOCENTI alessandro cini igf
elena gigante sipgi
isadora martino igp
mirko antoncecchi igp
valentina fortunati barlacchi igf
Co-costruzione di una visione comune: “Il futuro della formazione Gestaltica”
Formare un terapeuta della Gestalt richiede un lavoro attento, vivo e articolato. Fare ricerca sulla didattica e lasciarsi sorprendere da ciò che emerge trasforma il modo di guardare la formazione. Diventano centrali alcuni aspetti: come ci si incontra, come si abita il ruolo, cosa passa nella relazione tra chi insegna e chi apprende. Formare terapeuti gestaltici significa tenere insieme tradizione e innovazione, perché il terapeuta del futuro possa essere radicato nella presenza e nella relazione, e capace di muoversi con competenza e creatività tra neuroscienze, corporeità, comunità e contesti complessi. La plenaria vuole aprire uno spazio di pensiero e confronto condiviso, per interrogare ciò che sostiene la formazione, ciò che la ostacola e le direzioni possibili per il suo futuro.
Inizio
14:30
Fine
16:30
BOX 17
DOVE Centro Colombo
Via Cristoforo Colombo 116 Roma
AULA 5
DOCENTI eleonora iampieri igf
Le mie prigioni: un percorso dalle "gabbie" esteriori a quelle interiori
"Prigioniero dietro le sbarre, non mi leveranno mai la libertà poiché non esistono manette per la mia mente che evade ed evaderà sempre desiosa di libertà..." Alessio Patacchiola.
Queste parole, nate tra le mura della Casa di Reclusione di Rebibbia, aprono un interrogativo profondo: sono davvero, e solo, le persone detenute ad essere in una condizione di prigionia, o possiamo esserlo anche noi, che conduciamo le nostre vite fuori dalle mura del carcere? Noi, individui esteriormente liberi, siamo davvero certi di non essere abitati da invisibili “carcerieri” interiori, che segretamente ci rinchiudono in “gabbie” senza sbarre? Questo workshop ci invita a osservare il mondo penitenziario come uno specchio delle nostre prigioni interiori, esplorando come le dinamiche esterne riflettano conflitti, blocchi e catene invisibili dentro di noi.
A partire dalla mia lunga esperienza nel campo penitenziario e dalle voci dei partecipanti al gruppo “Libera Espressione”, da me condotto in una Casa Circondariale italiana, analizzeremo i contrasti del sistema carcerario: le calde e intense luci dell'umanità e dell'opera di reinserimento sociale e le ombre dell' “Istituzione Totale” (Goffman), con i suoi meccanismi depersonalizzanti e liberticidi. Ispirandoci al volto più oscuro del carcere, in un continuo passaggio tra il fuori e il dentro, tratteggeremo i contorni delle nostre prigioni interiori, con le loro sbarre e mura apparantemente invalicabili, e delineeremo poi le fattezze dei nostri “carcerieri”, le polarità che ostacolano il fluire della nostra vita e ci detengono in luoghi esistenziali angusti e ristretti. Come culmine di un viaggio tra il tangibile e l'invisibile, ricercheremo nell'ombra le agognate chiavi delle nostre “gabbie” interne per aprire nuovi e luminosi orizzonti di libertà. Ogni partecipante è invitato a portare un oggetto simbolico, anche autoprodotto (una maschera, un cappello, un indumento, la stampa di un'immagine) che rappresenti il proprio “carceriere” interno per un'esperienza immersiva e trasformativa nel solco della Gestalt.
Inizio
14:30
Fine
16:30
BOX 17
DOVE Centro Colombo
Via Cristoforo Colombo 116 Roma
AULA 6
DOCENTI elisa rossetti igro
La psicoterapia della Gestalt nell’incontro con bambini e adolescenti
Lo sguardo fenomenologico esistenziale nella psicoterapia dell’età evolutiva. L’importanza della soggettività e della relazione nella terapia con i bambini e le loro famiglie. Conduce la Dott.ssa Elisa Rossetti, Direttrice Didattica dell’Istituto Gestalt Romagna, Psicoterapeuta della Gestalt e Supervisor in Gestalt Play Therapy ed esperta in Body Work.
Inizio
14:30
Fine
19:00
BOX 17
DOVE Centro Colombo
Via Cristoforo Colombo 116 Roma
AULA 7
DOCENTI maria grazia fiorini sgt
Desiderio di comunità tra dialogo, conflitto, appartenenze e differenze
Come si inscrive il desiderio di comunità in un quadro di diversità? In che modo è possibile appartenere senza perdere la propria unicità, conservando la peculiarità e reggendo il rischio del dialogo? Ma se dialogo cosa cambia in me?
Il conflitto è un territorio di incontro o di scontro? Se sentiamo il rischio ci si attivano le difese, ...ma cosa rischiamo davvero nelle differenze? E quali differenze sentiamo più rischiose? L'eccitazione è sostenibile? Su questi interrogativi affronteremo il tema del convegno, a partire dalla difficoltà di incontro con la differenza e cercheremo di esplorarli in maniera esperienziale, possibilmente divertendoci (chissà se sarà possibile...). Partiremo giocando. Un gioco serissimo, che coinvolgerà tutti i partecipanti.
Poi lavoreremo sul dare un senso all’accaduto, leggendo il processo del gioco come riflesso del processo in essere nella nostra comunità Gestaltica. Lo siamo? Una comunità…. E se non lo siamo, cosa ci serve per esserlo?
Sarà un laboratorio di azione e riflessione. Per poterlo condurre occorrono almeno 10 partecipanti, al massimo 40, disposti a giocare molto seriamente. Occorre uno spazio abbastanza ampio e la possibilità di muoversi nello spazio.
Occorre il coraggio di correre il rischio di farsi influenzare.
Inizio
14:30
Fine
16:30
BOX 17
DOVE Centro Colombo
Via Cristoforo Colombo 116 Roma
AULA 8
DOCENTI daniela marinelli aspic
La verità e le bugie del terapeuta. Come coltivare l’autenticità del sé nella relazione con l’altro
Sappiamo che nel nostro lavoro, non possiamo mai prescindere da noi stessi eppure a volte, in modo istintivo o per processi interni irrisolti, attiviamo movimenti difensivi, di proiezione o di evitamento, che ci portano a scollarci da noi stessi e di conseguenza dall'altro. Perché perdiamo aderenza al nostro sé autentico? E come facciamo a incontrare l'altro con verità e onestà, se mentiamo a noi stessi per coprire zone oscure? Correre il rischio di rimanere in relazione con l'altro, senza maschere e sovrastrutture, è un'esperienza meravigliosa e difficile allo stesso tempo e permette ai pazienti di muoversi meglio per cercare la propria verità.
Ogni individuo è veramente libero, quando può smettere di scappare da sé stesso. Solo così può presentarsi nella relazione d'aiuto in maniera autentica, segnando la strada per favorire l'autenticità nell'altro.
Inizio
14:30
Fine
16:30
BOX 18
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 1
DOCENTI lucia luciana mosca sipgi
La mia immagine percepita nel gruppo e nei contesti di vita: esplorazione creativa attraverso la fotografia e le pratiche Gestaltiche espressive
La proposta di questo workshop nella cornice del congresso dedicato al tema “Il desiderio di comunità tra conflitto e appartenenza” propone di esplorare il senso di sé e di comunità attraverso la rappresentazione fotografica e il linguaggio creativo gestaltico.
Nel percorso, la fotografia diventa un mezzo per investigare come ciascun individuo percepisce e comunica la propria identità nei diversi contesti di vita, con particolare attenzione alle dinamiche di gruppo. Le attività esperienziali facilitano la consapevolezza delle tensioni tra il bisogno di appartenenza e la gestione del conflitto, offrendo spazi di sperimentazione sicura per la condivisione delle proprie immagini, delle emozioni emergenti e dei vissuti relazionali. Attraverso pratiche espressive – tra cui saranno previsti autoritratti fotografici, scrittura creativa, disegno e drammatizzazione nonchè feedback interpersonale – i partecipanti saranno accompagnati in un processo di riconoscimento e confronto con le proprie rappresentazioni interiori e con lo sguardo collettivo. Il dialogo fluido tra espressione individuale e contesto di gruppo permetterà di mettere in luce come il desiderio di essere parte della comunità possa intrecciarsi e armonizzarsi con i conflitti necessari alla costruzione di appartenenze autentiche.
Inizio
14:30
Fine
16:30
BOX 18
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 2
DOCENTI pierluca santoro igf
Coscienza di campo. Dall’appartenenza alla partecipazione: l’amore e la gentilezza come forma della comunità
“Appartenere significa essere parte di qualcosa, ma non necessariamente esserci”. Partecipare significa invece esserci, prendere parte con la propria presenza.” (Paolo Quattrini) Nel linguaggio della Gestalt, il desiderio di comunità non è un bisogno di fusione ma un movimento intenzionale della coscienza verso l’altro. Il workshop esplora la differenza tra appartenere — come condizione data — e partecipare, che è invece un atto di presenza cosciente, un gesto d’amore. L’amore, in questa prospettiva, è il nome psicologico di quella che nella tradizione buddhista è chiamata mettā, gentilezza amorevole: la capacità di riconoscere l’altro nella sua differenza e di volergli bene proprio lì, nel limite che ci separa e ci unisce. Non un’emozione sentimentale, ma una qualità della coscienza incarnata, che nasce dal contatto pieno con l’esperienza e dalla libertà di restare presenti. Nel campo terapeutico, questa dimensione si manifesta come gentilezza intenzionale: la postura del “terapeuta gentile”, che non è indulgente né accomodante, ma presente, accogliente e trasparente, capace di sostare nella tensione tra appartenenza e libertà. Un terapeuta che partecipa al campo senza appropriarsene, che si lascia toccare senza perdersi, e che riconosce nella cura un gesto di coscienza condivisa. La comunità nasce quando la coscienza incontra la gentilezza. Il terapeuta gentile non cura per appartenere, ma partecipa per amare.
Inizio
14:30
Fine
16:30
BOX 18
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 3
DOCENTI giuseppina (shobha) arturi igf
Intimità e solitudine
Stare insieme con un senso di intimità è un bisogno vitale. Insieme etimologicamente indica abitare lo stesso tempo. Lo spazio invece non è sovrapponibile: non possiamo occupare insieme lo stesso spazio. Come nella danza, abbiamo bisogno che ci sia distanza. Avvicinarsi all’altro non troppo, né troppo poco, è una scoperta continua. La vera intimità è frutto di un ‘artigianato alchemico’. È un processo continuo e trasformativo che si modula tra il bisogno di appartenenza e il desiderio di differenziazione. Fra l’avvicinarsi e il ritirarsi. Una buona relazione è contatto con una distanza. Con l’altro come con se stessi. E implica un apprezzamento della diversità irriducibile fra le parti in contatto. Coltivare intimità si nutre della capacità di sentirci separati dall’oggetto amato, soli, un percorso che inizia fin dalla nascita e dalla primissima relazione affettiva, quella con la madre. Questa solitudine non è deserto, ma terreno fertile dove apprezzare l’eco e la possibilità di ogni amore. E iniziare un nuovo passo di danza, verso sé, verso l’altro, all’infinito. Pratiche di meditazione, espressione corporea e danza affineranno la nostra capacità di percepire il mondo interno e di incontrare l’altro. Il corpo è protagonista meraviglioso: ne esploreremo la sensibilità con rispetto, ne scopriremo capacità inaspettate. La forza e la fragilità diventano gesti poetici, voce e parole che alludono all’invisibile fra me e te, allo spirito che nel corpo ha casa. Stare insieme diventa luogo spazioso e ampio, in cui trovare la propria unicità nella differenza.
Inizio
14:30
Fine
16:30
BOX 18
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 4
DOCENTI marco chimenti aspic
Gestalt, Mindfullness e Buddhismo: un dialogo tra psicoterapia e pratiche contemplative. Radici comuni, differenze e integrazioni nella pratica clinica
In un'epoca di crescente integrazione tra approcci psicoterapeutici occidentali e pratiche contemplative orientali, questo workshop si propone di esplorare le profonde connessioni e le significative distinzioni tra la Psicoterapia della Gestalt, la Mindfulness e il Buddhismo. Partendo dalle influenze dirette del pensiero Zen e Taoista su Fritz e Laura Perls, analizzeremo i punti di convergenza teorica e metodologica, come la centralità del "qui e ora", il primato della consapevolezza non giudicante e la visione olistica dell'essere umano. Allo stesso tempo, verranno delineate le differenze fondamentali in termini di contesto (terapeutico vs. spirituale), finalità (crescita personale vs. liberazione) e ruolo della relazione. L'obiettivo è fornire ai professionisti della Gestalt una mappa concettuale e strumenti pratici per un'integrazione consapevole, arricchendo la pratica clinica nel rispetto delle specificità di ogni approccio. Il workshop alternerà momenti di approfondimento teorico, supportati da fonti accademiche, ad alcune esperienze pratiche guidate, pensate per incarnare i concetti discussi e facilitare un apprendimento organismico. A conclusione di ogni esperienza sarà offerto ai partecipanti uno spazio per la rielaborazione del vissuto e dei contenuti esplorati in forma individuale e collettiva.
Inizio
14:30
Fine
16:30
BOX 18
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 5A
DOCENTI stefano rossi sinapsi
Dalla Psicoterapia della Gestalt tradizionale al campo interumano esteso, ovvero: dalle mappe alla realtà
Viene considerato il paradigma logico, dicotomico e concettuale, abitualmente adottato nel setting di psicoterapia della gestalt, ne vengono indicate le principali caratteristiche e le conseguenze più evidenti nella prassi clinica: l’adozione di costrutti (dentro/fuori, passato/presente, soggetto/oggetto, mente/corpo, apparenza/realtà, coscienza, esperienza, io, tu, sé, persona etc.) che, come una mappa, descrivono lo spazio-tempo e organizzano di conseguenza la dinamica di un setting individuale o relazionale.
Viene considerato un approccio paradigmatico alternativo, percettivo e immersivo, ne vengono indicate le principali caratteristiche e le conseguenze nella prassi: si tratta di un approccio immersivo all’esperienza co-generata in corso, cioè orientato dalla percezione di quanto arriva alla porta dei sensi, per cui artefatti cognitivi quali: coscienza, cognizione, persona, prima/dopo/adesso, io/tu, resistenza al contatto, pensiero, vanno ripensati, lasciando spazio a un approccio percettivo fine verso quanto espresso dai corpi del setting; un approccio spostato sull’esperienza del flusso del campo interumano esteso. Parte esperienziale - Vengono proposte due esperienze, una di setting tradizionale, l’altra di campo co-generato esteso.
Inizio
14:30
Fine
16:30
BOX 18
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 5B
DOCENTI filomena petrazzuolo igat
Rinascere dal morso: lo stigma femminile tra rito, corpo e consapevolezza Gestaltica
Lo stigma femminile, inscritto nei secoli nel corpo e nel linguaggio delle donne, continua a manifestarsi come una ferita collettiva che limita la possibilità di autodeterminazione, di libertà espressiva e di piena appartenenza a sé stesse. In molte culture mediterranee, le pratiche rituali tradizionali — come il tarantismo o le danze di guarigione — hanno rappresentato inconsapevoli forme di resistenza: spazi liminali in cui il corpo femminile, stigmatizzato come debole, folle o pericoloso, trovava invece un canale di trasformazione, liberazione e riconoscimento comunitario. All’interno di una prospettiva gestaltica, tali pratiche possono essere reinterpretate come processi esperienziali di awareness, in cui il contatto con il sentire corporeo e con l’emozione repressa diventa via di integrazione, crescita e riappropriazione di senso. La danza, il gesto e il ritmo diventano quindi strumenti terapeutici per restituire al corpo il suo valore di linguaggio primario, creativo e relazionale, capace di generare nuove possibilità di espressione.
Il percorso di emancipazione femminile, letto attraverso il dialogo tra tradizione e psicoterapia, si configura come un rito contemporaneo di rinascita: un cammino che conduce dal morso dello stigma alla pienezza della presenza, dall’adattamento passivo alla potenza dell’essere consapevolmente e liberamente donna.
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14:30
Fine
16:30
BOX 18
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 6
DOCENTI marco mazza ipge
C’è una sola comunità, quella umana e parla il poetese
Ogni sistema sociale ha bisogno di regole, di amministratori, di sistemi di gestione del potere. L’educazione ha lo scopo di favorire l’inserimento dell@ bambin@ nella società in cui vive. Ogni individuo deve imparare codici comportamentali, comunicativi e relazionali. Questo favorisce l’adattamento ai contesti sociali ma potrebbe non essere sufficiente perché come soggetto la persona si includa e si senta inclusa nella comunità umana. Quest’ultima è invisibile, non ha leader (non ne ha bisogno), si manifesta e si scioglie al ritmo del contatto e del ritiro, ha bisogno del respiro del corpo e si esprime con il linguaggio della poesia. Il workshop si soffermerà sul tema della posizione gestaltica, postura esistenziale, e di fatto corporea, necessaria al terapeuta per dirigere il proprio corpo e la propria mente verso il vuoto fertile. L’obiettivo del workshop è fare esperienza del cos’è e del come si raggiunge una posizione di vuoto da pensieri, copioni, abitudini di ogni tipo, persino obiettivi terapeutici per lasciare fluire immagini, intuizioni, suoni, in una parola poesia. Una poesia che sgorga dalla fonte del contatto, per questo ispirata e contagiosa. Ed è nel contagio poetico, ispirato e in contatto che si manifesta, qui ed ora, la comunità umana.
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14:30
Fine
16:30
BOX 18
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 7A
DOCENTI anna rita ravenna igf
Comunità e Gestalt Therapy
Umanità, parola polisemica. Può essere usata come sinonimo di ‘genere umano’ per distinguerla da altre esistenze mettendone in risalto caratteristiche e limiti costitutivi come ‘senso di umanità’ nella relazione con l’altro da sé, come insieme di sentimenti profondi di com-prensione, com-passione ed empatia generatori di cura e solidarietà. In una visione gestaltica queste due accezioni non sono separabili, come non sono separabili gli esseri umani in quanto vivono in assoluta interdipendenza tra loro e con la natura che li contiene. La vita in ‘comunità’ appartiene anche al regno animale e vegetale, ma in coloro che chiamiamo ‘esseri umani’ quali specificità, naturali e culturali, agevolano la creazione di ‘Comunità’ in cui la vita delle persone, pur nella loro sostanziale differenza, sia accomunata da valori e da legami affettivi condivisi nel senso più ampio del termine? Possiamo immaginare la parola come ponte tra le differenze, la parola che si fa dialogo insieme allo sguardo, al gesto e ad ogni altra forma di espressione della complessità del nostro mondo interno che si nutre del contatto con l’altro da noi. Ma la parola può essere usata in diversi modi ed acquisire sensi diversi anche in relazione all’obiettivo verso cui tende. Nel dialogo la parola si incarna nell’espressione di di sé nella relazione con l’altro in piena consapevolezza ed autonomia, trova il suo fondamento in sensazioni ed emozioni figlie di un complesso ascolto empatico. Quale adattamento, necessario e creativo al tempo stesso, permette al dialogo di creare e nutrire il senso di Comunità pur nel costante divenire della esistenza umana? Parliamone insieme.
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14:30
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19:00
BOX 18
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 7B
DOCENTI susanna iride meme sgt
Una sola moltitudine: dall’individuo alle sue appartenenze
Ogni persona è un universo in miniatura, una comunità vibrante di parI che si parlano, si sfidano, si aEraggono e si respingono, talvolta si amano, talvolta si oppongono. Dentro di noi convivono processi di creaIvità e di giudizio, di libertà e responsabilità, di curiosità e di paura. Come piccoli mondi in dialogo, queste parI si rifleEono nell’ambiente che ci circonda: ogni relazione, ogni contaEo, ogni gesto di sostegno o di rifiuto diventa uno specchio dei nostri territori interiori, seguendo il vecchio monito inciso sul tempio di Apollo, — Conosci te stesso. Il ws, tramite giochi ed esperienze sensoriali auto conosciIve, partecipate e co-create, vuole creare un filo tra l’unicità dell’individuo e la molteplicità delle sue appartenenze. Sarà esplorato il tema della collaborazione e della compeIzione per percepire i propri confini, riconoscerli e accoglierli, mentre contemporaneamente sperimentare la costruzione di legami, integrazioni e appartenenza. Differenziare e unire, disInguere e collegare: un processo alchemico in due movimenI, che scandisce il bagto della vita interiore e comunitaria. Leggere la propria idenItà come una “sola molItudine”, per citare Pessoa, significa accogliere le molteplici voci che ci abitano, pur restando fedeli al filo della nostra unicità. In questo senso, siamo allo stesso tempo “uno, nessuno e centomila”, come dice Pirandello. Siamo esseri in divenire, dinamici, in relazione con noi stessi e con ciò che ci circonda, aEraverso appartenenze, differenziazioni e legami, in una tensione creaIva verso sempre nuovi equilibri e armonie.
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BOX 18
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 8
DOCENTI antonio ferrara igat
La famiglia gestaltica
In questo workshop presenterò un modello di lavoro sulla famiglia da me elaborato, fondato sui principi della Gestalt e sull’idea che ogni membro del nucleo familiare influenzi profondamente l’altro, in un continuo scambio di energie, ruoli e significati. Il focus sarà posto sulla comprensione delle dinamiche relazionali che il gruppo familiare produce sul paziente, e sull’utilizzo di tecniche di integrazione, esperienze corporee e scambi guidati. Agirò sui comportamenti appresi nei primi anni di vita, considerandoli come incorporazioni esperienziali che restano attive nell’adulto, determinandone le modalità relazionali e percettive. La famiglia, osservata come fenomeno unitario e non come somma di individui, diventerà uno specchio vivente in cui potranno emergere la sua storia, le sue dinamiche nascoste, i legami affettivi e le reciproche influenze. Il paziente, attraverso il lavoro esperienziale, potrà riconoscere i propri condizionamenti, scegliere nuove possibilità di azione e trasformare la propria visione di sé e della famiglia. Il gruppo, coinvolto attivamente nel processo, fungerà da matrice trasformativa: la “nuova famiglia gestaltica” che si crea nel setting diventerà uno spazio di riorganizzazione e di apprendimento, favorendo cambiamenti concreti nella vita quotidiana.
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14:30
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16:30
BOX 18
DOVE Polo Didattico
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AULA 9
DOCENTI francesca piccolo iga
silvia savini iga
Scatti d’ombra: dialogo tra parti di sé
Il workshop propone, nell’ottica dell’approccio gestalt analitico, un’esperienza trasformativa che utilizza la fotografia come strumento di accesso all’inconscio e come occasione di esplorazione del sé. In questo contesto le immagini proposte non saranno soltanto rappresentazioni visive ma si trasformeranno in “immagini vive” capaci di favorire momenti di contatto con le profondità della psiche e di evocare simboli, archetipi e contenuti emotivi spesso rimossi o non integrati. Attraverso l’esperienza che prenderà corpo, sarà possibile confrontarsi con le dinamiche del conflitto che verrà inteso come opportunità di crescita e trasformazione e come possibilità di costruzione di un ponte tra il mondo interiore e quello delle relazioni esterne. A partire dal riconoscimento di tali dinamiche i partecipanti saranno incoraggiati a esplorare quegli aspetti dell’Ombra che alle volte spaventano e che vengono spesso rifiutati o proiettati sull’altro, diventando ostacoli nella relazione con sè e con l’ambiente. Obiettivo del workshop è quello di stimolare un nuovo e più creativo dialogo tra le polarità psichiche che emergeranno per ampliare la propria consapevolezza e sostenere il processo individuativo favorendo l’accoglienza e l’integrazione dell’Ombra.
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14:30
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BOX 18
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 10
DOCENTI davide di sarno sipgi
anna di leva sipgi
Paradosso della connessione: trovare lo spazio nel legame
Essere dentro o fuori, vicini o distanti, connessi o separati: ogni relazione nasce e si trasforma sul confine di contatto. Questo workshop invita a esplorare le forze che muovono il desiderio di appartenenza e la paura del distacco, attraverso un percorso che unisce mente, corpo e gioco. Tutti questi elementi sono uniti da un filo rosso: l’equilibrio. Un equilibrio sempre dinamico, raggiungibile solo attraverso la trasformazione di un intero sistema — di credenze, ma anche di struttura fisica e fisiologica — capace di modulare e di essere modulato. Il percorso proposto si articolerà in diversi inviti esperienziali intrecciando le prospettive delle neuroscienze e della play therapy per esplorare in modo concreto le dinamiche del desiderio di comunità, del conflitto e dell’appartenenza. Come ricorda una celebre espressione spirituale, “uscire da sé per trovare sé stessi”: un invito a stare nel mondo secondo il proprio desiderio, alla luce del continuo dialogo tra il dentro e il fuori di sé.
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14:30
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BOX 18
DOVE Polo Didattico
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AULA 11
DOCENTI paola dei cstg
L’immagine che parla. Arte e cinema con approccio Gestaltico
Nel linguaggio cinematografco, l'arte visiva assume un ruolo spesso silenzioso ma potentssimo. All'interno dei flm, la presenza di opere d'arte pitoriche, scultoree, architetoniche – non è mai neutrale: una singola immagine può aprire varchi emotvi, atvare, suggerire stat d'animo complessi e innescare rifessioni profonde. In questo intervento si esplorerà il cui l'arte, inserita nella narrazione cinematografca, diventa un dispositvo psicologico capace di evocare contenut inconsci, simbolici ed emozionali nello spetatore. Atraverso l'analisi di alcune opere d'arte e sequenze flmiche emblematche, si discuterà di come l'estetca visiva possa diventare strumento di risonanza afetva, fornendo materiale prezioso per la comprensione del mondo interno del personaggio e dello spetatore. Arte e cinema insieme, si confgurano così come un linguaggio capace di indagare l'esperienza umana nella sua complessità.
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BOX 18
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 12A
DOCENTI pietro bonanno cgv
Fare pace con la ferita amorosa
In questo workshop i partecipanti potranno contattare, attraverso la rievocazione di ricordi spiacevole della propria infanzia, il bambino ferito che vive dentro di noi potendo esplorare come il nostro essere al mondo sia condizionato dalla risposta “riparativa” al dolore infantile. La visione del mondo è di sé che il bambino si fa e le modalità, elaborate nell’infanzia, per sopravvivere al dolore costituiscono un modello rigido di pensiero, emozione e comportamento che caratterizza il proprio essere al mondo. Il tentativo di riscattare la propria storia infantile il presente si trasforma in uno scenario nel quale si ripropone costantemente l’antico dramma. Il passato non è riscattabile e solo accogliendo la propria storia e facendo pace con lei si sviluppa la possibilità di vivere pienamente il presente e la propria vita.
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BOX 18
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 12B
DOCENTI maria grazia basciano cgv
Lavorare con il teatro nella Gestalt Viva
Attraverso il teatro terapeutico gestaltico , in questa esperienza, si toccano vari aspetti di sé, o meglio, un andare verso sé, un riavvicinarsi a se stessi per poi avvicinarsi all' altro e comprendere il come lo facciamo.Le paure, le false credenze, il rapporto con la vergogna, il giudizio, il dolore, come aree tematiche dì lavoro
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14:30
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16:30
BOX 18
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 13
DOCENTI angela mammana aspic
Dall’Noi all’Io… all’Io & Noi. Giocando con l’improvvisazione teatrale
Un laboratorio esperienziale in cui riflettere e sperimentare attraverso l’u5lizzo di strumenti di improvvisazione teatrale (Johnstone, 2004, S5les, 2022). Tecnica espressiva in sintonia con la teoria della terapia della Gestalt in cui vi è la capacità di rispondere in modo spontaneo e attivo (Spagnuolo, 2007). Il focus si muoverà sull’integrazione tra l’Io e il Noi. I ricercatori Vittorio Gallese e Ugo Morelli (2024) affermano che la nostra individuazione avviene a partire da un contesto noi- centrico. Cioè nel sistema comunitario e di relazioni (per primo la famiglia) cresciamo e ci scopriamo definendo la nostra identità. In relazione ad un Noi sviluppiamo l’Io, ed è ritrovando chi siamo che possiamo stare in modo libero e autentico nel Noi (Mammana, 2025). Sentire l’appartenenza al Noi ci fa sperimentare un senso di inclusione, restituisce dignità e valore al sé, allo stesso tempo, questa appartenenza ci chiede un adattamento creativo (Svagito, 2007). Ogni individuo ha bisogno di esprimersi in una modalità libera e personale nonostante questa spinta possa essere energicamente depotenziata da esperienze passate traumatiche. Un percorso evolutivo in cui si definisce la propria identità può portare alla sperimentazione di nuove appartenenze in cui l’individualità può coesistere con il Noi sviluppando quella che Siegel (2005) chiama: identità integrata e generativa.
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14:30
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16:30
BOX 18
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 14A
DOCENTI chiara tonucci igro
L’immagine come mediatore artistico, strumento nella relazione terapeutica
I mediatori artistici attingono dall’area della creatività e permettono di accompagnare la persona verso l’espressione emotiva; nello spazio del laboratorio si farà esperienza
dell’utilizzo delle immagini come strumento per incontrarsi e incontrare l’altro, nella cornice della soggettività.
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14:30
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19:00
BOX 18
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 14B
DOCENTI andrea pintonello sgt
gioel pavan sgt
MAGA – Meno Assenza, Gestalticamente Assieme
Nella odierna proposta sociale di creare un modello polarizzato, che tende all’assoluto, c’è posto per un unico perfetto individuo e un’unica società ideale. Il contesto sociale porta a vissuti di assenza, isolamento e solitudine, di fronte ad una pressione di conformismo, senza sviluppare una appartenenza. La conflittualità diventa lo sfondo su cui ciascuno, per reattività o somiglianza, posiziona le proprie risposte, favorendo la creazione di polarità distanti tra loro. Si perde la possibilità della dinamicità e della flessibilità, sostenendo la rigidità e il dualismo tra giusto e sbagliato. I poli contrapposti assorbono l’energia nella conflittualità, togliendo il sostegno e la possibilità del contatto. Il dialogo autentico viene interrotto, perché ciascuno difende e cristallizza una posizione invece di restare nel flusso del contatto e delle possibilità di scambio. Il workshop propone un lavoro per co-costruire un sentire e una appartenenza condivise, per accogliere il mosaico di differenze individuali. Un lavoro per la comunità, che nella visione gestaltica evoca un luogo di appartenenza, un luogo da abitare, non una fusione di individui in uno stampo ideale. Un processo dinamico tra conflitto e dialogo, per sostenere un insieme di persone, capaci di incontrarsi pienamente, riconoscendo e accogliendo la propria e l’altrui alterità, concetto che lega profondamente Gestalt e fenomenologia, come fondamento della relazione autentica.
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17:00
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19:00
BOX 19
DOVE Centro Colombo
Via Cristoforo Colombo 116 Roma
AULA 5
DOCENTI efisio temporin igro
Lo spazio relazionale umano nello studio del terapeuta
L’importanza nella relazione terapeutica di un incontro professionale ed umano mette in evidenza i limiti e gli orrori del mondo digitale: dalla consultazione dell’intelligenza artificiale, all’autodiagnosi alla rinuncia dell’incontro con l’altro. Conduce il Dott. Efisio Temporin, Fondatore dell’Istituto Gestalt Romagna, Psicoterapeuta della Gestalt Fenomenologico Esistenziale
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17:00
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19:00
BOX 19
DOVE Centro Colombo
Via Cristoforo Colombo 116 Roma
AULA 6
DOCENTI sara ciabatti igf
Dialoghi con le fotografie della propria storia di vita
In questo workshop, la fotografia viene utilizzata come strumento di mediazione fenomenologica, con l’intento di fare contatto con le immagini di sé e di trasformare l’osservazione passiva in un dialogo attivo ed in continuo mutamento. Ai partecipanti è richiesto di portare 3 fotografie cartacee, scegliendole tra quelle con un particolare legame emotivo. Le immagini possono essere specchi dinamici, che permettono di riappropriarsi di alcune esperienze della propria storia, favorendo nuovi significati ed una visione più fluida ed integrata della propria identità attuale. L’immaginazione e l’incontro con l’Altro saranno gli strumenti per creare nuovi legami con la propria storia e con la responsabilità delle scelte passate, con uno sguardo che ha il sapore di gratitudine e di alleanza con sé stessǝ. La scelta dei tre scatti è l’inizio di un processo, in cui alcune parti di sé emergono da uno sfondo di ricordi, emozioni e relazioni. Esplorando come quelle immagini risuonano emotivamente nel "qui e ora", lavoreremo sulla consapevolezza sensoriale e sul vissuto corporeo che le foto evocano e trasformeremo le immagini con parole e colori, come forme artistiche di espressione di sé.
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17:00
Fine
19:00
BOX 19
DOVE Centro Colombo
Via Cristoforo Colombo 116 Roma
AULA 8
DOCENTI riccardo zerbetto cstg
Sogno e archetipi: il dreamwork in una prospettiva gestaltico-archetipa
Il workshop propone un’esplorazione del lavoro sul sogno come via privilegiata di accesso ai processi di integrazione della personalità, secondo una prospettiva gestaltico-archetipica.
A partire dal contributo di Freud, Jung e Perls, verrà approfondita la specificità dell’approccio gestaltico, che privilegia il piano esperienziale rispetto a quello interpretativo. Il sogno sarà considerato non come materiale da decifrare attraverso codici simbolici precostituiti, ma come espressione vivente di parti del Sé che chiedono riconoscimento, contatto e riappropriazione. Particolare attenzione sarà dedicata alla polarità tra unicità biografica e dimensione archetipica, tra vissuto individuale e matrici universali dell’esperienza umana. Attraverso momenti teorici, esemplificazioni cliniche e possibili attivazioni esperienziali, il workshop intende offrire ai partecipanti una cornice di lavoro sul sogno capace di coniugare consapevolezza, simbolizzazione e processo trasformativo.
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17:00
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19:00
BOX 20
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 1
DOCENTI oliviero rossi ipge
Il lavoro trigenerazionale in Gestalt
Nel lavoro clinico gestaltico il tema trigenerazionale apre uno spazio di ricerca che attraversa i legami tra nonni, genitori e figli. Non si tratta di interpretare genealogie o ricostruire alberi familiari, ma di portare alla luce, nel qui-e-ora, come ogni generazione abiti la relazione e plasmi il campo condiviso. Il workshop propone un percorso esperienziale in cui i partecipanti, attraverso giochi di ruolo, tecniche espressive e momenti di consapevolezza corporea, esploreranno le tensioni, le eredità e le risorse che attraversano le tre generazioni. L’obiettivo è far emergere figure implicite e gesti mancati, rendendo visibili modalità relazionali che spesso si ripetono in modo silenzioso. Il gruppo diventa così un laboratorio di esplorazione, dove conflitti e alleanze possono trasformarsi in opportunità di integrazione e crescita.
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17:00
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19:00
BOX 20
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 2
DOCENTI bianca lama igat
L’altro: uno specchio riflesso in parti di sé
Nello spazio di incontro tra l'lo e l'Altro nasce la relazione interpersonale. Al confine di contatto tra questi due mondi si generano dinamiche relazionali che rivelano un'opportunità di riflessione ed espansione della conoscenza di sé. Il dialogo interiore si arricchisce dello stimolo proveniente dal contatto con l’altro e nuovi elementi si aggiungono alla comprensione offrendo la possibilità di raggiungere profondità di esplorazione del proprio mondo interno. L’esperienza dell’Io in relazione all'Altro è caratterizzata da un vissuto di pensieri, emozioni, comportamenti; una trama relazionale che si muove tra le polarità percettive della piacevolezza e della spiacevolezza. In questo ambito emergono sentimenti diversi di gradienti emozionali differenti in un movimento che va tra le due polarità d’attrazione e d’avversione. Possiamo osservare come parti proprie, rifiutate o negate, bisogni non riconosciuti o non soddisfatti abitino l’avversione. L'obiettivo di questo workshop è quello di esplorare, attraverso un lavoro di coppia, utilizzando lo sfondo del gruppo, le posizioni individuali e gli aspetti proiettivi nel qui ed ora della relazione onde favorire il riconoscimento e l’interazione, l’esplorazione e l’integrazione di quelle parti di sé riflesse nell’altro.
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17:00
Fine
19:00
BOX 20
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 3
DOCENTI santina pierro igat
IO Adolescente
L'adolescenza è una fase critica dello sviluppo umano, caratterizzata da profondi cambiamenti fisici, emotivi e sociali. Il lavoro con l’adolescente è un viaggio continuo tra l'essere grandi e l'essere piccoli. L'Analisi transazionale parla di una continua negoziazione tra gli Stati dell'Io Genitore, Adulto e Bambino. Entrare nel mondo dell'adolescente significa entrare in un mondo pieno di possibilità, ma soprattutto di ambivalenze che oscillano tra il desiderio di indipendenza e il bisogno di una guida credibile e di un supporto concreto. La terapia della Gestalt offre la possibilità di aiutare gli adolescenti a diventare più consapevoli delle proprie sensazioni corporee, emozioni e bisogni, promuovendo una maggiore autenticità e contatto con se stessi e gli altri nel qui ed ora. Secondo la teoria della Gestalt, l'adolescente è impegnato in un processo di "formazione della figura" e "sfondo", cercando di dare senso al proprio mondo interno ed esterno. Il lavoro proposto diventa un'esperienza di contatto con queste ambivalenze e un incontro con il nostro Adolescente, al fine di aprire consapevolezze e fornire strumenti di intervento quando si lavora con gli adolescenti al fine di guidarli lungo un viaggio più armoniosa e consapevole.
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17:00
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19:00
BOX 20
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 4
DOCENTI silvio oliva igf
Sulle ali di cupido: andata e ritorno per ritrovarsi
Fin dalla nascita abbiamo a disposizione tutta una serie di risorse che col tempo, e via via che si struttura il carattere, disimpariamo a utilizzare, talvolta quasi dimenticandoci di averle. Questa specie di amputazione ha conseguenze in tutti gli ambiti relazionali della vita, nelle storie d’amore come nei conflitti. In questo laboratorio faremo un viaggio a ritroso nel tempo, passando dalla prima età adulta, all’adolescenza fino ad arrivare all’infanzia, per scoprire il filo rosso che lega il nostro modo di stare al mondo, il nostro modo di occuparci dei conflitti, con tutte le sue disfunzioni caratteriali, per poi tornare indietro e riabbracciarci in una nuova modalità che ci permetta di vivere in maniera più fluida e ricca. Scopriremo (o riscopriremo) tutta l’energia erotica un tempo così disponibile, e impareremo a utilizzarla in tutte le situazioni della vita, distinguendo le risorse del carattere dai suoi limiti e riportandoci indietro un nuovo cuore e nuovi occhi per tendere con maggiore frequenza a due delle cose fondamentali della vita: amare e ridere.
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17:00
Fine
19:00
BOX 20
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 5A
DOCENTI giulia angius sinapsi
marta micchela demontis sinapsi
La rivoluzione incompiuta del Sé: riscrivere la normalità attraverso la saggezza del corpo
Il concetto di “normalità”, agisce spesso come un meccanismo di omologazione che esclude, giudica e frammenta l'esperienza individuale, inibendo il pieno dispiegarsi del Sé. Questo workshop si propone di decostruire la fallacia di una norma prescrittiva, esplorando la diversità e l'unicità come l'autentica forza creativa dell'esistenza umana. Attraverso la lente della Psicoterapia della Gestalt, il corpo viene esplorato non come un oggetto da conformare, ma come il campo fenomenologico primario e la mappa vivente del Sé incompiuto, in costante contatto con l'ambiente. I partecipanti saranno guidati in un percorso esperienziale volto a dare voce e presenza alle "parti" del corpo e del Sé percepite come "non-conformi" o "errate" rispetto alla norma imposta. L'approccio sarà pratico, con esercizi di consapevolezza corporea, esperimenti gestaltici e momenti di condivisione in setting, focalizzati sul ciclo di contatto e sul lavoro con la polarità. L'obiettivo è ri- appropriarsi di queste parti uniche, riconoscerne la potenza espressiva e integrarle nella propria figura, trasformando il giudizio in accettazione radicale e l'esclusione in una più completa esperienza di Sé e di autentica presenza nel mondo. Il workshop intende stimolare una riflessione sul ruolo della terapia nel facilitare l’emersione del Sé rivoluzionario, quello che si manifesta pienamente nella sua irripetibile differenza.
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17:00
Fine
19:00
BOX 20
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 5B
DOCENTI vittoria la costa iga
Il ritmo del respiro e della pulsazione per trovare un proprio spazio nel mondo, verso l’affermazione dei sé
Andando all’interno del mio centro più profondo, tutte le parti di me trovano una relazione. Faccio esperienza dell’avere un supporto interno e delle linee vitali di connessione attraverso cui pulso e irradio luminosità con la mia energia interna. Posso allontanarmi dal mio centro, perché so che posso ritornare. Sono centrato, supportato dal mio nucleo interno (Hackney, 2002). Il ritmo della pulsazione è alla base della vita e fonte di ogni esperienza. Partendo dal respiro, esploreremo le diverse connessioni tra il centro e la periferia del corpo, uno dei primi schemi motori di base presenti in natura e nell’essere umano. Prima di arrivare a muoversi, bisogna sperimentare come tutte le parti del corpo siano connesse tra loro e come si muovano attraversando una zona centrale, che è il cuore del movimento e il suo supporto. Da qui proseguiremo attraverso gli schemi motori che sottostanno alla percezione della nostra verticalità, verso il radicamento e il potersi affermare in maniera assertiva, modulando le nostre modalità di impatto nel mondo a seconda del momento e del contesto in cui ci troviamo. Il workshop avrà carattere esperienziale. Verranno proposte suggestioni di movimento dove i partecipanti potranno sperimentare le diverse modalità di espansione e condensazione del proprio corpo in relazione a se stessi, all’altro e allo spazio circostante. Verranno inoltre esplorati gli aspetti dinamici dell’equilibrio e della flessibilità che nasce dalla centratura su di sé, distinguendo le caratteristiche della fermezza da quelle della rigidità, attraverso la percezione del flusso del respiro e delle diverse modalità di attivazione muscolare. Lasciar posare e lasciare andare, radicarsi e potersi sbilanciare, andare verso l’altro dove lui è sapendo di poter ritornare a sé.
Inizio
17:00
Fine
19:00
BOX 20
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 6
DOCENTI gianluigi passaro iga
Il disegno narrativo condiviso in Gestalt Analitica
Il workshop approfondirà il gioco terapeutico del Disegno Narrativo Condiviso (DNC), frutto di un lavoro decennale dedicato alla creazione e al perfezionamento di una tecnica di disegno e di narrazione condivisa in terapia da pazienti e psicoterapeuta.
Il Disegno Narrativo Condiviso è un gioco terapeutico che attinge al vasto patrimonio di conoscenze teoriche e metodologiche offerto dalla psicoanalisi, dalla Gestalt Analitica, dalla psicologia analitica, dal mito, dalla fiaba e dall’arte. In particolare, il DNC si ispira in ambito psicodinamico allo scarabocchio di Winnicott e in ambito artistico-letterario al gioco surrealista dei cadaveri squisiti. In entrambe queste tecniche di gioco i partecipanti, a turno, creano e disegnano, nel qui e ora, una storia che emerge progressivamente sul foglio quale frutto vivo dell'inconscio dei narratori. L’idea più importante del DNC è presentare la coppia terapeutica al lavoro assieme e contemporaneamente: non sarà soltanto il paziente a disegnare e a raccontare mentre il terapeuta osserva e ascolta; la coppia terapeutica disegna e colora insieme, e insieme lascia emergere una storia grazie alla quale si potrà avvicinare il mondo intimo del paziente, la sua «fiaba interiore», per cercare le risorse che accompagneranno il cambiamento possibile. Il workshop consisterà nell’introdurre ai partecipanti la tecnica del Disegno Narrativo Condiviso e nel condurli in un’esperienza di disegno e immaginazione individuale e in gruppo. Il gruppo creerà insieme e contemporaneamente un disegno (un DNC), che avrà la possibilità di rappresentarne l’essenza e il tema dominante, per poi concedere a ciascuno dei partecipanti di far emergere una propria immaginazione che potrà essere condivisa e accolta.
Inizio
17:00
Fine
19:00
BOX 20
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 7A
DOCENTI francesca piccolo iga
silvia savini iga
Fiabe in dialogo: dal conflitto all’accoglienza
Sin dai tempi antichi le fiabe rappresentano un mezzo di comunicazione e di trasmissione di valori, un mezzo educativo ed uno strumento importante nel processo evolutivo. Con le loro immagini e i loro simboli offrono una via di accesso all’inconscio collettivo. Attraverso il racconto di prove, incontri, paure e trasformazioni dialogano con l’anima favorendo la consapevolezza emotiva e consentendo di avvicinarsi alla propria Ombra, a quelle parti di sé che spesso sono temute e/o rifiutate. Mettono in relazione le polarità che abitano la nostra psiche favorendo processi di riflessione, introspezione e incoraggiando l’integrazione tra queste parti. In una cornice gestaltico analitica, il linguaggio simbolico della fiaba ci consentirà di esplorare i temi del conflitto, dell’accoglienza e del dialogo. Attraverso la narrazione archetipica che la fiaba offre, i partecipanti potranno entrare in contatto con il proprio mondo interiore, riconoscere le proprie polarità, accogliere le parti rifiutate e sperimentare nuove forme di dialogo. Nello spazio creativo di questo workshop le fiabe diventano dunque l’occasione per mettersi in gioco e continuare il proprio processo di consapevolezza e di crescita.
Inizio
17:00
Fine
19:00
BOX 20
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 9
DOCENTI maddalena micheli iga
maria lettieri iga
La resilienza come trasformazione in Gestalt Analitica: dall’epigenetica, alla neuroplasticità, alla pratica clinica
Lo scopo di questo workshop teorico-esperienziale è promuovere una riflessione critica ed empiricamente fondata sul tema della resilienza, qui proposta non come mero ritorno alla condizione precedente un evento avverso, ma come possibilità di trasformazione, cambiamento e rinascita. In tal senso, nella psicoterapia gestaltico analitica esiste la consapevolezza che le difficoltà e le esperienze traumatiche hanno insito in potenza un trampolino di lancio verso la realizzazione di nuovi ponti su cui scorre e prende forma il sano flusso dell’esperienza, un reale e duraturo adattamento a lungo termine. Attraverso una rassegna delle principali ricerche sull’epigenetica e la neuroplasticità, vedremo come la crisi del vecchio paradigma della “genetica come destino” offre oggi un terreno fertile a preziose riflessioni sul ruolo riparativo delle relazioni significative, in particolar modo della relazione terapeutica, e di un sano rapporto con l’ambiente naturale, come testimoniata dalla neo nascente terapia forestale. Concluderemo il workshop con un’esperienza sensoriale a tutto tondo, prendendo in prestito i principi cardine della terapia forestale per costruire insieme una “valigia della resilienza” personale ed unica.
Inizio
17:00
Fine
19:00
BOX 20
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 13
DOCENTI veronica rosa aspic
Integrazione clinica e metodologia tra Gestalt Therapy e Internal Familiy Sistem (IFS)
Il workshop si inscrive in un contesto più ampio di riflessione e condivisione: quello di un convegno che vuole assumere uno spazio fisico e simbolico, un luogo di scambio teorico, esperienziale, emotivo, in cui la pratica della Gestalt contribuisca alla creazione di un campo comune consapevole e inclusivo. Attraverso il confronto tra professionisti della psicoterapia, allievi, studiosi e chi lavora nelle relazioni di sostegno, indagheremo tematiche come il sentimento di far parte di qualcosa, la risoluzione innovativa dei contrasti interpersonali e le potenzialità di cambiamento che emergono dal rapporto con gli altri. Questa visione di campo, elemento fondamentale nella teoria gestaltica, si collega ampiamente all'approccio sistemico dell'IFS (Internal Family System), dove il lavoro terapeutico consiste nel costruire uno spazio interiore protetto dove le varie “parti” possono confrontarsi, comunicare e evolversi. Il convegno ci invita a riflettere su come "esserci" oggi nel mondo, nella cura e nella comunità. Questa domanda esistenziale—profondamente gestaltica nel suo ancoraggio al "qui e ora" dell'essere-nel-mondo—si intreccia con la questione dell'IFS sulla leadership del Self: come possiamo essere pienamente presenti, compassionevoli e autentici, sia nel nostro sistema interno che nel sistema più ampio delle relazioni umane? Tema centrale del workshop sarà la considerazione delle modalità del nostro "essere presenti" nel contesto attuale, nella pratica terapeutica e nella collettività. Questo interrogativo esistenziale—tipicamente gestaltico per il suo radicamento nel presente dell'esistere-nel-mondo—si connette con il tema dell'IFS riguardo la guida del Sé: in che modo possiamo manifestarci completamente presenti, empatici e genuini, tanto nel nostro universo interiore quanto nel network più esteso dei rapporti umani?
L'integrazione tra Gestalt Terapia e Internal Family Systems (IFS) rappresenta una sintesi innovativa di due approcci psicoterapeutici che condividono una visione fondamentale: la molteplicità del sé e la necessità di integrazione per la guarigione. La Gestalt Terapia, fondata sulla consapevolezza nel qui e ora e sul lavoro con le polarità , e l'IFS, con il suo modello esplicito di parti (Manager, Esiliati e Pompieri) organizzate attorno a un Self compassionevole, offrono framework complementari per comprendere e trattare la frammentazione psicologica. Le convergenze principali includono: il riconoscimento della molteplicità intrinseca dell'esperienza umana; la visione dei sintomi come adattamenti creativi e protettivi piuttosto che patologie; l'enfasi sulla presenza e consapevolezza; e l'obiettivo terapeutico di integrazione anziché eliminazione. Il concetto di "contatto pieno" nella Gestalt corrisponde all'emergenza del Self-leadership nell'IFS, mentre le interruzioni del contatto possono essere comprese come manifestazioni di parti protettive. L'integrazione clinica permette di arricchire le tecniche gestaltiche—come il dialogo tra polarità e gli esperimenti esperienziali, con la mappa sistemica dell'IFS, che identifica i ruoli e le dinamiche tra le parti. Viceversa, l'IFS beneficia dell'ancoraggio corporeo e relazionale della Gestalt, rendendo il lavoro con le parti più incarnato e trasformativo. Questa sintesi è particolarmente efficace nel trattamento del trauma complesso, dove la frammentazione richiede sia comprensione sistemica che interventi esperienziali. Il modello integrato offre ai clinici un approccio simultaneamente sistematico e spontaneo, cognitivo ed esperienziale, che rispetta le difese protettive mentre facilita l'accesso compassionevole alle parti ferite, promuovendo maggiore coesione interna, auto-compassione e capacità di contatto autentico.
Durante il workshop saranno svolte attività esperenziali sui temi di integrazione sopraesposti.
Inizio
17:00
Fine
19:00
BOX 20
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 14A
DOCENTI silvia menghi igro
Incontrare sé stessi fra le righe
Laboratorio esperienziale nella terra di confine tra analogico e digitale, dove sperimentare l’utilizzo della parola scritta come mediatore all’interno della relazione terapeutica.

17 Maggio 2026

10

Sezione
Inizio
09:00
Fine
13:30
BOX 0
DOVE Teatro Italia
Via Bari, 18 Roma
AULA Auditorium
DOCENTI
Plenaria di chiusura
TEATRO ITALIA, VIA BARI, 18, 00161 ROMA RM

09.00-10.00 COMMENTO SEMIPLENARIE CON I DIRETTORI
10.00-11.00 RELAZIONE SULLA RICERCA FISIG
PRESENTAZIONE SGI SOCIETA’ SCIENTIFICA ITALIANA GESTAT
11.00-11.30 PAUSA
11.30-12.30 COMMENTO SEMIPLENARIE CON I DIRETTORI
12.30-13.00 CHIUSURA