Tutte le docenze di: Eleonora Iampieri

Sabato 16

8

Sezione

Inizio
14:30
Fine
16:30
BOX 17
DOVE Centro Colombo
Via Cristoforo Colombo 116 Roma
AULA 5
DOCENTI eleonora iampieri igf
Le mie prigioni: un percorso dalle "gabbie" esteriori a quelle interiori
"Prigioniero dietro le sbarre, non mi leveranno mai la libertà poiché non esistono manette per la mia mente che evade ed evaderà sempre desiosa di libertà..." Alessio Patacchiola.
Queste parole, nate tra le mura della Casa di Reclusione di Rebibbia, aprono un interrogativo profondo: sono davvero, e solo, le persone detenute ad essere in una condizione di prigionia, o possiamo esserlo anche noi, che conduciamo le nostre vite fuori dalle mura del carcere? Noi, individui esteriormente liberi, siamo davvero certi di non essere abitati da invisibili “carcerieri” interiori, che segretamente ci rinchiudono in “gabbie” senza sbarre? Questo workshop ci invita a osservare il mondo penitenziario come uno specchio delle nostre prigioni interiori, esplorando come le dinamiche esterne riflettano conflitti, blocchi e catene invisibili dentro di noi.
A partire dalla mia lunga esperienza nel campo penitenziario e dalle voci dei partecipanti al gruppo “Libera Espressione”, da me condotto in una Casa Circondariale italiana, analizzeremo i contrasti del sistema carcerario: le calde e intense luci dell'umanità e dell'opera di reinserimento sociale e le ombre dell' “Istituzione Totale” (Goffman), con i suoi meccanismi depersonalizzanti e liberticidi. Ispirandoci al volto più oscuro del carcere, in un continuo passaggio tra il fuori e il dentro, tratteggeremo i contorni delle nostre prigioni interiori, con le loro sbarre e mura apparantemente invalicabili, e delineeremo poi le fattezze dei nostri “carcerieri”, le polarità che ostacolano il fluire della nostra vita e ci detengono in luoghi esistenziali angusti e ristretti. Come culmine di un viaggio tra il tangibile e l'invisibile, ricercheremo nell'ombra le agognate chiavi delle nostre “gabbie” interne per aprire nuovi e luminosi orizzonti di libertà. Ogni partecipante è invitato a portare un oggetto simbolico, anche autoprodotto (una maschera, un cappello, un indumento, la stampa di un'immagine) che rappresenti il proprio “carceriere” interno per un'esperienza immersiva e trasformativa nel solco della Gestalt.