Tutte le docenze di: Diletta Saltara

Venerdì 15

5

Sezione

Inizio
17:00
Fine
19:00
BOX 10
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 4
DOCENTI diletta saltara igf
Sedie vuote, corpi pieni. Presenza espressione e appartenenza. Integrazione tra pratiche corporee e Psicoterapia della Gestalt.
Questo workshop nasce ponendosi alcune domande ispirate dalle tematiche del congresso: cosa significa oggi appartenere? Come restare in relazione senza perdersi? Di cosa ho bisogno per esserci, in una società frammentata e in continuo mutamento? Che “sapore” ha la mia presenza e quella dell’altro? La proposta è una pratica terapeutica di gruppo in corso di sviluppo, centrata sul dialogo tra le parti del Sé attraverso il corpo e il movimento. Il conflitto è inteso come tensione dell’esperienza che si manifesta nel sentire e chiede di essere attraversata prima di essere pensata (Quattrini, 2013). Uno spazio in cui il corpo diventa via di accesso a un’esperienza più autentica di sé e dell’altro, coltivando presenza, ascolto e capacità di abitare la complessità delle relazioni contemporanee. In questo tempo segnato da frammentazione, polarizzazione e solitudine relazionale, questa pratica terapeutica invita a spostare l’attenzione dal piano cognitivo a quello esperienziale. È nel corpo — nel movimento, nel ritmo, nell’appoggio — che le parti del Sé si rendono presenti e differenziabili; è lì che il conflitto prende forma e può trasformarsi. Le polarità si rendono visibili, chiedono ascolto, cercano forma. Restare, sentire, differenziarsi: da qui può nascere un dialogo. Il lavoro corporeo in movimento spontaneo apre uno spazio in cui presenza ed espressione possono emergere prima della parola. Nell’incontro, qualcosa si muove: avvicinarsi, sostare, lasciarsi incontrare e restare in contatto senza perdersi. Il gruppo facilita e contiene. Un lavoro che integra pratiche corporee con l’approccio gestaltico fenomenologico - esistenziale. Ri-trovare risorse per stare con sé stessi e aprirsi all’altro lasciando emergere una possibilità di appartenenza. La parola arriva in un secondo tempo come possibilità di dare forma e chiudere l’esperienza aprendo a nuove modalità di stare in relazione.