Nel linguaggio comune il divertimento è associato allo svago e alla distrazione. Nella prospettiva clinica di Paolo Quattrini, invece, il divertimento può essere inteso nel suo senso etimologico: di- vertere, cambiare direzione. Non evasione dalla realtà, ma scarto creativo rispetto a una configurazione irrigidita dell’esperienza. Quando il campo terapeutico si fa eccessivamente serioso, pesante, saturo di intenzionalità correttiva, qualcosa si chiude. Il divertimento, inteso come possibilità di gioco, sorpresa e movimento inatteso, riapre il processo. Non banalizza il dolore, ma lo rende attraversabile. Non nega la fatica, ma la rende sostenibile. Questo workshop propone un’esplorazione esperienziale del divertimento come funzione clinica ponendo l’attenzione su: come e quando il proprio stile terapeutico si irrigidisce; come il divertimento possa introdurre variazione nel campo; la differenza tra ironia difensiva e gioco trasformativo; il rischio di perdere autorevolezza e la possibilità di ritrovarla in un’altra forma. Un tentativo di restituire al divertimento una dignità teorica e clinica: non come ornamento del lavoro terapeutico, ma come funzione vitale del processo di cambiamento proposto dal terapeuta.