Tutte le docenze di: Vincenzo Andaloro

Venerdì 15

2

Sezione

Inizio
09:00
Fine
13:30
BOX 2
DOVE Centro Colombo
Via Cristoforo Colombo 116 Roma
AULA 5
DOCENTI vincenzo andaloro iga
rebecca autorino iga
giulia compagnone iga
giorgia iannarelli iga
laura mangiagli iga
francesca piccolo iga
rosa spennato iga
brunella speranza iga
Il lutto fra la sedia vuota e la sedia piena in Gestalt Analitica
In questi anni, il gruppo di lavoro AIGA (Associazione Italiana Gestalt Analitica) “Sedia Piena e Sedia Vuota”, attraverso i workshop dei convegni FISIG (Catania e Lecce) e FIAP (Castel Gandolfo), ha presentato la sperimentazione dell’utilizzo della Sedia Piena con l’obiettivo di ricostruire la trama affettiva della Storia familiare del/la paziente, riscuotendo interesse tra i colleghi. Questo strumento è nato dall’intuizione della collega Valeria Basile che ha integrato la tecnica Gestaltica della sedia vuota con le teorie di Lacan e Bion nella propria esperienza clinica. La Sedia Piena, che è stata progressivamente approfondita attraverso l’applicazione all’interno dei setting terapeutici dei membri del Gruppo di Lavoro e nei seminari AIGA, ha messo in luca la definizione della “consegna” iniziale e un decalogo di parole chiave dedotte della stessa esperienza, estendendo il suo utilizzo della Storia Familiare ai diversi temi esistenziali. Oggi desideriamo coinvolgere i partecipanti in un’esperienziale, condividendo le nostre riflessioni sul lavoro con il lutto e illustrando l’impiego della Sedia Piena e Vuota mediante vignette cliniche, rivelatrici delle difficoltà contemporanee nel confronto con il lutto e con l’assenza.

Inizio
14:30
Fine
19:00
BOX 8
DOVE Polo Didattico
Piazza Oderico da Pordenone, 3 Roma
AULA 8
DOCENTI vincenzo andaloro iga
Attraverso la maschera
Un workshop in cui viene realizzata la propria maschera attraverso l'uso dei colori su una base di carta. In arte terapia la maschera è un opportunità per dare forma e consapevolezza a ciò che è celato, come strumento semistrutturato favorisce la proiezione di tematiche personali all'interno della cornice rappresentata dal volto umano. La maschera rivela nel gruppo la sua identità attraverso il nome e col gruppo dialoga, diviene viva lasciando la dimensione oggettuale, acquisisce profondità, anima, porta una storia.
La maschera narra la sua storia, lo fa a modo suo, sceglie, rivela ciò che vuole. All'interno della cornice gruppale dare identità alla maschera diviene rito. Si mette in gioco, nel collettivo del gruppo, nel rispetto del confine personale, attraverso una esposizione sicura, libera da giudizio.
La storia è della maschera, non di chi l'ha creata, per permettere allo spazio finzionale di essere pienamente creativo. All'interno del contenitore ludico la maschera con la sua moltitudine di figure trasgredisce il senso di un identità nota, strutturata, per acquisire una qualità fluida e una dimensione narrativa. Il gruppo in cerchio, fa da testimone, accoglie con cura. La maschera, citando Bruno Callieri (2001), sta lì come cosa fenomelogica per eccellenza, polivalente, irriducibile, univoca. La maschera è tramite fra dentro e fuori, conscio e inconscio, celato e rivelato, è uno dei modi in cui l'uomo ha espresso un emergere archetipico creando una lingua e un contatto con l'insondabile. Promuove un processo dialogico inesauribile nel suo essere ricerca e necessità umana.